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La stretta della Cina sulle terre rare mette in crisi l’industria della difesa occidentale: ritardi, rincari e scorte quasi esaurite
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La stretta della Cina sulle terre rare mette in crisi l’industria della difesa occidentale: ritardi, rincari e scorte quasi esaurite

di Jon Emont, Heather Somerville e Alistair MacDonald (Wall Street Journal)
04 agosto 2025, 17:10 Ultimo aggiornamento: 17:15

La Cina fornisce circa il 90% delle terre rare mondiali e domina la produzione di molti altri minerali essenziali

La Cina sta limitando il flusso di terre rare verso i produttori occidentali di armamenti, causando ritardi nella produzione e costringendo le aziende a cercare scorte in tutto il mondo per ottenere i minerali necessari a fabbricare tutto, dai proiettili ai caccia.

All’inizio di quest’anno, con l’acuirsi delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, Pechino ha inasprito i controlli sulle esportazioni di terre rare. Sebbene abbia poi consentito nuovamente le esportazioni dopo che l’amministrazione Trump ha accettato a giugno una serie di concessioni commerciali, la Cina ha continuato a mantenere un controllo stretto sui minerali destinati all’industria della difesa. La Cina fornisce circa il 90% delle terre rare mondiali e domina la produzione di molti altri minerali essenziali. Di conseguenza, un produttore di componenti per droni che rifornisce l’esercito statunitense è stato costretto a ritardare le consegne fino a due mesi mentre cercava una fonte alternativa ai magneti, che sono assemblati utilizzando terre rare.

Secondo operatori del settore, alcuni materiali necessari all’industria della difesa ora vengono venduti a prezzi cinque volte superiori rispetto a quelli precedenti alle restrizioni imposte dalla Cina. Un’azienda ha dichiarato di essersi vista offrire del samario, un elemento necessario per produrre magneti capaci di resistere alle temperature estreme di un motore di caccia, a un prezzo 60 volte superiore a quello standard. Tutto ciò sta già facendo aumentare i costi dei sistemi di difesa, secondo fornitori e produttori del settore.

La stretta sui minerali mette in evidenza quanto l’industria militare statunitense dipenda dalla Cina per gran parte della propria catena di approvvigionamento, dando a Pechino un potere di leva in un momento di crescente tensione tra le due potenze e di negoziati commerciali accesi. I produttori di armamenti che riforniscono l’esercito statunitense si affidano a minerali prodotti principalmente in Cina per la microelettronica, i motori dei droni, i visori notturni, i sistemi di puntamento dei missili e i satelliti militari.

Sebbene le aziende abbiano cercato negli ultimi anni fonti alternative per questi minerali, alcuni sono talmente di nicchia che non possono essere prodotti in Occidente. Il Ministero degli Esteri cinese non ha risposto a una richiesta di commento.

Scorte di sicurezza e diversificazione

Oltre ai più recenti controlli sulle esportazioni di terre rare, dalla scorsa dicembre la Cina ha vietato le vendite agli Stati Uniti di germanio, gallio e antimonio, elementi utilizzati, tra le altre cose, per indurire proiettili e munizioni al piombo e per consentire ai soldati di vedere al buio. Alcune aziende ora avvertono che si profilano all’orizzonte tagli alla produzione se non arriveranno nuove forniture di minerali.

L’amministratore delegato di Leonardo Drs ha dichiarato che l’azienda statunitense del settore difesa è arrivata alle sue «scorte di sicurezza» di germanio. «Per mantenere la puntualità nelle consegne dei prodotti, il flusso di materiali dovrà migliorare nella seconda metà del 2025», ha affermato l’amministratore delegato Bill Lynn durante una conference call. L’azienda è la filiale statunitense del colosso italiano della difesa Leonardo.

Il germanio è utilizzato nei sensori a infrarossi dell’azienda, impiegati in missili e altre apparecchiature. Lynn ha aggiunto che l’azienda sta cercando di diversificare la propria catena di approvvigionamento, valutando anche modalità per sostituire il materiale nei suoi prodotti.

Il Pentagono ha imposto ai contraenti della difesa di smettere di acquistare magneti a terre rare contenenti minerali di origine cinese entro il 2027. Di conseguenza, alcune aziende hanno accumulato scorte significative di magneti. Tuttavia, i fornitori e le aziende del settore difesa spesso detengono scorte di molti altri minerali critici per meno di un anno, in alcuni casi solo per pochi mesi.

I produttori di droni sono tra i più vulnerabili, poiché molti di loro sono startup di piccole dimensioni con entrate limitate e poca esperienza nella gestione della catena di approvvigionamento, e non hanno mai accumulato grandi scorte di magneti o metalli a base di terre rare, affermano alcuni esperti del settore difesa.

«Posso dirvi che… ne parliamo ogni giorno, e le nostre aziende ne parlano ogni giorno», ha dichiarato Dak Hardwick, vicepresidente per gli affari internazionali dell’Aerospace Industries Association, un’associazione commerciale statunitense per l’aerospazio civile e militare.

Le richieste di informazioni sensibili

Secondo i dati della società di software per la difesa Govini, oltre 80.000 componenti utilizzati nei sistemi d’arma del Dipartimento della Difesa contengono minerali critici attualmente soggetti a controlli all’esportazione da parte della Cina. Govini afferma che quasi tutte le catene di approvvigionamento per i minerali critici chiave utilizzati dal Pentagono dipendono almeno da un fornitore cinese, il che significa che le restrizioni imposte da Pechino possono causare gravi interruzioni.

