Amazon prosegue nell’automazione dei propri magazzini: presto il numero di robot presenti nelle sue strutture potrebbe superare quello dei dipendenti umani. L’azienda, che da anni investe nell’automazione delle attività logistiche, ha superato il milione di robot attivi nei suoi centri di distribuzione, il livello più alto mai registrato.
Nei magazzini del colosso dell’e-commerce, bracci meccanici afferrano prodotti dagli scaffali, veicoli autonomi trasportano merci verso le aree di imballaggio, e sistemi automatizzati smistano articoli che poi altri robot confezionano per la spedizione.
Uno degli ultimi arrivati è Vulcan, un robot dotato di senso del tatto, capace di prelevare oggetti da scaffali di diversa configurazione. Amazon sta integrando sempre più queste macchine con i propri sistemi di gestione degli ordini, rendendo il lavoro robotico coordinato e complementare a quello umano.
«Sono un passo più vicini alla piena integrazione della robotica», ha commentato Rueben Scriven, manager di ricerca presso Interact Analysis.
Secondo l’azienda, oggi circa il 75% delle consegne globali di Amazon è in qualche modo supportato dalla robotica. L’automazione ha permesso di aumentare la produttività e allo stesso tempo di ridurre l’impatto del turnover del personale nei centri di distribuzione.
Per alcuni dipendenti, l'automazione ha significato un cambio radicale: addio ai compiti fisici e ripetitivi, benvenuti ruoli più qualificati. Neisha Cruz, ex magazziniera a Windsor (Connecticut), oggi supervisiona robot da un ufficio in Arizona, guadagnando più del doppio rispetto a prima.
Ma l’efficienza porta anche razionalizzazione. I robot stanno gradualmente sostituendo parte della forza lavoro umana. Amazon impiega attualmente circa 1,56 milioni di persone, in gran parte nei magazzini, ma il numero medio di dipendenti per struttura è sceso a circa 670 nel 2024, il minimo in 16 anni, secondo un'analisi del Wall Street Journal.
Il numero di pacchi spediti annualmente per dipendente è cresciuto da circa 175 nel 2015 a quasi 3.870, segno evidente dei guadagni in produttività. Le strutture più moderne, dedicate alle consegne in giornata, operano con meno personale e a una velocità superiore.
Amazon ha annunciato anche l’introduzione dell’intelligenza artificiale nei magazzini, per ottimizzare la gestione dell’inventario, la previsione della domanda e l’efficienza dei robot. L’azienda ha dichiarato che ridurrà la dimensione della forza lavoro nei prossimi anni.
Con il secondo più grande numero di dipendenti nel settore privato negli Stati Uniti, Amazon è considerata un indicatore chiave dell’evoluzione automatizzata del lavoro. L’acquisto di Kiva Systems nel 2012, per 775 milioni di dollari, ha segnato l’inizio dell’era dei robot nei magazzini del gruppo.
Oggi, le innovazioni sono visibili nel mega centro logistico di Shreveport (Louisiana), dove decine di bracci robotici impilano, ordinano e caricano milioni di articoli. I robot si occupano anche di insacchettare ordini e trasportare articoli verso le postazioni di imballaggio, riducendo del 25% i tempi di movimentazione rispetto ad altri siti.
Secondo Amazon, oltre 700mila dipendenti nel mondo sono stati formati per ruoli più specializzati e meglio retribuiti, tra cui tecnici della robotica. Il gruppo sta anche investendo in programmi di formazione in meccatronica e intelligenza artificiale applicata.
Il prossimo obiettivo è rendere i robot futuri capaci di seguire comandi vocali, come scaricare un rimorchio. In parallelo, Amazon sta testando robot umanoidi, dotati di braccia, gambe e testa, oggi impiegati in compiti sperimentali come la gestione dei rifiuti.
«Continueremo ad aver bisogno di tanti lavoratori. I robot sono pensati per aiutarli, non per sostituirli», ha dichiarato Tye Brady, Chief Technologist di Amazon Robotics.
Tuttavia, non mancano le preoccupazioni. Sheheryar Kaoosji, direttore esecutivo del Warehouse Worker Resource Center, teme che nei grandi hub Amazon il sogno dell’azienda sia una «forte riduzione della forza lavoro». Se il futuro è automatizzato, la sfida sarà garantire che il progresso tecnologico includa anche l’essere umano. (riproduzione riservata)
