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Alice Zanin, Candy Eaters al Tempietto di Palazzo Citterio, Milano.
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Alice Zanin, Candy Eaters al Tempietto di Palazzo Citterio, Milano.
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Alphonse Mucha. Un trionfo di bellezza e seduzione a Palazzo Bonaparte Roma.
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Gerhard Richter alla Fondation Louis Vuitton, Parigi.
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Jack Vettriano al Museo della Permanente, Milano
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Jack Vettriano al Museo della Permanente, Milano.
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Jeff Koon. Balloons & Wonders a Palazzo Bertamini Lucca.
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John Singer Sargent, Ritratto di Madame X.
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Rayograph (1922) di Man Ray: When Objects Dream al Metropolitan Museum di New York.
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M.C. Escher al Mudec di Milano
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Membra stanche (Emigranti) di Pellizza da Volpedo. I capolavori alla Galleria d’Arte moderna di Milano.
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Yayoi Kusama alla Fondation Beyeler di Basilea.
Piaceri
Le 10 mostre di novembre da vedere a Milano, Roma, Basilea, Parigi e New York
Ci sono esposizioni che valgono il viaggio, ecco una selezione per ogni gusto, dall’Art Nouveau agli appassionati d’arte contemporanea
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Dopo l’abbuffata di vernissage di ottobre, stupisce pensare che l’autunno caldo delle grandi mostre non sia ancora archiviato. Anche il mese di novembre riserva piacevoli sorprese. Ecco una selezione per orientarsi nelle tante aperture di mostre che da sole valgono l’organizzazione di un viaggio. Dall’omaggio che il Met ha reso al genio surrealista di Man Ray, per integrare la bella mostra di Palazzo Reale, alla prima grande esposizione dedicata a Jack Vettriano alla Permanente.
Gallery
mostre novembre 2025

Alice Zanin. Candy Eaters
Palazzo Citterio MILANO | 29 MARZO 2026
«Una visionaria voliera», così ha descritto il curatore Andrea Dusio l’intervento site specific di Alice Zanin pensato per il Tempietto di Palazzo Citterio con le riproduzioni in cartapesta di Spatole Rosate, i Candy Eaters, appunto. Si tratta di una specie di uccelli la cui livrea, rosa caramelloso, non è un’invenzione ma è data dal colore del cibo che ingeriscono poprio come i fenicotteri.
Una voliera aperta in omaggio alla Grande Brera e alla sua vocazione di far convivere arte e scienze naturali, Accademia, Orto Botanico e Osservatorio Astronomico, in un ideale di convivenza armoniosa tra le discipline del sapere pensate sin dalla sua fondazione, da Maria Teresa d’Austria. La voliera poetica è anche un modo poetico e sognante di parlare di biodiversità e di difesa della natura e dell'ambiente, e la struttura del tempietto è anche un richiamo all'economia circolare.
Alphonse Mucha. Un trionfo di bellezza e seduzione
Palazzo Bonaparte ROMA | 8 marzo 2026
«Il più grande artista decorativo del mondo», così la stampa americana l’aveva accolto come una star nel suo tour del 1904. Oltreoceano lo stile Mucha dettava legge già prima. A Parigi il grafico ceco si era imposto agli sgoccioli del secolo prima grazie all’incontro, provvidenziale, con Sarah Bernhardt, la divina, la voce d’oro, com’era soprannominata l’attrice francese, di cui disegnò molti manifesti con la sua distintiva cifra stilistica. E grazie alla definitiva consacrazione dell’Art Nouveau come gusto del secolo con l’esposizione universale ospitata da Parigi nel 1900.
L’arte di Mucha va ben oltre poster e litografie (Rêverie, 1897), come si vede nella grande monografica che gli ha dedicato Palazzo dei Diamanti a Ferrara, prima, e Palazzo Bonaparte, ora con la mostra più ampia e completa mai realizzata su di lui. In mostra oltre 150 opere tra cui molti capolavori in arrivo dalla Mucha Foundation e dai Musei Reali di Torino che hanno concesso l’ospite d’onore della mostra: la Venere di Botticelli.
