La Commissione europea ha aperto all'Italia uno spazio fiscale in deficit di oltre 14 miliardi di euro per investimenti finalizzati all'aumento della produzione multivariata di energia pulita, tra cui il nucleare di nuova generazione. La conferma dovrà essere data dal Consiglio (intergovernativo) in ottobre ed è elevata la probabilità che ci sarà.
Intravedo un formidabile moltiplicatore di questi 14 miliardi, in un periodo pluriannuale, attraverso la creazione di un fondo di investimento multicomparto di tipo Pp, (Partenariato pubblico privato), che chiamerei Energitaly. Cioè il capitale pubblico viene utilizzato come «investimento di ancoraggio» in una pluralità di fondi tematici (comparti), senza escludere holding Ppp di investimento con capacità di emettere obbligazioni con rating elevato, che è una forma di garanzia indiretta per attrarre capitale privato.
Ma l'attrazione potenziale maggiore deriva dalla probabilità di remunerazione e sua stabilità nel tempo, rilevante per la strategia di portafoglio sia dei fondi pensione sia per la consulenza finanziaria - bancaria o indipendente - che tratta il piccolo risparmio diffuso socialmente entro forti limiti prudenziali.
Tale probabilità è definita dal fatto (ben rilevabile da qualsiasi analisi) che l'Italia ha bisogno di una rivoluzione energetica nazionale perché i costi dell'energia sono strutturalmente superiori alle nazioni competitrici sul piano delle produzioni industriali e di altro tipo, quindi con effetto de-competitivo sistemico, e la dipendenza dall'importazione di energia sempre più un fattore di rischio per i prezzi a causa della turbolenza geopolitica.
Quindi l'iniziativa Ppp Energitaly ha tre potenziali vantaggi: a) trasferimento di più risparmio privato verso investimenti propulsivi in Italia, annotando che al momento solo lo zerovirgola di questo monte finanziario (tra i più alti nel pianeta) è indirizzato verso investimenti di qualificazione competitiva del sistema nazionale; b) costruzione accelerata di una fonte energetica italiana multivariata autonoma più ampia e a costi minori per le utenze; c) compatibile con il probabile aumento dei consumi energetici per i centri dati necessari per la rivoluzione tecnologica nei luoghi produttivi basata sull'evoluzione della robotica cognitiva ed operativa.
Per trasformare questo vantaggio potenziale in concreto ritengo utile una nuova istituzione coordinativa molto convergente tra ministeri dell'Economia, dell'Energia e delle Imprese, includendo anche quello della Ricerca, e con osservatore stabile Banca d'Italia a cui sarebbe importante chiedere la creazione di un programma dedicato a studi specifici sulla relazione finanza-energia.
In conclusione, vedo (via simulatore) la possibilità che 14 miliardi di spesa pubblica per l'energia possano produrre un ciclo di capitale di investimenti innovativi di circa 200 miliardi potenziali, cifra sufficiente per risolvere il problema energetico nel prossimo decennio e stimolativa di ulteriori investimenti. (riproduzione riservata)