La Svizzera prepara la stretta sui bonus bancari e mette nel mirino il colosso Ubs. Il governo di Berna ha aperto una consultazione pubblica su un pacchetto di regole destinato a rafforzare la vigilanza sul settore finanziario dopo il crollo di Credit Suisse nel 2023, con Ubs come principale destinataria delle misure più severe. Il progetto, spiega Reuters, punta soprattutto a modificare i meccanismi di remunerazione dei top manager e dei dipendenti più pagati, collegando in modo più stretto i bonus ai risultati di lungo periodo e alla qualità della gestione.
La proposta non prevede un tetto agli stipendi, ma stabilisce che una quota significativa della remunerazione variabile venga differita per diversi anni. Il governo svizzero indica come riferimento una durata di quattro-cinque anni, in linea con le pratiche internazionali. Se durante questo periodo emergessero perdite, comportamenti scorretti o responsabilità gestionali, la banca dovrebbe poter ridurre o cancellare i bonus ancora da corrispondere. Nei casi di illeciti accertati sarebbe inoltre possibile recuperare somme già pagate attraverso meccanismi di clawback. La ministra delle Finanze Karin Keller-Sutter ha difeso l'intervento sottolineando la necessità di evitare remunerazioni elevate anche in presenza di risultati negativi o responsabilità non assolte.
L'obiettivo è intervenire su uno dei punti più discussi emersi dal collasso di Credit Suisse: la distanza tra le remunerazioni riconosciute ai vertici negli anni precedenti alla crisi e le perdite che hanno poi costretto le autorità svizzere a organizzare in pochi giorni il salvataggio attraverso Ubs. La riforma mira quindi a spostare parte del rischio dai soli azionisti verso chi assume le decisioni gestionali, evitando che i premi vengano definitivamente incassati prima che siano visibili gli effetti delle strategie adottate. Il principio è che una performance apparentemente positiva nel breve periodo non debba tradursi automaticamente in un bonus irrevocabile se negli anni successivi emergono costi, rischi o violazioni riconducibili a quelle stesse decisioni.
Il pacchetto va però oltre i compensi. Le banche con almeno 250 dipendenti dovrebbero assegnare in modo più preciso le responsabilità per le decisioni rilevanti ai singoli dirigenti, rendendo più semplice individuare chi risponde di eventuali errori. La Finma, l'autorità svizzera di vigilanza, riceverebbe inoltre maggiori poteri per intervenire in anticipo quando emergono rischi, imporre sanzioni agli istituti e penalizzare i ritardi nell'esecuzione delle proprie disposizioni. Sono previste anche modifiche ai piani di recovery e resolution delle banche sistemiche e procedure più semplici per trasferire collateral alla Banca nazionale svizzera in caso di necessità di liquidità.
Il rafforzamento della Finma rappresenta uno dei punti politicamente più sensibili. Dopo Credit Suisse, l'autorità era stata criticata per la limitata capacità di imporre determinate misure e sanzioni rispetto ai supervisori di altri mercati finanziari. Il governo punta a ridurre questo divario, ampliando gli strumenti disponibili nelle fasi in cui una banca mostra segnali di deterioramento pur senza essere ancora entrata in crisi conclamata. L'intenzione è rendere l'intervento della vigilanza più tempestivo, limitando la possibilità che problemi di governance o di controllo interno si accumulino fino a trasformarsi in rischi sistemici. Cauta la reazione di Ubs. Il gruppo sostiene l'obiettivo di rafforzare il quadro regolamentare, ma chiede che le nuove misure siano proporzionate e coerenti con gli standard internazionali, ricordando che la Svizzera dispone già di uno dei sistemi di vigilanza più severi al mondo. Più critica la Swiss Bankers Association, secondo cui la crisi di un singolo istituto non giustifica un irrigidimento generalizzato delle regole. (riproduzione riservata)