
Non a caso l’obiettivo dichiarato dello studio di quest’anno era poprio quello di analizzare il concetto di artificial intelligence per analizzarne gli sviluppi della sua applicazione nel settore, non soltanto per quanto riguarda i vantaggi ma anche per individuare eventuali svantaggi che interporre una tecnologia così sofisticata nel rapporto professionista-cliente può comportare.
Sulla base dei risultati dello studio, Anna Gervasoni, rettore della Liuc (Libera Università di Castellanza "Carlo Cattaneo") e presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Private Banking ha non a casa voluto precisare che "l’intelligenza artificiale nel private banking ha un importante ruolo nell’aumentare i livelli di sicurezza e affidabilità", ma "integra e non sostituisce l’attività dei banker".
Anzi, agginge Andrea Ragaini, vicedirettore generale di Banca Generali, “la tecnologia rappresenta sempre più un fattore discriminante e distintivo nell’industria del private banking" e a suo parere proprio i servizi digitali sono già oggi parte importante dell’operatività che che puntano al "continuo miglioramento della relazione tra banker e cliente".