Gerhard Richter
Fondation Louis Vuitton PARIGI | 2 marzo 2026
L’artista tedesco, nato a Dresda nel 1932 e fuggito nella Germania dell’Ovest nel 1961 (a Düsseldorf, prima, e definitivamente poi a Colonia, dove ancora oggi vive e lavora) è uno degli artisti contemporanei più influenti e uno dei più amati dal collezionista e fondatore dell’istituzione parigina, Bernard Arnault. Lo dimostra anche questa grande retrospettiva che gli dedica proseguendo la sua tradizione di grandi mostre monografiche dedicate alle figure di spicco dell'arte del XX e XXI secolo, dopo Jean-Michel Basquiat, Joan Mitchell, Mark Rothko e David Hockney.
La monografica della Fondation Louis Vuitton non ha paragoni con altre precedenti per dimensioni e per ambito cronologico: in esposizione 275 opere realizzate tra in sei decenni tra il 1962 e il 2024, tra dipinti a olio, sculture in vetro e acciaio, disegni a matita e inchiostro, acquerelli e fotografie ritoccate.
Jack Vettriano
Museo della Permanente MILANO | 20 novembre-25 gennaio 2026
Cinematografico come Hopper, con meno vena malinconia e molta più carica sensuale, ecco le tre motivazioni per cui Jack Vettriano è così amato dal pubblico italiano. E un poco di sangue italiano scorreva nelle vene dell’autore scozzese da poco scomparso: come nome d’arte l’autodidatta Jack Hoggan scelse infatti il cognome della madre originaria di un paesino del frosinate. Palazzo della Permanente ospita una personale con oltre un’ottantina di opere tra cui otto olii su tela, una serie di lavori su carta museale a tiratura unica e il ciclo di ritratti del pittore scattati nel suo studio da Francesco Guidicini, fotografo del Sunday Times molto rappresentato nella collezione della National Portrait Gallery di Londra. Interessante anche il video in cui Jack Vettriano si racconta, parlando dell’evoluzione del suo stile e della sua vita, avvincente come un romanzo. Come le sue opere, d’altronde: per descrivere Il maggiordomo che canta (The singing butler), quadro record d’asta da Sotheby’s nel 2004, l’autore raccontava di una coppia che, in una giornata di vento, danzava sulla spiaggia protetta dagli ombrelli aperti da una cameriera e del maggiordomo che canticchiava Fly me to the moon di Frank Sinatra.
Jeff Koon. Balloons & Wonders
Palazzo Bertamini Lucca, Fiorenzuola d’Arda (PIACENZA) | 6 aprile 2026
La cittadina della bassa ospita un evento dal respiro internazionale. E non potrebbe essere altrimenti puntando su Jeff Koons, uno degli nomi più in vista e più chiacchierati della scena contemporanea abituato a fare notizia anche per i record d’asta delle sue opere pop spesso di grandi dimensioni. Palazzo Bertamini Lucca ospita alcune delle opere più note dell’artista americano, come l’Olympia di Manet e le edizioni in porcellana di Limoges dei Balloon Dog (Blue), Balloon Rabbit e Balloon Swan, che riproducono fedelmente le superfici riflettenti tipiche delle sue sculture.
John Singer Sargent. Abbagliare Parigi
Musée d’Orsay PARIGI | 11 Gennaio 2026
Stupisce che quella che si apre al Musée d’Orsay sia la prima grande monografica mai tributata da Parigi al pittore. Celebrato come il pittore della Belle Epoque, Sargent è stato il ritrattista più ricercato, e il più pagato, della sua generazione. Nato in Italia da genitori americani, chirurgo, il padre ed erede di una ricca famiglia di Filadelfia, la madre, è cresciuto in Europa e fatto fortuna a Parigi con la committenza della facoltosa borghesia. Ma agli inizi ha faticato a imporsi. Come dimostra la storia del suo dipinto più famoso, che anche il pittore considerava «la cosa migliore che abbia mai fatto», il Ritratto di Virginie Gautreau, giovane (la modella aveva 28 anni, il pittore appena 25) e chiacchierata moglie di un banchiere e imprenditore navale. Oggi conservato al Met di New York, il quadro, presentato al Salon nel 1884, suscitò reazioni negative per l’altezzosa posa di profilo. Ma a fare scalpore furono soprattutto il trucco pesante e la profonda scollatura. Troppo per l'epoca come la spallina maliziosamente scivolata sul braccio destro che Sargent, poi, cancellò insieme con il nome della dama dal titolo che, da allora, diventò Ritratto di Madame X. contribuendo in buona parte al suo fascino.
