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La next generation rappresenta il 21% della clientela del private banking, ma c'è potenziale inespresso
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La next generation rappresenta il 21% della clientela del private banking, ma c'è potenziale inespresso

di Elisabetta Rovis (MF-Newswires)
22 gennaio 2026, 15:49 Ultimo aggiornamento: 16:00

E' quanto emerge dal decimo rapporto annuale dell'Osservatorio private banking promosso da Liuc Business School e da Banca Generali, con il supporto di AllianceBernstein, Goldman Sachs e Invesco. Restano i gap della mancanza di patrimonio iniziale, dei costi percepiti elevati, della bassa conoscenza del servizio e della distanza comunicativa e generazionale

Oggi la next generation rappresenta ancora una parte limitata della clientela del private banking: in Italia incide per circa il 21% sul totale. Tuttavia, le nuove generazioni si imporranno come i protagonisti della creazione e gestione della ricchezza. I private banker, infatti, percepiscono livelli di interesse da parte dei clienti next gen verso il sistema bancario medio-alti, suggerendo un potenziale di ingaggio ancora inespresso. E' quanto emerge dal decimo rapporto annuale dell'Osservatorio private banking promosso da Liuc Business School e da Banca Generali, con il supporto quest'anno di AllianceBernstein, Goldman Sachs e Invesco, presentato nell'ambito di un evento presso il Training&Innovation Hub di Banca Generali.

Permangono però anche alcune ombre, viene spiegatonel report, come la difficoltà di accesso al private banking. Tra le barriere principali emergono la mancanza di patrimonio iniziale, costi percepiti elevati, bassa conoscenza del servizio, distanza comunicativa e generazionale. Si riscontra inoltre una richiesta chiara di un servizio di private banking più accessibile, flessibile e orientato alla relazione continuativa. Il servizio ideale viene descritto come personalizzato e adattabile, in grado di tener conto degli obiettivi individuali e dello stile di vita, anche attraverso l'utilizzo di strumenti digitali semplici e intuitivi, che facilitino l'interazione e il monitoraggio delle scelte finanziarie.

La next generation mostra una chiara preferenza per un modello di consulenza ibrido, che integri canali digitali e relazione umana. I giovani segnalano la necessità di ridurre la complessità informativa, privilegiando pochi contenuti essenziali ma comprensibili. Viene inoltre sottolineata l'importanza di adottare un linguaggio diretto e chiaro. Nel loro insieme, le evidenze raccolte dallo studio delineano uno scenario di transizione profonda, in cui il private banking è chiamato a ripensare il proprio ruolo in funzione di un cambiamento strutturale nei valori, nei comportamenti e nelle aspettative dei nuovi clienti.

"La ricerca segnala le grandi potenzialità per il private banking nell'accompagnare la Next Generation nelle sfide di pianificazione e di gestione del patrimonio futuro delle famiglie", ha affermato Andrea Enrico Ragaini, vicedirettore generale di Banca Generali, aggiungendo che "la preferenza, di queste nuove generazioni, per un percorso in grado di unire le opportunità offerte dalla tecnologia con le competenze e l'esperienza di un professionista al proprio fianco, rispecchia le migliori best-practice del private banking nel nostro Paese. Sicurezza e semplicità operativa, ma anche profondità di servizi e soluzioni nella complessità sono gli ingredienti distintivi che stanno guidando l'evoluzione del settore. Nel nostro caso, come Banca Generali, stiamo investendo da tempo sull'integrazione dell'AI con le progettualità digitali, per avvicinare sempre più questo paradigma di efficienza con le dinamiche uniche della consulenza patrimoniale. La capacità di favorire il dialogo inter-generazionale e cogliere in prospettiva i rinnovati bisogni delle famiglie rappresenta l'impegno più rilevante per il futuro della professione".



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