Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Ci siamo quasi: domani (salvo sorprese dell'ultimo minuto) la Banca Centrale Europea taglierà ancora una volta i tassi d'interesse sui depositi, portandoli al 2% dal 2,25% attuale. Appena un anno fa questo tasso era al 4%: il doppio.
La notizia può essere positiva per i nostri soldi. Ad esempio chi, come me, ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile vedrà la rata scendere ancora un pochino: il che significa arrivare a fine mese senza mangiare pane azzimo e olive fino a che non arriva il nuovo stipendio.
Per capire bene cosa succede al nostro denaro con i tassi che scendono, facciamo un mini-ripasso (ma veramente mini, come alle superiori quando si studiava sul Bignami) di macroeconomia.
Nel 2022, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, i prezzi dell'energia in Europa sono esplosi, e l'inflazione è salita alle stelle.
La Bce, per tenere sotto controllo l'inflazione, può usare il suo principale potere di politica monetaria, il controllo sui prezzi alzando o abbassando i tassi di interesse. Di tassi di riferimento ce ne sono tre, ma quello che generalmente indichiamo noi giornalisti è il tasso di deposito, cioè l'interesse che ricevono le banche per tener parcheggiato il loro denaro presso la Banca Centrale Europea.
Immaginiamo la Bce come una gigantesca banca delle banche: esattamente come noi veniamo remunerati per parcheggiare il nostro denaro (vi ricordate i conti di deposito?), così le banche che depositano il loro denaro presso la Bce vengono pagate per tenerlo fermo e non utilizzarlo.
Quando l'inflazione è alta la Bce può decidedere, come ha fatto a partire dal 2022, di alzare i tassi di interesse sui depositi, in modo tale da invogliare le banche a tenere il loro denaro fermo e a NON immetterlo nell'economia attraverso prestiti alle famiglie (come i mutui) o alle imprese. Le banche continueranno a concedere mutui e prestiti, ma solo a tassi elevati, superiori a quelli definiti dalla Bce.
Perché la banca centrale dovrebbe far frenare volutamente l'economia? La risposta non è «perché è cattiva».
Detto molto molto semplicemente, se in giro c'è meno denaro le persone consumano meno e l'inflazione si sgonfia (cosa che effettivamente è successa). E la Bce NON ha nel suo mandato - cioè nei suoi compiti - la crescita economica, ma la stabilità dei prezzi: deve cioè garantire che l'inflazione rimanga il più possibile vicino al 2%.
I tassi sono arrivati a un massimo del 4,5% nel settembre del 2023. Poi, a partire dal giugno scorso e con l'inflazione in calo (oggi è all'1,9%), la banca centrale ha iniziato a tagliare i tassi, per evitare che una politica monetaria troppo dura (in termini tecnici si dice restrittiva) potesse mettere in crisi la tenuta del sistema economico europeo.
Insomma, quando l'economia rallenta (e c'è il rischio di una recessione) e l'inflazione è sotto controllo la banca centrale può scegliere di cambiare la rotta e abbassare i tassi di interesse, in modo tale che le banche siano incentivate a immettere il denaro nell'economia stimolandola.
Bene, spero di non avervi annoiato finora. Che succede adesso, e perché dovrebbe importarcene qualcosa? Molto probabilmente domani (se non succede comunque conservate questo episodio per le regole generali) la Bce porterà il tasso sui depositi al 2%. Molto più alto rispetto a cinque anni - quando i tassi erano intorno allo 0% - ma la metà rispetto a un anno fa.
Che significa per noi investitori squattrinati? Nell'ultimo numero di Milano Finanza io e la collega Elena Dal Maso abbiamo esplorato cinque idee di investimento da minitassi, la collega Rossella Savojardo ha fatto il punto sui mutui e sempre io ho messo a confronto conti deposito ed Etf monetari. Andiamo a passare in rassegna anche qui i temi più importanti.
