L'utile netto consolidato di Banca Generali ha raggiunto 278,7 milioni nel primo semestre 2026, +39,2% rispetto ai 200,2 milioni dello stesso periodo 2025. Il dato supera i 257,9 milioni indicati dal consenso raccolto dalla società su nove analisti che seguono il titolo. I profitti hanno beneficiato del livello record dell'utile ricorrente, pari a 202,1 milioni (+14,6%), rafforzato dalle più recenti iniziative, ovvero l'integrazione di Intermonte e l'insurbanking con Alleanza, alle quali nelle scorse settimane si sono aggiunti l'accordo sugli Etf con Investlinx e il progetto Pmi2Change per sostenere lo sviluppo e la valorizzazione delle piccole e medie imprese. L'utile non ricorrente si è attestato a 76,6 milioni (23,8 milioni nel primo semestre 2025) grazie all'andamento positivo dei mercati finanziari, che ha più che compensato un onere fiscale di 19,6 milioni riconducibile alla controllata BG Luxembourg. A fine giugno le masse totali hanno raggiunto il nuovo massimo di 129 miliardi (+13,6% annuo, +6,7% da inizio 2026) «di cui più di 80 miliardi generano commissioni ricorrenti», ha sottolineato l'ad Gian Maria Mossa. Un'espansione raggiunta sia grazie all'effetto positivo dei mercati, sia per i flussi. Su questo fronte i primi sei mesi hanno visto una netta accelerazione della raccolta netta che ha raggiunto 4,4 miliardi a fine giugno, di cui 3,2 miliardi prodotti dalla rete esistente e 1,2 miliardi relativi ai reclutamenti nel periodo (oltre un centinaio). «Nonostante le scadenze fiscali, anche a luglio la raccolta è solida, oltre 500 milioni. Alziamo la nostra guidance di raccolta netta totale 2026 da oltre 6,5 miliardi a circa 7,5 miliardi», ha detto Mossa. I dati di raccolta di luglio saranno pubblicati nella prima settimana di agosto. E per quanto riguarda il dividendo sul 2026, «stiamo calcolando i ratio patrimoniali considerando un pay-out maggiore dell'80%, in linea con la nostra politica di remunerazione», ha aggiunto Mossa. Che è al lavoro sul nuovo piano industriale atteso per novembre a conclusione del piano 2022-2024 e dopo un anno, il 2025, in cui la strategia era rimasta in stand by per le incertezze dell'ops di Mediobanca, poi bocciata. (riproduzione riservata)