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Usa, lo scudo missilistico di Trump rischia di accendere la corsa alle armi nucleari di Cina, Russia e Corea del Nord

di Austin Ramzy, Thomas Grove e Timothy W. Martin (Wall Street Journal)
27 maggio 2025, 19:18 Ultimo aggiornamento: 19:19

Lo scudo missilistico vuole proteggere il territorio statunitense dai missili ipersonici, combinando intercettori terrestri e satelliti

Il piano del presidente Donald Trump per un ambizioso scudo missilistico chiamato «Cupola d’oro» ha scatenato dure reazioni da parte di Cina, Russia e Corea del Nord, che lo accusano di innescare una pericolosa nuova corsa agli armamenti. Il progetto mira a proteggere il territorio statunitense da minacce ad alta tecnologia, tra cui i missili ipersonici, combinando intercettori terrestri e satelliti.

L’obiettivo di Trump è rendere operativo lo scudo entro la fine del suo mandato. Ma i tre principali avversari strategici degli Stati Uniti, Pechino, Mosca e Pyongyang, stanno investendo pesantemente proprio in tecnologie pensate per aggirare le difese americane e acquisire vantaggi anche nello spazio. E sempre più spesso collaborano militarmente fra loro.

«Il più grande piano di riarmo della storia»

Martedì, la Corea del Nord ha definito la Cupola d’oro «il più grande piano di riarmo della storia». Cina e Russia, in una dichiarazione congiunta all’inizio del mese, hanno bollato il progetto come «profondamente destabilizzante». La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato che si tratta di «una minaccia diretta ai fondamenti della stabilità strategica». I tre Paesi hanno anche denunciato la parte più controversa del progetto: gli intercettori spaziali, che secondo loro rischiano di trasformare lo spazio in un campo di battaglia.

Un’illusione pericolosa

Secondo esperti internazionali, uno dei rischi principali della Cupola d’oro è che, anziché rafforzare la sicurezza, possa incentivare la proliferazione di missili, compresi quelli a capacità nucleare. Il piano arriva in un momento critico: l’ultimo grande trattato sul disarmo nucleare tra Stati Uniti e Russia è destinato a scadere l’anno prossimo, aprendo la porta a una possibile accelerazione della dotazione nucleare russa.

«Questo scudo è un’illusione difensiva: ti dà l’idea di poter essere al sicuro, ma in realtà spinge altri Paesi a costruire centinaia o migliaia di missili», ha detto Pavel Podvig, ricercatore senior presso l’Istituto delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Disarmo.

Un sistema come quello ipotizzato da Trump potrebbe teoricamente intercettare le armi ipersoniche russe durante le fasi iniziali del lancio, quando sono ancora relativamente lente, secondo David Wright del Mit. Ma fermare i missili balistici intercontinentali sarebbe molto più complesso: bisognerebbe disporre di intercettori estremamente vicini a ogni possibile punto di lancio, distribuiti attraverso gli 11 fusi orari della Russia.

Pyongyang alza la posta

La Corea del Nord, intanto, dispone già di missili in grado di colpire il suolo americano e punta a svilupparne di più potenti, con maggiore autonomia, carichi più pesanti e tempi di reazione più rapidi. Sta inoltre lavorando su tecnologie ipersoniche, droni nucleari sottomarini e armamenti tattici, anche se gli analisti ritengono che non siano ancora pronti per il combattimento.

Gli Stati Uniti hanno installato decine di intercettori a terra in Alaska e California fin dai primi anni 2000, oltre a testare sistemi basati sulla marina (Aegis) e su piattaforme terrestri in Romania e Polonia. A queste si aggiungono i missili Patriot e il sistema Thaad, utilizzato in aree sensibili come la Corea del Sud e Guam.

Rendere operativa la Cupola d’oro in poco più di tre anni appare però una sfida colossale. Secondo Podvig, anche nella migliore delle ipotesi, un tale scudo potrebbe intercettare solo l’85% dei missili in arrivo, un margine che potrebbe indurre in errore i decisori politici, illudendoli di essere protetti.

Inoltre, i piani per intercettori spaziali sollevano forti perplessità. Un’analisi del Congressional Budget Office ha stimato che per fermare uno o due missili di un avversario minore, come la Corea del Nord, sarebbero necessari oltre 1.000 satelliti. Per fronteggiare potenze come Russia o Cina, ce ne vorrebbero decine di migliaia.

Mosca e Pechino considerano questi sistemi indistinguibili da armi offensive. «Temono che una difesa così avanzata possa dare agli Stati Uniti il coraggio di agire militarmente in modo più aggressivo», ha spiegato Tong Zhao, esperto della Carnegie Endowment for International Peace. Questo, secondo lui, aumenta il rischio che Russia e Cina accelerino lo sviluppo di armi anti-satellite e altre tecnologie per la guerra spaziale.

La Cina accelera sul nucleare

Nel frattempo, la Cina sta rapidamente espandendo il proprio arsenale nucleare. Secondo un rapporto della Federation of American Scientists, ha costruito circa 350 nuovi silos per missili e diverse basi per lanciamissili mobili. Dei suoi oltre 700 lanciatori terrestri, 462 possono essere armati con missili capaci di raggiungere gli Stati Uniti.

Pechino sta anche potenziando i suoi sottomarini con missili balistici a lungo raggio e sviluppando modelli più silenziosi (Tipo 096). Nel 2019 ha rivelato bombardieri modificati con missili balistici lanciabili dall’aria, potenzialmente a testata nucleare.

«Non siamo ancora tornati ai livelli della Guerra Fredda», ha detto Hans Kristensen, che ha guidato il rapporto. «Ma è chiaro che stiamo vedendo all’opera le stesse dinamiche che in passato hanno portato a una corsa agli armamenti nucleari». (riproduzione riservata)


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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