Il calo dei rendimenti dei Treasury, dopo i massicci programmi di riacquisto annunciati dal governo Usa, e la flessione del dollaro hanno ieri dato slancio ai prezzo dell'oro che ha sfiorato i 4.500 dollari l'oncia (contratto spot), riportandosi sui massimi da inizio giugno. In particolare i future hanno guadagnano il 3,5% a 4.484 dollari l'oncia. In crescita anche gli altri metalli preziosi, dall'argento (+2,9% a 65,14 dollari) al platino (+3,6% a 1.775 dollari). Nell'ultimo mese il metallo giallo ha guadagnato l'11,6% e a12 mesi il 35%, battendo così la performance dello S&P 500 in entrambi i periodi, con l'indice di Wall Street salito rispettivamente del 3,3% e del 20%. In attesa delle mosse sui tassi della Fed a settembre, molti investitori restano positivi. È il caso di Rick de los Reyes, responsabile delle materie prime in T. Rowe Price. A suo parere, «nel lungo periodo la tesi strutturale a favore dell'oro rimane intatta. Il metallo prezioso potrebbe continuare a svolgere il ruolo di potenziale protezione contro la svalutazione delle valute e contro i rischi associati a livelli elevati di debito pubblico e deficit fiscali». Poiché è improbabile che debito e deficit Usa diminuiscano in modo significativo - e potrebbero persino aumentare a seguito di ulteriori spese legate alla guerra - il money manager di T. Rowe Price ritiene che l'oro possa giocare un compito importante di bilanciamento del portafoglio dalle oscillazioni dei mercati azionari e obbligazionari. (riproduzione riservata)