Il 1980 e i due anni che seguirono furono un tempo di ferro e di fuoco. Per gli insegnamenti che ancora può dare, bisognerebbe tornare a riflettere su quel periodo in cui purtroppo domina la strage neofascista e piduista della Stazione di Bologna, la più grave della storia postbellica italiana, ricordata con un alto e propositivo messaggio del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Seminare il terrore e il disorientamento per poi intervenire con iniziative e strumenti repressivi: questo era lo scopo dei terroristi. Il 1980 iniziò con l'assassinio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Sicilia, e segnò la fine della nuova fase del governo dell'isola da lui promossa nel segno del rigore, dell'integrità, della trasparenza e dell'efficienza. Soprattutto, la criminalità mafiosa aveva così reciso la vita del più forte nemico. Si accentuarono gli attacchi ai magistrati e molti di essi furono uccisi, a seconda dei casi, dal terrorismo delle brigate rosse, da quello della destra neofascista, nonché dalla grande criminalità, a cominciare da quella mafiosa. Il tributo di sangue dell'ordine giudiziario fu enorme. Contemporaneamente, a cominciare con un'ispezione della Banca d'Italia, ci si avviava, dopo la gravissima vicenda Sindona, a fare luce sul Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e sugli intrecci tra potere finanziario, P2, mafia, settori del Vaticano: una vicenda che porterà alla tragica fine di Calvi impiccato a Londra sotto il ponte dei Frati Neri e alla rapida liquidazione della banca. Si optò per questa linea, anziché per l'amministrazione straordinaria a motivo degli impatti della vicenda a livello internazionale, ma anche per pressioni dell'aldilà del Tevere con la preoccupazione di una sempre più avvolgente applicazione dello Ior nella vicenda. Frattanto i magistrati Gherardo Colombo e Giuliano Turone avevano scoperto gli archivi della P2 di Licio Gelli ed era venuta alla luce la grande quantità di associati facenti parte della politica, dell'economia, dell'amministrazione pubblica, del settore bancario. Con la liquidazione dell'Ambrosiano non si colse l'occasione per fare piena luce sulle connessioni internazionali di Calvi e degli ambienti a lui legati. Quando questi cominciò a proporre iniziative per evitare il tracollo, ricordo che finanche un alto esponente della Vigilanza, struttura che non conosceva ancora la situazione nella sua interezza, lo considerava un folle. Si posero allora, comunque, le basi perché si arrivasse poi all'odierna Banca Intesa-San Paolo attraverso una serie di aggregazioni e di successi aziendali. Ma quello fu anche il tempo di una diversa disciplina dei rapporti tra Tesoro e Banca d'Italia con il noto «divorzio consensuale» con il quale la Banca acquisiva la piena discrezionalità nella sottoscrizione di titoli pubblici. Intervenuto il secondo shock petrolifero nel 1979, gravi casi di crisi industriali si verificarono, sicché fu necessaria l'adozione di una specifica legge sulla riconversione e ristrutturazione delle imprese. Le difficoltà dell'industria e le rivendicazioni dei lavoratori portarono a momenti drammatici fino a quella che fu definita la marcia dei quarantamila, promossa dai quadri Fiat, ma che registrò un'ampia partecipazione per un mix di reazioni, da un lato, contro posizioni estremistiche di frange sindacali, dall'altro, per la necessità che fosse riconosciuto il ruolo delle gerarchie nel lavoro della grande industria, sotto il profilo normativo ed economico. Presto venne in ballo il problema della scala mobile, dell'esigenza di impedire le spinte inflazionistiche delle indicizzazioni, cosa che portò, prima, a prevedere nella contrattazione una predeterminazione degli scatti della scala mobile, poi alla riforma della stessa, approvata dal referendum del 1985 che comunque creò una spaccatura nel Paese. Raffrontata con l'oggi, la situazione descritta potrebbe portare a ridurre le preoccupazioni odierne. Fummo in grado allora, mentre si sviluppavano intrecci tra finanza e criminalità , si presentavano gravi crisi economiche e aveva iniziato a manifestarsi il problema del debito, di superare alti scogli, lo saremo anche ora con problemi non sottovalutabili, ma di portata non uguale. (riproduzione riservata)
Angelo De Mattia