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La nuova era della geopolitica rende le autorità sempre meno indipendenti
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La nuova era della geopolitica rende le autorità sempre meno indipendenti

di Giovanni Sabatini
MF - Numero 156 pag. 18 del 11/08/2026

Per quasi mezzo secolo le autorità indipendenti hanno rappresentato uno dei pilastri dell'economia globale. Banche centrali, organismi di vigilanza, autorità antitrust e regolatori dei mercati sono stati concepiti per operare al riparo dalle pressioni della politica, con il compito di garantire stabilità monetaria, trasparenza, concorrenza e tutela degli investitori.

L'idea alla base di questo modello era semplice: alcune decisioni pubbliche richiedono un orizzonte temporale più lungo di quello dei cicli elettorali. Affidarle a istituzioni tecniche e autonome significava rafforzare la credibilità dello Stato, ridurre l'incertezza e favorire la crescita economica.

Per molti anni questo sistema ha funzionato all'interno di un contesto internazionale caratterizzato dall'espansione della globalizzazione, dall'integrazione dei mercati finanziari e dalla progressiva convergenza normativa tra le grandi economie. Oggi però quello scenario appartiene al passato.

La competizione tra Stati Uniti e Cina, il ritorno delle politiche industriali, l'uso sempre più frequente delle sanzioni economiche e la crescente importanza delle tecnologie strategiche hanno profondamente modificato il rapporto tra politica ed economia. Catene di approvvigionamento, semiconduttori, dati, infrastrutture digitali e sistemi finanziari sono diventati strumenti di influenza geopolitica e, al tempo stesso, elementi essenziali della sicurezza nazionale.

Di conseguenza, anche il ruolo delle autorità indipendenti sta cambiando.

Le autorità antitrust sono chiamate a valutare le concentrazioni non soltanto in base agli effetti sulla concorrenza, ma anche in relazione alla necessità di rafforzare la competitività delle imprese nazionali. Le banche centrali devono tenere conto delle implicazioni derivanti dalle sanzioni internazionali e dalla resilienza dei sistemi finanziari. Le autorità incaricate della protezione dei dati sono sempre più spesso costrette a trovare un equilibrio tra la tutela della privacy e lo sviluppo dell'intelligenza artificiale.

L'interesse nazionale, insomma, non rappresenta più un'eccezione destinata a prevalere soltanto in circostanze straordinarie, ma tende a trasformarsi in un criterio permanente dell'azione pubblica. Il risultato è un cambiamento profondo della filosofia stessa della regolazione.

Gli sviluppi degli ultimi anni mostrano chiaramente questa tendenza. Negli Stati Uniti, l'amministrazione federale ha cercato di rafforzare il controllo sull'attività delle agenzie indipendenti, mentre le pressioni esercitate sulla Federal Reserve hanno riaperto il dibattito sui limiti dell'autonomia delle banche centrali. Nell'Unione europea, invece, la dimensione strategica è stata progressivamente incorporata attraverso nuovi strumenti legislativi dedicati alla sicurezza economica, al controllo degli investimenti esteri, ai mercati digitali e allo sviluppo dell'intelligenza artificiale. La Cina infine rappresenta un modello ancora diverso, nel quale regolazione economica e strategia nazionale sono parte integrante di un unico progetto politico.

Il paradosso è che le garanzie formali di indipendenza rimangono in gran parte immutate. I mandati istituzionali sopravvivono, le strutture amministrative restano sostanzialmente inalterate e i regolatori continuano a presentarsi come organismi autonomi. Ciò che cambia sono le condizioni concrete in cui essi operano.

L'autonomia finanziaria diventa più fragile, la libertà di definire le priorità strategiche si restringe e cresce il peso dell'interpretazione delle norme. È proprio su questo terreno che si gioca la partita più importante. La domanda fondamentale non è più se un'autorità sia formalmente indipendente, ma chi abbia il potere di stabilire come debbano essere conciliati obiettivi differenti e, talvolta, contrastanti.

Fino a che punto la sicurezza nazionale può limitare la concorrenza? In quale misura la tutela del mercato deve essere subordinata alla protezione delle tecnologie strategiche? E quale ruolo spetta alla politica nel definire questo equilibrio?

Le risposte a questi interrogativi determineranno l'assetto istituzionale dei prossimi decenni.

Pensare di tornare all'epoca della neutralità assoluta appare irrealistico. Allo stesso tempo trasformare i regolatori in semplici strumenti del potere esecutivo significherebbe compromettere quella credibilità che ha consentito ai mercati di prosperare negli ultimi quarant'anni.

La vera sfida consiste quindi nel costruire un nuovo equilibrio tra competenza tecnica, responsabilità democratica e interesse strategico. Un equilibrio più complesso, ma anche più trasparente, nel quale gli obiettivi di sicurezza economica siano definiti dalla legge e non affidati a interventi informali o contingenti.

Se il '900 è stato il secolo dell'indipendenza delle autorità, il 21° secolo potrebbe essere ricordato come il secolo della regolazione strategica. (riproduzione riservata)

*professore a contratto

Università Cattolica-Milano

e chair Eu T+1 Industry Commitee



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