I ricchi sono diventati ancora più ricchi nel 2025. È quanto emerge dalla 17ª edizione del Global Wealth Report di Ubs Global Wealth Management, secondo cui la ricchezza personale globale è cresciuta del 10,8% in dollari, segnando il terzo anno consecutivo di espansione e il ritmo più sostenuto dal 2017. A sostenere la crescita sono stati soprattutto la solidità dei mercati finanziari e l’incremento del valore degli asset non finanziari.
L’aumento della ricchezza ha superato quello del pil mondiale, anche se con forti differenze tra aree geografiche e classi patrimoniali. A registrare gli incrementi più significativi sono stati i patrimoni superiori ai 5 milioni di dollari, segmento che comprende gli individui con ricchezze comprese tra 5 e 100 milioni di dollari e che continua ad ampliarsi sia per numero sia per patrimonio complessivo.
L’area Emea ha segnato la crescita più elevata (+17,5%), seguita dalle Americhe (+8,5%) e dall’Asia-Pacifico (+5,9%). Secondo gli analisti di Ubs, parte di questi divari riflette anche gli effetti delle oscillazioni valutarie, in particolare l’indebolimento del dollaro, che ha favorito la crescita della ricchezza espressa in valuta statunitense nei Paesi extra Usa.
La Svizzera si conferma il Paese con la più alta ricchezza media per adulto, pari a 910 mila dollari, davanti agli Stati Uniti (696 mila), Lussemburgo (654 mila), Hong Kong (648 mila) e Australia (616 mila).
L’Italia occupa la 23ª posizione con una ricchezza media di 279.400 dollari per adulto, inferiore alla media dell'Europa occidentale, che supera i 330 mila dollari.
Il rapporto evidenzia però come la ricchezza media non descriva fedelmente la situazione della maggioranza della popolazione. Considerando la ricchezza mediana, cioè il valore che divide a metà la popolazione in base al proprio patrimonio, il quadro cambia infatti sensibilmente.
In questa classifica il Lussemburgo guida con 394 mila dollari, seguito da Belgio, Australia, Nuova Zelanda e Danimarca. L’Italia sale all’11ª posizione con una ricchezza mediana di 131 mila dollari, mentre gli Stati Uniti scendono al 28° posto con appena 69 mila dollari, a conferma di una maggiore concentrazione della ricchezza nelle fasce più elevate.
Nel 2025 il numero dei milionari è aumentato dell’1,5%, pari a quasi un milione di nuovi ingressi, ovvero oltre 2.600 persone al giorno.
Gli Stati Uniti hanno contribuito per quasi la metà dell'incremento, con oltre 440 mila nuovi milionari. Seguono Cina continentale, Giappone, Germania, Regno Unito e Francia, ciascuno con oltre due milioni di milionari.
L’Europa orientale è risultata invece l’area con il ritmo di crescita più sostenuto, guidata dalla Lituania (+8%), davanti a Turchia (+6,4%), Lettonia (+5,7%) e Ungheria (+5,3%). L’Italia registra un aumento del 2,4%, collocandosi al 18° posto.
Oltre la metà della ricchezza personale mondiale resta concentrata tra Stati Uniti e Cina continentale. Più del 40% dei circa 57,5 milioni di milionari del pianeta vive negli Stati Uniti, dove si contano oltre 23,6 milioni di persone con patrimoni superiori al milione di dollari.
L’Europa occidentale ospita poco meno di 15 milioni di milionari, mentre nell'Asia-Pacifico spiccano la Cina, con oltre 5,3 milioni, e il Giappone, con quasi 3 milioni.
Secondo Ubs, la distribuzione della ricchezza mondiale sta vivendo una trasformazione strutturale. La quota di adulti con patrimoni inferiori a 10 mila dollari è passata da quasi il 75% del 2000 a poco più del 41% nel 2025, mentre si sono ampliati i segmenti intermedi e superiori.
Se questa tendenza dovesse proseguire, entro la fine del decennio la tradizionale piramide della ricchezza potrebbe modificare la propria struttura, con le fasce intermedie destinate a superare numericamente quelle più povere.
Per il capo economista di Ubs Global Wealth Management, Paul Donovan, la ricchezza accumulata negli ultimi anni ha avuto un ruolo determinante nel sostenere i consumi anche durante le tensioni geopolitiche del 2025, permettendo alle famiglie di attingere ai risparmi senza ridurre drasticamente la spesa.
L’economista sottolinea inoltre come sia già in corso il cosiddetto «Grande Trasferimento di Ricchezza», ovvero il passaggio di patrimoni tra generazioni. Un fenomeno che vede crescere anche il peso delle donne nella proprietà della ricchezza globale, favorito sia dai processi ereditari sia da una distribuzione più equilibrata dei patrimoni nelle nuove generazioni.
Secondo Donovan, nei prossimi 15-20 anni saranno proprio i nuovi detentori della ricchezza a orientare le scelte di investimento globali, influenzando la domanda di diverse asset class e il costo del capitale. Parallelamente, l’esperto prevede una crescente politicizzazione della ricchezza, con un ricorso più frequente a imposte sulle plusvalenze e a strumenti regolamentari per convogliare capitali privati verso il finanziamento del debito pubblico.(riproduzione riservata)