«Ritorno al passato», scrive Rossella Savojardo nel suo articolo. «Dopo quasi tre anni di tassi fissi più convenienti dei variabili, sul mercato dei mutui torna la normalità: con i primi più cari dei secondi». I mutui a tasso fisso e variabile si calcolano a partire da due indici diversi: l'Euribor per i variabili,che segue l'andamento dei tassi delle banche centrali; e l'Irs per i fissi, che segue l'inflazione.
Facendola molto semplice, mi ha spiegato Rossella**, finché l'inflazione scendeva, ma i tassi della Bce no, convenivano i tassi fissi. Ora che la Bce sta tagliando i tassi, iniziano a convenire di più i variabili. Il che ha anche una sua logica, pensateci bene: chi sceglie di correre il rischio che il valore del suo mutuo salga (potenzialmente fino all'infinito), in generale dovrà accettare un tasso iniziale un po' più basso di chi decide di cristallizzare la sua rata per tutta la durata del mutuo.
I tassi in ribasso sono vantaggiosi, ad esempio, per chi:
Vi ricordate la liquidità da investimento? Andatevi a recuperare tutto quello che c'è da sapere sul tema qui.
Con i tassi in ribasso, potreste avere un'ultima finestra utile per bloccare i rendimenti attuali dei depositi, prima che le banche adattino la loro offerta ai nuovi tassi della Bce.
Attualmente si possono ancora sottoscrivere depositi vincolati al 3% lordo annuo (ma con tassazione al 26%, ricordatevi!): questo significa assicurarsi questo rendimento a prescindere dal fatto che la Bce nel prossimo anno, o nei prossimi due o tre - a seconda della durata del deposito che scegliete - continui a tagliare il costo del denaro.
In questo caso invece un Etf monetario non aiuta, perché il suo tasso si adatta istantaneamente alle mosse della Bce. Attenzione però: come spieghiamo nell'articolo a quattro mani con Elena Dal Maso, la Bce che taglia i tassi apre tante opportunità sul mercato azionario che prima non c'erano.
Morale: chi ha scelto di restare alla finestra con un Etf ci mette un attimo a smontare la posizione e investire nelle borse. Chi ha il denaro bloccato nel conto deposito...beh, non altra scelta che aspettare la fine vincolo.
Un ultimo spunto che voglio darvi riguarda i titoli di Stato^. Che succede ai bond, ad esempio i Btp, quando la Bce taglia i tassi?
Come spiega il consulente finanziario indipendente Giorgio Vintani nel nostro articolo di Milano Finanza, a essere favoriti dal nuovo taglio dei tassi dovrebbero essere quei Btp che hanno una scadenza intermedia (tra i quattro e i sette anni) con cedole molto basse, che non dovrebbero vivere in modo troppo forte questo movimento al rialzo dei prezzi e che al contempo si possono comprare sul mercato sotto alla pari, intascando quindi la plusvalenza alla fine (seppur senza cedole periodiche interessanti).
Nell'articolo Vintani suggerisce anche cinque codici Isin che secondo lui (NON secondo me, perché per il mio lavoro non devo, non posso e non voglio dare consigli di investimento) sono interessanti. Per scoprirli...beh, leggere l'articolo!
E ricordatevi, se avete dubbi o volete suggerirmi idee per la newsletter o il podcast, di farmelo sapere scrivendo una mail a mcapponi@class.it o a podcast@class.it. Oggetto della mail Newsletter.
Noi ci sentiamo la prossima settimana! A presto
** Per capire precisamente come funzionano i mutui, in questo episodio del podcast Rossella mi ha fatto compagnia e mi ha spiegato per filo e per segno tutto quello che c'è da sapere
^ Non parlerò di borse perché 1) l'articolo che ho scritto con Elena parla proprio di questo e 2) una parte di portafoglio azionario, coerentemente con l'età e il proprio profilo di rischio, andrebbe tenuta a prescindere. Non vi voglio dare il messaggio di iniziare a investire ora in borsa perché, come ho detto più volte, il momento giusto per investire in borsa è sempre ieri e MAI domani