A livello internazionale sta avvenendo un mutamento rispetto agli iniziali dubbi nei confronti dei cripto-asset, pur nella forma delle stablecoin? Investire nelle cripto non è più come giocare al casinò o partecipare a una truffa, come tempo fa si diceva negli Usa? Dopo l'adozione del Genius Act qualcosa sembra inizi a cambiare anche in Europa e in alcuni settori del governo italiano.
Tuttavia limiti e rischi non risultano superati, pur dovendosi riconoscere qualche avanzamento nella regolamentazione e nei possibili controlli in questo campo. In sostanza, anche le stablecoin non sono un mezzo di pagamento, non hanno potere liberatorio nelle transazioni, non sono assimilabili a un titolo di credito, non presentano un chiaro debitore; potranno, progredendo, intralciare l'esercizio della politica monetaria. Insomma, a oggi non si sa come definirle sotto il profilo giuridico e sotto quello finanziario e operativo. Non sembra sufficiente per proteggere gli investitori che a garanzia della loro emissione vi siano titoli, anche in dollari, trasparenti e privi di rischi: l'esperienza dei derivati docet. Né è sufficiente che sussista l'obbligo di una riserva obbligatoria, senza tutto ciò che essa esige in termini di regole e di controlli anche ispettivi.
Negli Usa si immagina una crescita di questi asset fino a 2 mila miliardi, a motivo dell'aumentato interesse di investitori e operatori. Trump, la cui famiglia con società ad hoc sta traendo guadagni cospicui dall'operare in cripto, ha detto e ripetuto che intende fare degli Stati Uniti la patria di questi asset, che vuole inserire tra le riserve del Paese. Insomma, il tycoon punta molto sulle cripto, con le quali verosimilmente ritiene di poter conciliare interessi particolari e interessi generali.
Nell'Unione Europea si sono compiuti passi avanti nella regolamentazione del fenomeno con normative recepite anche in Italia, ma siamo ancora a metà del necessario percorso e non si dovrebbe restare in mezzo al guado. Soprattutto, data la volatilità degli asset in questione, occorre che si diffonda la consapevolezza che essi non formano un «campo dei miracoli», come diverse volte ha sottolineato il presidente della Consob Paolo Savona.
Il fenomeno è di portata straordinaria e globale, di gran lunga superiore alle vicende degli anni ‘80 riguardanti i cosiddetti titoli atipici. Anche in quel caso, comunque, si pose progressivamente rimedio ai rischi per i risparmiatori con la generale regolamentazione e la Vigilanza. In sostanza, un’assimilazione di chi crea questi asset a un intermediario finanziario sarebbe la via maestra da percorrere, anche se non ci si potrà illudere che non sorgano nuove forme di asset e non si pratichino nuove modalità elusive dei controlli per i quali resta fondamentale conoscere le chiavi di accesso tecnologico ai relativi programmi di creazione delle predette attività.
Il carattere internazionale di queste valute (come vengono impropriamente presentate) costituisce un oggettivo impedimento ai controlli, anche se ciò non è certo una sollecitazione a desistere dalla loro disciplina.
Occorrerebbe comunque un impegnativo accordo internazionale, per esempio a livello di G7, da recepire poi dai singoli partner traducendolo in norme e supervisioni. Ma, come ha sottolineato nei mesi scorsi il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta, una risposta efficace alle cripto è l'euro digitale, che ha tutto ciò che i cripto asset non hanno. La diffusione di questi ultimi dovrebbe costituire uno sprone ad accelerare una definitiva decisione, da parte delle istituzioni dell'Unione, sull'emissione di questa nuova forma di euro, la quale potrebbe in seguito portare alla revisione dell'assetto istituzionale dei rapporti tra sistema dei pagamenti, politica monetaria e Vigilanza bancaria. Così come si aprirebbe la strada per una valutazione organica del «che fare» in relazione all'incremento del fintech. Centrale è la tutela del risparmio.
In definitiva, agire sulle cripto significa affrontare, almeno in Europa, una riforma organica che riguarda questi stessi asset e ciò che ad essi è collegato. È nell'interesse globale che ciò avvenga. (riproduzione riservata)