Man Ray: When Objects Dream
The Metropolitan Museum NEW YORK | 1° febbraio 2026
L’anno prossimo ricorrono i 50 anni dalla scomparsa di Man Ray e oltre alla monografica di Milano, anche dall’altra parte dell’Oceano si rende omaggio all’artista surrealista americano noto per i suoi esperimenti radicali che hanno ampliato i confini di molti generi artistici, dalla fotografia alla pittura, dalla scultura al cinema. Quella del Metropolitan è sorprendente quanto il suo genio visionario e si focalizza su una parte ben precisa della sua produzione degli anni 20, i rayograph, tecnica utilizzata per realizzare foto senza macchina fotografica: posizionava gli oggetti vicino a un foglio di carta fotosensibile, li esponeva alla luce e sviluppava, trasformandoli in composizioni magiche e misteriose. Catturando il momento, come scrisse il poeta Tristan Tzara, i momenti «in cui gli oggetti sognano».
M.C. Escher. Tra arte e scienza
Mudec MILANO | 8 febbraio 2026
Simmetrie, ripetizioni e grafismi modulari sono la cifra stilistica più riconoscibile dell’artista olandese, scomparso nel 1972 a cui Milano dedica un’altra monografica dopo il successo di quella di Palazzo Reale del 2016. Il vasto corpus di opere gestito dalla fondazione Escher sembra più attuale che mai nell’era dell’arte influenzata dalle nuove tecnologie digitali. E, allo stesso tempo, si inseriscono nella scia, antica come il mondo e senza tempo, dell’arte astratta come le fitte decorazioni elleniche e islamiche. Il legame e il confronto tra queste ultime uno degli spunti più originali della mostra che il Mudec dedica a Maurits Cornelis Escher.
Pellizza da Volpedo. I capolavori
Galleria d’Arte moderna MILANO | 25 gennaio 2026
La prima e unica monografica dedicata all’artista piemontese risale nel 1920, era stata allestita dalla Galleria Pesaro di Milano, fondata dal collezionista Lino Pesaro negli spazi del Palazzo Poldi Pezzoli di via Manzoni a Milano. Quella della Gam è quindi un vero evento ed è promossa non a caso dal museo di via Palestro dove sono conservati molte sue opere, compreso il suo più grande capolavoro.
«Sento che ora non è più l’epoca di fare dell’arte per l’arte, ma dell’arte per l’umanità», così aveva scritto a un amico l’autore del Quarto Stato. Ma il quadro, diventato poi un manifesto senza tempo, fu un insuccesso tale da convincere l’autore a tornare alla pittura di paesaggio, da cui era partito con il verismo. La delusione era ancora più scottante per i dieci anni di lavoro alla tela, dagli studi per la concezione spaziale alla perfetta sovrapposizione delle pennellate divisioniste.
Yayoi Kusama
Fondation Beyeler BASILEA | 25 gennaio 2026
Le mostra di Yayoi Kusama hanno sempre avuto un discreto successo di pubblico anche grazie ai suoi pattern di motivi e strutture ripetitive, come i pois, e le stanze a specchio. Nell’era dei selfie a uso e consumo dei social media, poi, attirano ancora più visitatori. Per chi avesse rinunciato per le lunghe code a vederla l’anno scorso a Bergamo quella di Basilea è un’ottima occasione per recuperare.
Organizzata in stretta collaborazione con l'artista, novantaseienne, e il suo studio, la mostra allestita alla Fondation Beyeler è una panoramica completa dei suoi oltre 70 anni di carriera. Si parte da lavori giovanili, inediti in Europa, per arrivare alle nuove produzioni. Passando per le celebri Infinity Mirror Rooms. La mostra proseguirà poi fino al 2027 negli altri due musei che hanno contribuito all’allestimento: il Museum Ludwig di Colonia (14 marzo 2026 - 2 agosto 2026) e lo Stedelijk Museum di Amsterdam (11 settembre 2026 - 17 gennaio 2027). (Riproduzione riservata)
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