Una tregua commerciale di 90 giorni tra Stati Uniti e Cina ha innescato una corsa frenetica per svuotare magazzini e riavviare spedizioni, mentre imprese da entrambi i lati del Pacifico cercano di approfittare della momentanea riduzione dei dazi imposti durante la guerra commerciale.
Adam Leeb, imprenditore di Detroit, sta cercando di spedire in fretta 700 mila dollari di macchine da scrivere elettroniche dalla Cina, finché le condizioni restano favorevoli. La sua azienda, Astrohaus, produttrice di strumenti digitali per scrittori, aveva sospeso le spedizioni dopo aver pagato 23 mila dollari di dazi a marzo, quando l’amministrazione Trump aveva alzato le tariffe fino al 145%.
Ora che, grazie all’accordo raggiunto a maggio tra Washington e Pechino, i dazi sono scesi al 30%, Leeb ha deciso di riattivare le importazioni. «Probabilmente questo è lo scenario migliore che potremo avere per un po’», ha dichiarato.
L’annuncio della tregua ha provocato un’impennata immediata: nella settimana del 12 maggio, le prenotazioni di container dalla Cina agli Stati Uniti sono più che raddoppiate rispetto alla settimana precedente, raggiungendo i livelli più alti degli ultimi dodici mesi (circa 2,2 milioni di container da 20 piedi), secondo i dati di Vizion e Dun & Bradstreet.
Tuttavia, gli analisti avvertono: l’impennata potrebbe essere effimera. Le incertezze sui futuri dazi e sulle condizioni dell’economia statunitense rendono difficile prevedere un ritorno ai volumi pre-guerra commerciale. Infatti, nella settimana successiva, le prenotazioni sono scese a circa 1,4 milioni di container.
Molti produttori cinesi stanno approfittando della tregua per evadere ordini rimasti bloccati. Lisa Wang, dipendente di un’azienda tessile nella provincia di Zhejiang, ha riferito che sono riusciti a spedire una dozzina di container contenenti protezioni per materassi e cuscini. «Non sappiamo cosa succederà tra 90 giorni, quindi stiamo spedendo tutto quello che possiamo ora», ha detto.
Ma la capacità logistica non tiene il passo con la domanda. Diverse compagnie marittime, in risposta al crollo dei volumi durante la guerra commerciale, avevano spostato le proprie navi su altre rotte o ridotto le dimensioni delle imbarcazioni dirette verso la West Coast americana. Ora, con il ritorno della domanda, i costi di trasporto stanno salendo: l’indice dei prezzi per le spedizioni da Shanghai è aumentato del 10% nella settimana del 12 maggio.
Per molti settori, 90 giorni non bastano. «Il nostro ciclo produttivo e logistico è di almeno 12 settimane», ha spiegato Vincent Ambrose, direttore commerciale della californiana FranklinWH Energy Storage, che produce sistemi di accumulo energetico anche a Shenzhen. «Anche se volessimo affrettarci, non riusciremmo a competere per lo spazio con giganti come Amazon, Apple o Walmart».
Anche con i dazi ridotti al 30%, molte aziende continuano a esplorare alternative a lungo termine. «Sì, c’è un sollievo temporaneo, ma non credo che ciò si tradurrà in una valanga di volumi», ha affermato Niels Rasmussen, analista di bimco, associazione internazionale del trasporto marittimo.
Lo conferma anche Godfrey Chan, imprenditore del settore cartotecnico, che ha trasferito parte della produzione in Vietnam nel 2023. Le sue borse regalo natalizie e di compleanno prodotte in Cina sarebbero soggette a un dazio del 55%, contro il 10% attuale applicato a quelle vietnamite. «La differenza è evidente», ha detto. Anche i dazi sui prodotti vietnamiti, recentemente aumentati al 46%, sono stati sospesi per 90 giorni.
Nel frattempo, Leeb resta prudente: un altro ordine previsto per agosto è stato messo in standby, nel timore che i dazi tornino a salire. «Se compro troppo ora e poi i dazi tornano alti, rischio di restare senza liquidità», ha spiegato. Dopo aver cercato invano di ottenere sconti dai produttori cinesi, operanti già con margini sottili, ha aumentato i prezzi dei suoi prodotti fino al 10% e sta dando priorità agli ordini in prevendita.
Intanto, Leeb ha iniziato a visitare stabilimenti in Vietnam e Indonesia per valutare un parziale spostamento della produzione. «Ora devo prenderla seriamente in considerazione», ha detto. (riproduzione riservata)
