Dopo il rimpallo del Parlamento iniziato a maggio sulla richiesta della Procura di Milano di accedere alle chat dell'ex dg del Tesoro Marcello Sala con nove parlamentari, sull'inchiesta Mps-Mediobanca è calato il silenzio, complice anche il fatto che al momento del rinnovo del board di Montepaschi lo scorso aprile le strade di Luigi Lovaglio, Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri si sono di fatto divise. Ma magistrati e Guardia di Finanza, che indagano il ceo di Mps, il costruttore-editore romano e il presidente di Delfin ed EssilorLuxottica per presunta manipolazione del mercato e ostacolo alla vigilanza, non sono rimasti fermi.
Le indagini dei pm Luca Gaglio e Giovanni Polizzi coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Pellicano, sono attualmente nel mezzo di una corrispondenza con la giunta per le autorizzazioni della Camera, per provare ad accedere ai messaggi dell'ex dirigente del Tesoro, non indagato, ritenuti utili all'indagine sull'«abb», il collocamento accelerato con il quale a novembre del 2024 il Mef vendette attraverso Banca Akros il 15% di azioni Mps, e sulla scalata di Rocca Salimbeni a Mediobanca, che è l'altro momento sotto la lente degli inquirenti. Finora il Parlamento ha alzato ostacoli procedurali all'accesso dei magistrati alle chat di Sala. Ma secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, anche senza quei messaggi l'inchiesta può proseguire. Anzi, la procura avrebbe raccolto una mole di informazioni considerata già ora ampiamente sufficiente per arrivare alla chiusura delle indagini.
Gli investigatori starebbero comunque in queste settimane completando l'analisi del materiale acquisito dai telefoni e dai dispositivi dei soggetti coinvolti. Sono migliaia di pagine di conversazioni per le quali la Guardia di Finanza deve depositare una relazione finale. Solo dopo la lettura e la valutazione del rapporto, i pm potranno incrociare gli altri dati raccolti e stabilire se siano necessari altri approfondimenti oppure tirare formalmente le somme di oltre un anno di attività investigative. La tempistica della chiusura delle indagini, quindi, resta ancora incerta. Ci sarebbe l'obiettivo della fine dell'anno, ma prevarrebbe ancora la prudenza. Anche perché i tre indagati possono chiedere di essere sentiti, e questo può far allungare i tempi ma anche reindirizzare le conclusioni dell'indagine.
Parallelamente resta aperto il capitolo delle conversazioni di Sala che potrebbero coinvolgere parlamentari, anch'essi non indagati. La procura ha presentato preventivamente alla Giunta per le autorizzazioni la richiesta di poter accedere a conversazioni potenzialmente riferibili a deputati e senatori, individuate attraverso specifiche parole chiave.
Il punto è stato oggetto di una richiesta di chiarimenti da parte delle Camere. I magistrati hanno precisato le modalità tecniche di estrazione e soprattutto le ragioni per le quali erano stati individuati anche dati relativi a parlamentari e a soggetti non indagati. La procura ha ribadito che non vi sarebbe stata una ricerca mirata sui parlamentari: i dati sarebbero stati selezionati attraverso parole chiave e solo successivamente sarebbe emerso un sottoinsieme contenente nomi di politici.
La distinzione è rilevante perché la presenza del nome di un parlamentare non significa necessariamente che la conversazione provenga da lui o che lo riguardi direttamente: potrebbe trattarsi anche di un riferimento fatto da un terzo. Proprio per questo la Procura considera quei dati potenzialmente rilevanti e ha scelto, in via prudenziale, di chiedere preventivamente l'autorizzazione all'accesso. La risposta della Giunta è attesa alla riapertura dopo la pausa estiva. Ma anche questo fronte potrebbe trasformarsi in un nuovo contenzioso sulle competenze tra autorità giudiziaria e Parlamento, qualora arrivasse un diniego ritenuto non pertinente rispetto a dati che non costituiscono atti parlamentari. (riproduzione riservata)