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Le cinque hi-tech d’oro
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Le cinque hi-tech d’oro

di Chris Dieterich e Sarah Krouse - traduzione di Giorgia Crespi
Milano Finanza - Numero 113 pag. 35 del 10/06/2017

A Facebook, Amazon, Apple, Alphabet e Microsoft si deve il 41% dell’avanzamento nella capitalizzazione dello S&P 500 quest’anno. Per alcuni gestori hanno corso troppo, ma il futuro è in mano loro

È uno degli investimenti meno creativi dell’anno, ma pur sempre tra i più redditizi. Molti stock picker, che hanno battuto il mercato nei primi mesi dell’anno, devono ringraziare cinque delle più note aziende tecnologiche: Facebook, Amazon, Apple, Alphabet e Microsoft. Ai cinque titoli è dovuto il 41% della crescita della capitalizzazione di mercato dello S&P 500 di quest’anno. Tra i 101 fondi azionari statunitensi a gestione attiva che hanno messo a segno le migliori performance, quest’anno 84 riportano due o più di questi nomi nella top five delle partecipazioni (dati Morningstar).

Per definizione, i fondi più performanti selezionano le azioni più performanti. Per quanto in passato avessero già avuto consistenti posizioni nei giganti tecnologici, ciò che è insolito nel 2017 è che i big stanno facendo particolarmente bene; il che significa che gli investitori devono inserire un maggior numero di grandi puntate per battere i benchmark. Il guadagno medio dei prezzi dei 10 maggiori titoli statunitensi dello S&P 500 è stato del 12% nei primi cinque mesi di quest’anno, secondo WSJ Market Data Group, il secondo migliore risultato negli ultimi due decenni. Quest’anno il comparto tecnologico ha guadagnato il 20% fino a maggio rispetto all’avanzamento del 7,7% dell’indice.

 
Tuttavia la resa ha inquietato alcuni investitori, preoccupati per il fatto che le quotazioni siano salite troppo e troppo in fretta, ma riluttanti a ridurre le posizioni dei più solidi interpreti del mercato. Quest’anno Facebook, Apple e Amazon hanno segnato un rialzo di almeno il 32% fino a maggio; Alphabet è aumentato del 25%, mentre Microsoft ha registrato un 12%. Da un’indagine su quasi 200 gestori di fondi condotta il mese scorso da Bank of America Merrill Lynch emerge che i gestori ritengono il Nasdaq Composite «la piazza di scambio più affollata» al mondo.

«Questi titoli sono saliti del 30%, stanno diventando costosi? Sì», ha detto Michael Lippert del Baron Opportunity Fund, titolare di ingenti posizioni di Amazon, Alphabet, Facebook e Netflix, che quest’anno ha segnato una crescita del 29% fino a martedì. «Ma immaginiamo: che altro vorremmo avere tra cinque anni?»

 
L’inebriante rally dei titoli tech ricorda in qualche modo la bolla delle dot-com di fine anni ‘90, quando la promessa della rivoluzione dell’informazione si tradusse in un trend rialzista che in ultima analisi implose. Come ora, i gestori subivano la pressione a piazzare importanti puntate nel settore tecnologico per tenere il passo. A sentire questi ultimi, una differenza rispetto ad allora è che player quali Amazon e Alphabet sono più profondamente intrecciati con la vita quotidiana di milioni di clienti, godono di più di un vantaggio sulla concorrenza e si stanno espandendo in diversi settori.

«La realtà è che ora sono relativamente pochi i vincitori nell’economia statunitense», ha commentato Justin White, responsabile del fondo New America Growth di T. Rowe Price, in rialzo del 21% quest’anno (dati Morningstar) e con un’importante esposizione a Amazon e Facebook. L’impulso dei colossi tecnologici sta aiutando gli stock picker a portare a casa uno dei migliori inizi di anno dalla fine della crisi finanziaria. Quasi la metà dei fondi statunitensi a gestione attiva, circa il 49%, ha battuto il benchmark a maggio. Ed è la percentuale più elevata a sovraperformare in questo periodo dal 2009, quando si trattava del 56%. Le aziende che cercano di battere il mercato hanno affrontato pressioni negli ultimi anni dai fondi che mirano a simulare le prestazioni di indici di mercato più ampi, spesso a costi molto inferiori. Il fondo azionario large cap con la migliore performance di quest’anno secondo Morningstar è lo Zevenbergen Genea Fund da 4,7 milioni di dollari, in rialzo del 40% fino a martedì. A fine marzo Amazon da solo rappresentava quasi il 10% delle posizioni del portafoglio. Lanciato nel 2015, è una novità per Zevenbergen Capital Investments, gestore di asset da 2,15 miliardi di dollari basato a Seattle focalizzato sulle azioni in crescita da tre decenni. «Le aziende forti continuano a diventare più forti. Questo tema non cambierà presto», ha sintetizzato Anthony Zackery, gestore di Zevenbergen. «Le recenti prestazioni sono una manifestazione della portata che queste aziende hanno costruito negli ultimi anni».

Alcuni gestori guardano con circospezione la rapidità dell’accelerazione dei titoli tech. White ha fatto sapere di aver moderato alcuni investimenti nel comparto visti i forti rialzi di quest’anno. Tuttavia è riluttante a essere meno presente nel settore rispetto al benchmark del fondo perché vede ancora del potenziale per ulteriori guadagni.


Quest’anno la crescita dei giganti tech è «ovviamente insostenibile», ha sottolineato Gavin Baker, responsabile dei 15,1 miliardi di dollari di Fidelity OTC Portfolio, ricordando che il gruppo è stato colpito duramente a fine 2016 e creando così un livello di partenza particolarmente basso. Baker, il cui fondo è salito del 25% fino a oggi, ha classificato Google, Amazon e Facebook come aziende di intelligenza artificiale prevedendo che si espanderanno nei prossimi cinque o sette anni.

Facendo i dovuti confronti, le azioni hanno spazio per correre. Stando a S&P Dow Jones Indices, i titoli tech ricoprivano una porzione ancora maggiore dello S&P 500 nel 2000, rappresentando il 34,5% dell’indice rispetto al 23% odierno. E le valutazioni erano più alte. Il prezzo medio delle azioni trattava a 19 volte gli utili attesi dagli analisti nel corso del prossimo anno (dati FactSet), al di sopra del rapporto p/e dell’indice S&P 500 di 17,7 ma ben al di sotto del p/e di 53,4 a cui il settore tecnologico scambiava nel marzo 2000.

Secondo gli stock picker, una delle maggiori minacce che Google, Amazon e Facebook potrebbero trovarsi a fronteggiare sono le nuove normative in materia di privacy online e raccolta e sfruttamento dei dati sui clienti. In aggiunta, gli investitori affermano che, nonostante i timori in ambito di antitrust siano un rischio, specialmente in Europa, non c’è modo di prevedere le tempistiche o l’impatto. Inoltre, durante il processo di espansione questi soggetti concorreranno reciprocamente mentre i loro modelli di business proliferano in nuovi e sovrapposti settori. Ma il rovescio della medaglia, secondo alcuni, è il dominio stesso. Lippert ha pronosticato: «Avremo un mondo in cui il vincitore si prenderà tutto o quasi».

Please click here to read this article in English on The Wall Street Journal


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

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