
La vita di Mohnish Pabrai si divide in modo simmetrico tra somiglianza e differenza, come emerge in modo limpido dal libro «Investi come i milionari» scritto dal giornalista economico William Green, da poco in libreria. Mohnish oggi è un grande investitore e gestisce oltre un miliardo di dollari attraverso la sua Pabrai Investments Funds, realizzando l’aspirazione a una vita decisamente diversa da quella trascorsa in India dal nonno, un mago di fama mondiale, o dal padre, imprenditore con alle spalle una lunga fila di aziende fallite.
Pabrai invece ha un’esistenza molto più simile a quella di Warren Buffet. Intanto il soprannome: Buffet è «l’oracolo di Omaha», Mohnish è «l’oracolo di Irvine». Tanta vicinanza non è casuale perché Mohnish Pabrai ha clonato Warren Buffet, ottenendo il proprio successo copiando spudoratamente e senza nasconderlo le migliori idee, strategie e concetti di quello che probabilmente è il riferimento assoluto nel campo degli investimenti finanziari.
Nato nel 1964 a Bombay, Mohnish si è trasferito negli Stati Uniti negli anni Ottanta per frequentare la Clemson University e laurearsi in ingegneria. Nel 1990 lancia un’azienda di consulenza tecnologica finanziata con 70mila dollari in debito da carta di credito e 30mila presi dal suo fondo pensione.
Nel 1994 Pabrai ha già messo da parte 1 milione di dollari di risparmi e mentre aspetta un volo a Londra acquista un libro dove per la prima volta legge di un tale Warren Buffet. Da quel momento per Mohnish c’è un’ossessione chiamata Warren: vuole sapere e capire ogni dettaglio di lui e di come scelga i suoi investimenti, così inizia a leggere tutto il materiale disponibile su quell’uomo.
Una delle prime scelte azionarie di Pabrai è, nel 1995, una piccola società tecnologica indiana: in cinque anni il valore azionario aumenta di circa 140 volte e Mohnish vende con un profitto di 1,5 milioni di dollari. Per Mohnish infatti, mutuando da Buffet, investire è soprattutto questione di saper attendere quei rari momenti in cui le probabilità di fare soldi superano di gran lunga quelle di perderli.
Per fare questo è necessario conoscere nei dettagli mercato e aziende e infatti Pabrai, esattamente come Buffet, mantiene la sua agenda di impegni praticamente vuota, così da potersi dedicare quasi in toto alla lettura e allo studio di aziende. Zero riunioni, zero telefonate. Consigli azionari agli amici però ce ne sono e così nel 1999 diversi di loro gli chiedono di gestire il loro denaro: nasce così un fondo di investimento da 1 milione di dollari, di cui 100mila escono dalle tasche dello stesso Mohnish che si dedica solo agli investimenti, vendendo l’azienda nata nel 1990 per 6 milioni di dollari.
Gli investimenti di Pabrai sono estremamente selezionati, con portafoglio ultra concentrato sul modello di Warren Buffet, manco a dirlo. Le regole: si investe in aziende che rientrano nel proprio ambito di competenza, comprate a un prezzo molto più basso del loro valore sottostante, con bilanci chiari e semplici. Inoltre niente investimenti in Paesi che non rispettano i diritti degli azionisti, stop anche a startup e Ipo.
Mohnish Pabrai e Warren Buffet si sono incontrati di persona per la prima volta nel 2008, in un pranzo durato tre ore, dopo che parecchi anni prima Pabrai, consapevole di dover ancora imparare molto, aveva scritto a Buffet proponendo di lavorare per lui gratis. Anche se non hanno mai avuto modo di collaborare strettamente, è come se Mohnish Pabrai sia stato non l’uomo che ha provato semplicemente a seguire le orme di Warren Buffet, ma a mettere i suoi piedi nei solchi lasciati dall’oracolo di Omaha.
Articolo pubblicato sul numero di giugno 2024 di Patrimoni