Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Per ora in questo nostro approfondimento del mercoledì non abbiamo mai parlato di bitcoin, ma credo che il recente andamento della criptovaluta, che negli ultimi sei mesi ha perso quasi la metà del suo valore, ci impongano quanto meno una riflessione in merito.
Non vorrei però fermarmi solo al bitcoin in sé, ma cercare di fare un passaggio ulteriore e analizzare un tema che spesso passa sotto traccia ma è vitale per l'andamento del nostro portafoglio: la volatilità.
Lasciatemi spendere due parole sul bitcoin in sé. Della criptovaluta, da quando è nata a oggi, si è detto tutto e il contrario di tutto: c'è chi cerca di comprenderla, di analizzarne i movimenti futuri, di collocarla nelle classiche griglie di interpretazione che si usano per i mercati azionari e obbligazionari.
La verità è che il bitcoin è qualcosa di diverso. Per un semplice motivo: non ha un valore d'uso in senso tradizionale. Un'azione è una parte di una società quotata, un bond è un prestito che concediamo a un'azienda o a uno Stato. L'oro è un metallo che serve nell'industria o per fare gioielli.
Il bitcoin è un puro e semplice asset da investimento. Con un'altissima componente speculativa. In passato qualcuno ha anche provato a usarlo nei negozi, per comprare beni reali eccetera: trovate di marketing e poco più.
Questo però non significa che il bitcoin non sia un investimento come sostengono i critici più accaniti. D'altronde, come regola generale un investimento diventa tale quando il comportamento degli operatori di mercato (istituzionali in primis) trasforma il mero asset speculativo in qualcosa di più.
Se ci pensate, i Non-Fungible Token (Nft) che andavano di moda qualche anno fa partivano dalle stesse premesse del bitcoin. Ma non ce l'hanno fatta a fare il grande salto, perché gli operatori di mercato non li hanno mai considerati come un asset da investimento.
Il bitcoin però, rispetto agli altri investimenti, ha almeno tre caratteristiche che lo rendono molto peculiare:
La premessa era doverosa per poter trattare il bitcoin esattamente come un asset da investimento funzionale - o meno funzionale - al nostro portafoglio complessivo. Il tutto per non incorrere nel rischio di trattarlo (come molti, purtroppo, ancora fanno) come una barzelletta della finanza. Che però, se non viene compresa e valutata con serietà, rischia di fare molto ma molto male.
Per preparare questo approfondimento ho preparato con il tool di backtest Curvo due simulazioni di portafoglio, ipotizzando un importo iniziale di 10.000 euro con rendimenti total return (inclusi dividendi e cedole) al lordo della tassazione e ribilanciamento annuale:
Come potete vedere, ho messo il bitcoin al posto della parte azionaria per non aumentare ulteriormente l’esposizione azionaria complessiva. A questo punto, ho fatto partire la simulazione dal gennaio 2016, per avere un orizzonte di 10 anni.
In questo lasso di tempo (anomalo perché il bitcoin si è apprezzato in modo considerevole ma con svariati episodi di oscillazioni, anche brusche) un 5% di bitcoin in portafoglio ha fatto aumentare di oltre 4 punti la volatilità, ma di oltre 6 punti il rendimento. E con un'efficienza rischio-rendimento maggiore.
Possono sembrare numeri poco rilevanti, ma che succede se andiamo a creare un portafoglio 3 in cui al posto del bitcoin mettiamo l'oro?
Nonostante la corsa dell'oro in questi anni, l'impatto di un 5% di oro sul portafoglio di partenza è solo marginale (un po' più di rendimento con un po' meno di volatilità) rispetto al ciclone - in termini relativi - provocato dal bitcoin.
E lo stesso vale anche se accorciamo un po' l'orizzonte temporale per evitare di includere la fase di crescita vertiginosa del bitcoin. Restringendo la durata dei portafogli a cinque anni da oggi, quello con 5% di bitcoin ha circa un punto percentuale in più di rendimento annuo, a fronte però di 1,4 punti di volatilità in più rispetto al 60/40 standard.
A questo punto possiamo però fare il passaggio successivo e domandarci: in base alla strategia di portafoglio core-satellite standard, mettere quel 5% di bitcoin in portafoglio ha mantenuto l'equilibrio di rischio-rendimento complessivo?
Stiamo considerano un investitore con un profilo di rischio intermedio che di base investirebbe con una strategia 60% azionaria e 40% obbligazionaria.
Riprendendo l'orizzonte a cinque anni, con il bitcoin al 5% l'investitore si sarebbe ritrovato con una volatilità del 10,9%. Grossomodo la stessa che avrebbe avuto alzando la componente azionaria al 75-80%.
Il gioco vale la candela? Dipende dal grado di rischio che si vuole correre. Se non si è disposti a tollerare una volatilità aggiuntiva a quella di un portafoglio 60/40 standard, va da sé che inserire una componente di bitcoin (anche marginale) sbilancerà in modo molto importante il profilo di rischio e rendimento complessivo.
Non ci sono risposte giuste o sbagliate, ma questo ci riporta a un punto essenziale dei nostri ragionamenti: come interpretare il rischio del portafoglio.
Per esempio, potremmo trovarci a dover usare all'improvviso i soldi dei nostri investimenti e trovarli in perdita (o comunque con un valore molto più basso di quanto ci saremmo aspettati) solo perché abbiamo messo in portafoglio molto più bitcoin - o singole azioni ad alto rischio, materie prime speculative e così via - di quanto ci saremmo potuti permettere.
Ricordate sempre che il rendimento migliore di un qualsiasi investimento non è mai il più elevato in valore assoluto, ma il maggiore che siamo disposti a tollerare per ogni unità di rischio aggiuntiva. Esattamente come per il nostro cibo preferito: non siamo disposti a mangiarne fino a scoppiare e dover fare la lavanda gastrica solo perché ci piace tanto, ma ne mangeremo quanto basta per soddisfare le nostre papille gustative e il nostro umore. E nulla di più.
Insomma, non sappiamo se la discesa del bitcoin continuerà ancora o se il peggio è passato e ora la criptovaluta è pronta a riprendersi. Né ci interessa saperlo, anche perché non abbiamo nessuno strumento per prevedere il futuro. E anche perché non è detto che nei prossimi dieci anni il contributo al rendimento sarà simile a quello osservato nel passato.
Quello che sappiamo è, se abbiamo costruito bene il nostro portafoglio core-satellite guardando anche alla volatilità dei vari strumenti, l'andamento del bitcoin delle ultime settimane non dovrebbe andare a incidere in modo strutturale - anche se un po' lo farà - sull'andamento complessivo del nostro denaro.
E voi: avete investito o considerato di investire una parte del vostro denaro in bitcoin o criptovalute? Come le avete inserite nel vostro portafoglio? Raccontatemi la vostra esperienza alla mail mcapponi@class.it.
Ci sentiamo la prossima settimana!