Una volta vicini alla pensione arriva il momento di riscattare il capitale accumulato. Un passaggio che però va pianificato con attenzione. «Incassare l'intero patrimonio il giorno in cui si va in pensione sembra la scelta più semplice, ma concentra su un singolo momento quattro rischi che, distribuiti nel tempo, peserebbero molto meno», spiega Lorenzo Demaria, country manager Italia di JustEtf. Il primo è legato ai mercati. «La data del pensionamento è fissa, il mercato no. Se quel mese cade dopo un crollo, come sarebbe capitato a chi fosse andato in pensione a inizio 2009 o a fine 2022, si liquida l'intero capitale ai minimi e si trasforma una perdita temporanea in una perdita definitiva», spiega Demaria.
Poi c'è l'aspetto fiscale. La plusvalenza accumulata in decenni viene tassata al 26% tutta insieme, nell'anno del riscatto. Con un disinvestimento graduale invece l'imposta sia applicata solo alle plusvalenze realizzate sulle quote via via vendute, lasciando investita la parte residua del patrimonio. Il terzo elemento riguarda il rendimento del capitale. «Le somme prelevate e lasciate ferme sul conto escono dal mercato: significa rinunciare a tutti i rendimenti che quelle somme avrebbero generato restando investite, proprio negli anni in cui il patrimonio potrebbe continuare a crescere pur finanziando i prelievi», prosegue Demaria. Infine c'è il rischio di longevità. «Una somma riscossa in un'unica soluzione deve bastare per un numero di anni che non si conosce in anticipo: se si vive più a lungo del previsto, il capitale può finire prima. Mentre una rendita prosegue per tutta la vita», sottolinea Demaria. A questo punto la domanda diventa inevitabile: quanto si può prelevare ogni mese senza rischiare di consumare troppo rapidamente il patrimonio? L'idea è prelevare una cifra fissa e lasciare che la parte non ritirata resti investita e continui a lavorare. «È una sorta di piano di accumulo al contrario. Il vantaggio è che il patrimonio può crescere anche mentre lo si utilizza, e le quote che restano possono essere ereditate. Lo svantaggio è che, se i prelievi sono troppo alti o il mercato va male nei primi anni, il capitale può ridursi fino a esaurirsi», prosegue Demaria. Per verificare quale possa essere un livello di prelievo sostenibile, JustEtf ha ipotizzato un patrimonio iniziale di 200 mila euro investito in un Etf azionario globale. «Se ne parla da anni con la cosiddetta regola del 4%: ritirare il 4% del capitale il primo anno e poi adeguare la cifra all'inflazione. Quella regola, però, nasce su dati americani e su un portafoglio bilanciato tra azioni e obbligazioni. Applicata a un portafoglio interamente azionario, ai prezzi in euro e all'inflazione italiana, il 4% è più fragile di quanto sembri: su un orizzonte temporale di 30 anni avrebbe lasciato il capitale a secco in circa un caso su sei», ricorda Demaria.
JustEtf ha quindi stimato il tasso di prelievo iniziale che, nel 95% degli scenari analizzati, consente di non esaurire il patrimonio prima della fine dell'orizzonte temporale considerato. Il calcolo è stato effettuato per diversi periodi di pensionamento (tabella in pagina). Anche in questo caso i prelievi sono stati indicizzati all'inflazione, così da mantenere invariato il potere d'acquisto (tabella in pagina). Ad esempio in un orizzonte di 20 anni un prelievo di circa 580 euro al mese su 200 mila euro è sostenibile. Sulla distanza dei 25 anni la cifra scende a 500 euro e a 30 anni a circa 458 euro ogni mese. (riproduzione riservata)