Da quando ha intensificato i controlli sulle esportazioni all’inizio di quest’anno, la Cina ha iniziato a richiedere alle aziende una documentazione dettagliata sull’utilizzo previsto delle terre rare e dei magneti che intendono importare. Secondo acquirenti occidentali, i regolatori cinesi spesso pretendono informazioni sensibili, come immagini dei prodotti e persino foto delle linee di produzione, per assicurarsi che i materiali non vengano utilizzati a fini militari.

Una società occidentale che fornisce magneti a terre rare di produzione cinese sia ad aziende civili che a quelle del settore difesa ha dichiarato che, recentemente, le sue richieste di importazione sono state approvate per molti usi civili, ma respinte o ritardate per applicazioni nel settore difesa e aerospaziale.

A maggio, la ePropelled, un’azienda con sede nel New Hampshire che produce motori di propulsione per droni, ha ricevuto domande preoccupanti dal proprio fornitore cinese di magneti. Il fornitore ha inviato moduli del governo cinese che richiedevano disegni tecnici e fotografie dei prodotti di ePropelled, oltre a un elenco dei clienti. Ha anche chiesto garanzie che i magneti a terre rare forniti dalla Cina non sarebbero stati utilizzati per applicazioni militari. «È ovvio che non forniremo queste informazioni al governo cinese», ha dichiarato Chris Thompson, vicepresidente vendite globali di ePropelled. L’azienda ha circa 100 clienti, tra cui grandi appaltatori della difesa statunitensi e produttori di droni in Ucraina.

A causa di ciò, i fornitori cinesi hanno sospeso le spedizioni, costringendo ePropelled a ritardare alcune consegne ai clienti di uno o due mesi, il doppio rispetto ai tempi normali. L’azienda ha cercato fornitori alternativi negli Stati Uniti, in Europa e in Asia, acquistando anche magneti da venditori in Giappone e Taiwan, sebbene anch’essi dipendano dalle terre rare cinesi.

La società ha inoltre concluso accordi con produttori emergenti di magneti, come Vulcan Elements in North Carolina e Usa Rare Earth in Oklahoma. Tuttavia, queste startup non avranno materiale disponibile per ePropelled prima della fine dell’anno e dovranno comunque sviluppare fonti alternative ai minerali attualmente dominati dalla Cina man mano che aumentano la produzione. I commercianti di metalli affermano che, poiché la Cina pretende di conoscere l’utilizzatore finale dei magneti e dei metalli a terre rare, non sta più approvando le licenze per l’accumulo di scorte da parte dei trader.

I nuovi programmi 

Il Dipartimento della Difesa ha assegnato fondi per espandere la produzione di materiali di nicchia, incluso un finanziamento di 14 milioni di dollari l’anno scorso a una società canadese per produrre substrati di germanio utilizzati nelle celle solari dei satelliti per la difesa. A luglio, il Pentagono ha fatto un passo ancora più grande, accettando di investire 400 milioni di dollari per una partecipazione in MP Materials, che gestisce la più grande miniera di terre rare nelle Americhe e sta rapidamente ampliando la sua capacità di produzione di magneti. Il Pentagono non ha risposto a una richiesta di commento.

Durante una conference call sui risultati finanziari dello scorso mese, l’amministratore delegato di Lockheed Martin, James Taiclet, ha definito «storico» l’accordo con MP Materials, affermando che contribuirà a garantire l’approvvigionamento di magneti necessari per i jet da combattimento F-35 e per i missili da crociera. Tuttavia, costruire una nuova catena di fornitura richiederà tempo.

All’inizio dello scorso anno, il Dipartimento della Difesa ha istituito il Critical Minerals Forum, un’iniziativa volta anche a stimolare nuovi progetti nella catena di approvvigionamento di minerali negli Stati Uniti e nei Paesi alleati, inclusi programmi di supporto per aiutare le aziende minerarie a ottenere finanziamenti per aumentare la produzione di materiali critici come antimonio e germanio.

Le aziende della difesa, che in passato delegavano l’acquisto di minerali critici a subfornitori, stanno ora sfruttando il proprio peso sul mercato per cercare di assicurarsi direttamente le fonti di materiali chiave. Le grandi aziende del settore, ha affermato Nicholas Myers, ceo della startup del Massachusetts Phoenix Tailings (specializzata nella produzione di metalli da terre rare), «stanno iniziando a farsi prendere dal panico, perché si rendono conto che non riusciranno ad avere i magneti, qualunque cosa succeda, a meno che non si coinvolgano direttamente nella catena di fornitura».

Pechino sta lanciando segnali chiari sul fatto che prende molto seriamente i divieti di esportazione dei minerali. All’inizio di quest’anno, un fornitore statunitense per la difesa, la United States Antimony Corporation, ha tentato di spedire 55 tonnellate di antimonio estratto in Australia al proprio impianto di fusione in Messico. Il carico transitava attraverso il porto cinese di Ningbo, una prassi fino a poco tempo fa considerata di routine.

Ma ad aprile, mentre la spedizione veniva trasbordata a Ningbo, la dogana cinese l’ha trattenuta per tre mesi, costringendo la United States Antimony a chiedere aiuto al Dipartimento di Stato e alla Casa Bianca.

Le autorità cinesi hanno rilasciato il carico a luglio, a condizione che fosse rispedito in Australia e non negli Stati Uniti. Una volta arrivato in Australia, la United States Antimony ha scoperto che i sigilli del prodotto erano stati manomessi. L’azienda sta ora verificando se l’antimonio sia stato alterato o contaminato. «La compagnia di spedizioni e tutti i soggetti coinvolti ci hanno detto che non avevano mai visto accadere una cosa simile», ha dichiarato il ceo Gary Evans. Né la Casa Bianca, né il Dipartimento della Difesa, né il Dipartimento di Stato hanno rilasciato commenti. (riproduzione riservata)


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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