«Le piccole e medie imprese italiane che disporrebbero dei requisiti per quotarsi su Aim Italia non sono poche, bensì un piccolo esercito di 5 mila società. E 700 potrebbero già trovarsi nelle condizioni finanziarie per poter essere quotate». A dirlo, ieri al convegno sul tema Aim organizzato da MF-Milano Finanza, Class Cnbc e MF Aim News, è stato Paolo Fiorentino, amministratore delegato di Banca Progetto, manager di lungo corso nei maggiori istituti di credito italiani. Fiorentino è stato fra i relatori del convegno dal titolo «Finalmente una nuova stagione per finanziare le pmi?» tenutosi all’auditorium San Fedele di Milano, con l’obiettivo di indagare quali saranno le prospettive di sviluppo per le piccole e medie imprese italiane, sia per quelle che si rivolgono al mercato sia quelle che ancora non lo hanno fatto.
Oggi il segmento Aim di Borsa Italiana, dedicato alle società più piccole del mercato, vede 114 titoli scambiati in rappresentanza di 13 settori, per una capitalizzazione totale (dato al 30 aprile) di 7,3 miliardi di euro. «Il potenziale per far crescere questo segmento è notevole», ha ripreso Fiorentino, che si definisce «un lavoratore artigianale» quando è il momento di erogare prestiti alle piccole imprese. «Bisogna guardare tutti gli elementi in bilancio e la storia aziendale e nel contempo essere veloci nell’erogazione, grazie anche a un sistema It leggero e rapido. Oggi chiudiamo un fascicolo in quattro settimane, ma dobbiamo arrivare a tre».
Durante il convegno il manager ha spiegato, facendo riferimento ai dati pubblicati da Cerved a fine 2018, che nonostante la buona dote di pmi pronte ad avvicinarsi a Piazza Affari, del totale presente oggi in Italia (150 mila società in tutto), 100 mila sono a guida familiare e 58 mila non hanno più come riferimento le banche, che hanno dovuto ridurre le erogazioni alle aziende meno efficienti. Un dato, questo, che ben conoscono Luciano Colombini, amministratore delegato di Banca Ifis, e Gianluca Garbi, ceo di Banca Sistema, due realtà che operano nel territorio, a contatto anche con casi di micro imprese.
Entrambi concordi nel fatto che chi registra ricavi contenuti, fino a 5 milioni di euro, non ha dimensioni e struttura finanziaria interna anche solo per emettere mini bond. Queste piccole società dovrebbero essere affiancate da gruppi specializzati che le preparino a riavvicinasi al mondo del credito. Perché 58 mila società lontane dagli istituti di credito sono una forma di credit crunch dell’economia reale.