Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Nell'ultimo numero di Milano Finanza ho raccontato un dato molto curioso: dal 2009 in avanti il mese di novembre è stato l'unico a finire sempre con il segno più sia per le borse mondiali sia per l'indice Msci World.
Non entrerò nel merito delle possibili spiegazioni, per le quali vi rimando alla lettura dell'articolo, ma mi concentrerò su un dato che per ragioni di spazio non ho potuto toccare se non marginalmente: nel confronto tra tutti gli stili di investimento (i fattori di cui parlavamo qualche settimana fa) solo uno ha fatto meglio dell'Msci World negli ultimi cinque anni. Sto parlando del fattore value.
Dal 2020 a oggi un Etf sull'Msci World value in euro avrebbe infatti reso più del 111%, contro il 98% dell'Msci World generalista. Questo stile di investimento, reso celebre da Warren Buffett e prima ancora dal suo maestro Benjamin Graham, può essere applicato sia tramite Etf sia selezionando singoli titoli. In quest’ultimo caso, consiste nel cercare società che, dopo un’analisi rigorosa dei dati di bilancio e di mercato, risultano sottovalutate rispetto al loro valore intrinseco.
Se queste sono le regole del gioco, il value è uno stile applicabile anche da noi piccoli investitori, seppur con un approccio il più possibile rigoroso. Andiamo a vedere come muoverci.
La ricerca accademica e di mercato sui fattori di investimento ha dimostrato che nel lungo periodo l'investimento value tende a generare extra-performance. Questo perché le società sottovalutate, se il loro valore intrinseco è effettivamente quello individuato dal value investor, nel tempo si muoveranno proprio verso quel valore, generando una performance positiva in borsa.
L'investimento value è quello che più di tutti si sposa con la filosofia di 4 Soldi da Investire, e cioè:
In questo senso, la logica dell'investimento value è opposta (anche se all'apparenza meno intrigante) del suo contraltare, lo stile growth, che consiste nell'investire in società che hanno aspettative di crescita dei ricavi e degli utili superiori rispetto al mercato.
Per l'investitore growth, tradizionalmente associato alle società tecnologiche che dal 2010 in avanti hanno rivoluzionato il mondo in cui viviamo, il tempismo è decisivo. Se avesse investito in Amazon nel 2005, ad esempio, si sarebbe portato a casa una performance dell'11.000%. Se lo avesse fatto nel 2015, si sarebbe dovuto "accontentare" del 700%...numeri impressionanti, certo. Ma la differenza è abissale!
C'è stato anche un periodo, in tutto ciò, in cui l'investimento growth sembrava veramente avere la meglio su quello value. Nel lungo decennio tra la grande crisi finanziaria del 2008-09 e il Covid, con l'inflazione rasoterra e i tassi tenuti a zero dalle banche centrali, gli investimenti growth ad alto rischio hanno effettivamente dominato il mercato.
Ma da qualche anno a questa parte, come mi spiega il gestore Richard Halle di M&G in questa intervista uscita su Milano Finanza, i titoli value (lui parla dell'Europa, in particolare) hanno ricominciato a vincere la sfida. E per Halle le cose possono solo migliorare perché, in termini di valutazioni, non c'è stata mai una differenza così ampia tra le azioni growth (molto care) e quelle value (molto economiche).
Il che ci porta al punto successivo: come si individua un'azione di tipo value? Il gioco, lo avremo capito, è quello di andare a scovare aziende sottovalutate ma che possano crescere nel lungo periodo. Servono quindi metodo e disciplina, andando a studiare i fondamentali e i bilanci. Ecco un possibile percorso:
Esempio: se la Farmaci & Affini ha un prezzo di mercato di 3 euro per azione e un utile per azione atteso di 1 euro per azione, il suo p/e forward sarà pari a 3. Un titolo all'apparenza molto a buon mercato! Ma se il suo indice (Msci World Pharmaceuticals) ha un p/e atteso di 1,5, la Farmaci & Affini è cara il doppio rispetto al suo settore di appartenenza.
La seconda parte dell'attività di selezione consiste nel fare l'analisi fondamentale vera e propria, e cercare di capire: perché quell'azienda è sottovalutata rispetto al suo valore intrinseco?
Usando una metafora calcistica, bisogna capire se quel giocatore (azienda) non sta giocando bene perché deve ancora ambientarsi alla nuova maglia, o perché magari esce da un brutto infortunio, oppure perché oltre quel livello non riesce proprio a rendere.
Quali metriche vanno analizzate in questo caso? Alcuni esempi:
Se da questa rigorosa analisi fondamentale emerge che il titolo, che di base aveva una valutazione bassa, ha effettivamente del potenziale per crescere nel tempo, allora siamo in presenza di un potenziale investimento value.
A questa analisi strettamente quantitativa, fatta di numeri e bilanci, Warren Buffett ha aggiunto, nel corso del tempo, un po' del suo tocco magico da Oracolo di Omaha. Buffett, ad esempio, con la sua holding Berkshire Hathaway non ha mai investito in aziende che non fossero gestite da persone che il supergestore non conoscesse e di cui non ci si potesse fidare.
O ancora, un'altra raccomandazione di Buffett è di investire sempre in società che si conoscono e delle quali si sa (o si può intuire) come genereranno ricavi e, soprattutto, utili negli anni successivi. Ovviamente questo ci priverà di tante opportunità: Buffett stesso ha più volte ammesso con rimpianto di non aver mai investito in Google, banalmente perché...non capiva come un motore di ricerca potesse essere un'idea di business vincente!
E voi, avete mai investito seguendo un approccio di tipo value? Oppure preferite andare a scommettere su quale potrà essere la grande azienda ad alta crescita, la nuova Amazon o Nvidia? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. Noi ci sentiamo la prossima settimana!