Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
L'approfondimento della scorsa settimana, in cui vedevamo tre strade per impiegare la tredicesima al meglio, ha destato in voi tanta curiosità e varie richieste di approfondimento che, ve lo prometto, pian piano sto mettendo in cantiere.
Ma ha suscitato anche un po' di ansie sulle quali oggi vorrei provare a tranquillizzarvi: in parecchi mi avete segnalato che, con la fine dell'anno alle porte, si avvicina anche il momento di ribilanciare il portafoglio. So che questa operazione può generare ansia, ma spesso è meno complicata di quanto si immagini.
Di ribilanciamento parliamo sempre come di un momento essenziale della vita del nostro portafoglio. Un momento che contraddice - in apparenza - anche la sacrosanta regola per cui, da bravi investitori di lungo periodo, meno operazioni di compravendita facciamo e meglio è.
Ma la vera domanda è un'altra: come possiamo affrontare il ribilanciamento senza stress e vivendolo per quello che dovrebbe essere, cioè un'opportunità per il nostro portafoglio?
Mini-riassunto delle puntate precedenti. Per ribilanciamento intendiamo l'acquisto (o vendita) periodico di quote dei nostri strumenti finanziari, finalizzato a riportare in equilibrio la nostra allocazione di partenza dopo gli inevitabili movimenti dei mercati finanziari.
Esempio: ho un portafoglio di 10.000 euro, e in base al mio profilo di rischio e rendimento ne ho investiti 6.000 in azioni globali e 4.000 in bond governativi in euro. Dopo un anno le azioni hanno guadagnato il 50%, i bond sono rimasti stabili. Ora avrò 9.000 euro di azioni e 4.000 di bond: la parte azionaria peserà il 70% del totale, quella obbligazionaria il 30%.
Che cosa posso fare a questo punto?
Se fossimo individui perfettamente razionali il ribilanciamento sarebbe facile e indolore. Nella realtà le componenti emotive cambiano spesso il nostro comportamento. Per esempio: perché dovrei privarmi di uno strumento finanziario che sta correndo così tanto (le azioni, nell'esempio), o comprarne uno che finora si sta rivelando totalmente inutile per la mia performance (i bond)?
Non è forse meglio lasciare che le cose vadano come stanno andando e dimenticarsene senza troppi patemi d'animo? Ovviamente la risposta è no.
E questo perché, ve lo ricordo ancora, il rendimento migliore possibile non è quello più alto in valore assoluto, ma il massimo che siamo disposti a sopportare per ogni unità di rischio che siamo disposti a correre. Detto in soldoni: il nostro portafoglio pre-ribilanciamento (70% azioni-30% bond) sarà più volatile, e quindi più rischioso. Siamo disposti a tollerare questo rischio aggiuntivo?
Vi faccio un esempio che spero vi potrà aiutare a vivere il tutto nel modo più naturale possibile: mio padre, all'alba dei suoi 72 anni e con l'aiuto di Milano Finanza e 4 Soldi da Investire, a gennaio scorso ha costruito il suo primo portafoglio fai-da-te, e sta per arrivare all'appuntamento con il suo primo ribilanciamento.
In coerenza con il suo profilo di rischio, ha optato per un'allocazione 50% azionario globale (con una bella fetta di posizionamento attivo verso l'Europa), 40% bond governativi in euro e 10% oro fisico.
Dopo quasi un anno il suo portafoglio gli ha dato finora un bel 10% di rendimento, e ora ha questa composizione:
Per mio padre è obbligatorio andare a ribilanciare? In realtà no: può tranquillamente "aspettare un giro" e vedere come andranno le cose nel prossimo anno. Gli scostamenti della parte obbligazionaria e di materie prime, provocati soprattutto dalla performance record dell'oro, hanno generato variazioni dell'allocazione obiettivo inferiori al 5%. Detto in parole semplici: un'oscillazione poco marcata.
Ma c'è un però: visto che mio padre per ogni ramo del suo portafoglio ha più di un Etf, come può provare a rispettare l'equilibrio anche all'interno delle singole "braccia"? Come può fare, ad esempio, a sapere se le azioni americane non pesano troppo rispetto a quelle europee o viceversa?
Se vuole un approccio più rigoroso, può usare strumenti pratici. Ad esempio la funzione Ribilanciamento di JustEtf, che è semplice e intuitiva
Nel momento in cui andate a costruire il vostro portafoglio all'interno del sito e lo aprite, in basso a sinistra vi comparirà la funzione Ribilanciamento che indica quante quote acquistare o vendere di ciascun Etf per tornare all'allocazione target, oppure quanto denaro aggiungere per riallineare il portafoglio senza vendere nulla.
Ci sono anche altri tool pratici per il ribilanciamento, da Curvo (più orientato a simulazioni e backtest storici) a ExtraEtf. Ma a mio parere quello di JustEtf è in assoluto il più facile e intuitivo per iniziare.
Ribilanciare, come dicevo all'inizio di questo approfondimento, è prima di tutto un'opportunità: quella di mantenere la barra dritta in base al nostro profilo di rischio e rendimento, contenendo il più possibile la volatilità attesa del portafoglio entro un limite che possiamo tollerare.
Al contempo, il ribilanciamento - ben fatto - ha tutta una serie di potenziali benefici aggiuntivi per la gestione psicologica del portafoglio.
Esempi:
Importante: il ribilanciamento non garantisce rendimenti migliori in ogni anno, ma aiuta a mantenere coerenza tra il rischio assunto e le aspettative di rendimento!
Per ora abbiamo parlato solo di ribilanciamento periodico, ma in realtà le strade principali per ribilanciare il portafoglio sono due:
E voi, siete pronti per il ribilanciamento? Lo avete mai fatto prima o è una novità? E soprattutto: questo appuntamento vi spaventa o lo vivete come una fase normale della "vita" del vostro portafoglio? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it, e fatemi sapere anche se volete approfondire un tema strettamente collegato a questo: come (e perché) costruire il nostro benchmark di riferimento. Noi ci sentiamo la prossima settimana!