La crisi di Ceuta ha riportato all'attenzione dell'opinione pubblica e di conseguenza del dibattito europeo il tema migratorio, «uno dei più divisivi in Europa e all'interno dei singoli Paesi europei, perché è questione di eccezionale sensibilità politica sulla quale si giocano equilibri fra forze politiche e esiti di consultazioni elettorali in quasi tutti gli Stati membri», ha segnalato a MF-Milano Finanza l'ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, già rappresentante permanente d'Italia all'Unione Europea nonché presidente dell'Istituto Affari Internazionali fino al 2025. Di conseguenza «le politiche nazionali di gestione dei flussi migratori risultano ancora poco armonizzate e sono spesso il frutto più di esigenze di consenso interno che di ricerca di soluzioni condivise».
Domanda. Otto Paesi, Italia compresa, hanno sospeso temporaneamente Schengen. È una risposta a una reale minaccia o una scelta politica?
Risposta. Direi soprattutto un segnale politico. I territori di Ceuta e Melilla sono sottoposti a regole particolari all'interno dello spazio di Schengen, che prevedono controlli in entrata e uscita. E, come confermato dal commissario europeo per gli Affari Interni e la Migrazione Magnus Brunner, in occasione di questa crisi non si sono registrati spostamenti di cittadini marocchini, o comunque extracomunitari, da Ceuta verso la Spagna o verso altri Paesi europei.
D. Finora l'Europa ha reagito alle emergenze o ha pensato a strumenti efficaci?
R. I dati mostrano che negli ultimi anni gli ingressi irregolari in Ue sono diminuiti, segno che qualcosa sta funzionando. Tuttavia il fenomeno resta strutturale: i divari economici tra Europa e Sud del mondo continueranno ad alimentare la pressione migratoria nel medio e lungo periodo. Dovremo attrezzarci per gestirlo in modo più efficace nel rispetto di esigenze umanitarie e di diritti fondamentali. Per di più nel caso di Ceuta vanno chiarite meglio le responsabilità delle autorità del Marocco, per capire se questo flusso così improvviso e massiccio di giovani migranti sia il risultato di qualche forma di negligenza interessata da parte loro, se c'è stato un deliberato allentamento dei controlli che ha provocato un afflusso di circa 70 mila persone in territorio spagnolo in meno di una giornata.
D. Quindi vanno rafforzati i confini ma anche la cooperazione esterna dell'Ue?
R. Assolutamente sì. Per gestire al meglio i flussi migratori verso l'Europa è determinante poter contare sulla collaborazione dei Paesi di origine e di transito, con aiuti economici, aumentando la rete degli accordi (meglio se europei) sui rimpatri, organizzando canali di immigrazione regolare e costruendo strumenti condivisi di gestione del fenomeno. La proposta italiana di istituire hub per i rimpatri in Paesi terzi, sulla quale mi risulta vi siano ancora resistenze da parte di vari governi europei, si inserisce in questo quadro. Ma finora non mi risulta che altri Paesi europei abbiano seguito l'esempio dei centri creati dall'Italia in Albania. E comunque perché l'idea possa concretizzarsi sarà necessaria la disponibilità di alcuni Paesi terzi, ma soprattutto un accordo fra Paesi della Ue per una loro gestione condivisa. (riproduzione riservata)