Le azioni di Puma hanno aperto la seduta di ieri in ribasso di oltre il 6% alla Borsa di Francoforte, nonostante risultati del secondo trimestre migliori delle attese degli analisti. Il gruppo tedesco, il cui principale azionista è il colosso cinese Anta sports, che da gennaio detiene circa il 29% del capitale dopo aver rilevato la partecipazione da Groupe artémis, ha registrato ricavi pari a 1,69 miliardi di euro, in calo del 9,4% a cambi costanti, e una perdita operativa (ebit) di 53,1 milioni di euro, sensibilmente inferiore ai 109,1 milioni registrati nello stesso periodo del 2025 e migliore del rosso di 68,7 milioni previsto dal consensus. La reazione negativa del mercato è stata attribuita soprattutto alla conferma, senza miglioramenti, della guidance per l'intero esercizio. Secondo gli analisti di JP Morgan, pur indicando che Puma è sulla giusta strada nel suo anno di transizione, l'assenza di un rialzo delle previsioni potrebbe aver deluso gli investitori, nonostante i progressi sul fronte della redditività. «Dopo un solido primo trimestre e un secondo trimestre più debole, ma in linea con le aspettative, prevediamo un miglioramento sequenziale delle vendite nella seconda metà del 2026», ha dichiarato il ceo Arthur Hoeld, ribadendo la fiducia nel percorso delineato per l'anno. Il trimestre conferma comunque che il piano di rilancio procede secondo la tabella di marcia. Hoeld, alla guida del gruppo dall'estate dello scorso anno, ha avviato una profonda ristrutturazione volta a ridurre le scorte, limitare il ricorso agli sconti e semplificare l'organizzazione. Puma continua infatti a descrivere il 2026 come un anno di transizione, con il ritorno alla crescita atteso nel 2027. Sul piano geografico, la pressione resta forte nei mercati occidentali. L'area Emea ha registrato un calo del 12,9% a 674,1 milioni di euro, penalizzata dalla debole domanda in Europa e dal conflitto in Medio Oriente. Le vendite sono diminuite del 16,7% in Nord America e del 13,8% in America Latina. A sostenere il business è stata invece l'Asia-Pacifico con ricavi in aumento dell'8,6%. (riproduzione riservata)