Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Tiriamo un po' di somme di questo primo semestre sui mercati. Molto probabilmente negli ultimi giorni, con la correzione dei titoli tecnologici molto brusca della scorsa settimana, vi siete imbattuti in contenuti apocalittici che parlano di bolle, mercati al capolinea, crac dell'intelligenza artificiale e via dicendo.
In realtà, sta succedendo qualcosa di molto più sottile ma fondamentale per i nostri portafogli: non è tanto un po' di volatilità sul settore tecnologico a farci male, quanto piuttosto la concentrazione che questo settore ha assunto nei nostri investimenti passivi.
Come ha detto splendidamente il market analyst di eToro Gabriel Debach nel corso di un evento in Borsa Italiana la scorsa settimana, da un paio di anni a questi parte siamo sottoposti «a una dieta di portafoglio squilibrata, in cui il settore tecnologico ha praticamente divorato tutto».
Non è detto, dice Debach, che questo regime alimentare si basi solo sull'assunzione massiccia di cibo spazzatura. Anzi: gli utili delle aziende dell'AI per ora sembrerebbero giustificare ampiamente i multipli prospettici che, anzi, si stanno contraendo proprio perché la crescita degli utili è perfino più alta di quella in borsa dei titoli.
Semplicemente, sta cambiando - senza che ce ne rendiamo conto - un principio chiave del portafoglio. Ancora Debach: «Ora è tempo di fare attenzione a quello che c’è nel piatto. La diversificazione è la chiave principale: è l’investitore a dover sapere quello che vuole mangiare, anche quando sceglie solo strumenti passivi».
Parliamoci chiaro: quando parliamo di diversificazione, e lo abbiamo fatto spesso in questa newsletter, partiamo sempre da un principio sacrosanto della finanza personale.
Diversificare in modo realmente passivo significa esporsi a un indice di mercato ampio e diversificato (Msci World, Msci All-Country World e simili) accettandone la sua composizione come il modo più genuino possibile per comprare tutto il mercato, e quindi fotografare al meglio l'andamento dell'economia globale.
Ogni scelta che devia da questi indici ampi e diversificati è in qualche modo un posizionamento attivo contro il mercato.
Quello che però ci dice Debach, e che ora vi presenterò con alcuni numeri, è più profondo: l'analista ci sta dicendo che la nostra "dieta finanziaria", per la direzione che ha preso il mercato, è ormai talmente sbilanciata verso la tecnologia e l'intelligenza artificiale che dobbiamo:
Nell'indice S&P 500 ormai l'accoppiata tecnologia-telecomunicazioni (che include titoli come Meta e Alphabet) pesa il 50% della capitalizzazione totale. Nell'Msci World la quota è del 30%, mentre nell'Msci All-Country World sale al 33%.
Ma c'è un altro aspetto curioso che fa riflettere: fino alla fine dello scorso anno l'indice che riunisce mercati sviluppati ed emergenti vedeva sul podio dei Paesi più rappresentati dopo gli Stati Uniti (66%) rispettivamente Giappone (5,5%), Regno Unito (3,3%) e Canada (3,1%). Oggi al terzo e quarto posto ci sono Taiwan (3,2%) e Corea del Sud (2,8%). Due mercati che stanno correndo tantissimo proprio grazie al boom dei semiconduttori per l'intelligenza artificiale, di cui sono leader di mercato globali.
Ascolta qui l'ultima puntata del podcast:
Ma c'è un altro aspetto molto interessante in questo ragionamento: il declino (relativo ovviamente) delle Magnifiche 7.
Come ha detto Maria Paola Toschi, global market strategist di Jp Morgan Am, in occasione della presentazione dell'outlook di metà anno della società, «il concetto di Magnifiche 7 «è stato superato, e stanno al contempo emergendo altri temi che hanno reso l’approccio alla tecnologia più globale, anche all’infuori degli Usa».
Vediamo con un po' di dati cosa significa questo concetto:
Proviamo a unire i puntini: la corsa dei mercati negli ultimi sei mesi 1) non è stata guidata dei soliti noti della tecnologia; 2) ha portato alla ribalta società - spesso tecnologiche - a minore capitalizzazione; 3) ha visto l'emergere di nuovi vincitori del mondo AI, specialmente nei mercati asiatici.
Il punto non è che la concentrazione sia aumentata negli ultimi sei mesi. È che gli indici continuano a riflettere una struttura costruita sui vincitori del passato, mentre la leadership del mercato si sta allargando. Tra l'altro, spiega in un'analisi il country manager di JustEtf in Italia, Lorenzo Demaria, da inizio anno solo due Magnifiche 7 (Alphabet e Nvidia) hanno sovraperformato l'S&P 500.
«Quando una manciata di titoli pesa così tanto sull'indice, il movimento di pochi nomi muove tutto il resto», scrive Demaria nella sua analisi, per poi aggiungere. «L'approccio cap weighted, del resto, funziona proprio così: più un'azienda vale, più pesa. È il modo più passivo per replicare il mercato e nel lungo periodo ha premiato chi è rimasto investito senza farsi troppe domande».
Gli investitori sono quindi al bivio: accettare le regole del gioco così come sono, ed esporsi al rischio di sovra-concentrazione, oppure «cercare un ribilanciamento diverso», conclude Demaria.
Come è possibile farlo oggi?
Se è vero che comprando Stati Uniti o emergenti ci si espone ormai in modo massiccio alla catena del valore dell’AI (e quindi al tech, con tutti i rischi annessi), «l’Europa diventa il vero elemento di diversificazione, perché gli investimenti del continente sono indirizzati verso difesa e infrastrutture», ha sottolineato Toschi di Jp Morgan Am.
Insomma, il messaggio di tutta la storia è chiaro: in un mercato sempre più concentrato in un solo settore, si può scegliere di giocare secondo le regole dell'investimento passivo puro oppure prendere un posizionamento (attivo) contro la concentrazione. Ognuno deve scegliere la sua dieta in base al suo profilo di rischio e agli obiettivi che si è posto. Ma sapendo che ormai la (poca) diversificazione è un rischio che bisogna essere consapevoli di dover gestire, oppure di non volerlo fare.
Per anni investire passivamente significava evitare di fare scommesse. Oggi, paradossalmente, la scommessa principale potrebbe essere quella incorporata nell'indice stesso: che la concentrazione continui a premiare. Accettarla o meno è diventata una scelta dell'investitore.
E voi: avete preso dei correttivi contro il peso estremo della tecnologia in portafoglio? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. Alla prossima settimana!