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L'accomandita dei Danieli divisa in tre

di Andrea Giacobino
Milano Finanza - Numero 164 pag. 23 del 22/08/2026

In vista del passaggio alla terza generazione, a monte della quotata Danieli - leader mondiale nella produzione di impianti siderurgici - è avvenuto un importante riassetto. Qualche settimana fa Anna Danieli e i fratelli Giacomo e Michele, figli della defunta Cecilia Danieli, hanno infatti deciso di separare le loro strade, finora comuni, nell'accomandita Gestion Magma (Gm) che controlla il 50% della Sind International detentrice del 68,21% del capitale - pari all'81% dei diritti di voto - della quotata. Di Gm i tre Danieli erano soci col 33,27% ciascuno e accomandanti oltre che essere in parti eguali «beneficial owner» dell'accomandataria lussemburghese Marfi, che ha in mano l'1% della sapa italiana. L'altro 49,9% di Sind International fa capo alla Gestion Jp controllata in parti eguali da Camilla Benedetti (prima figlia di Gianpietro scomparso nel 2024) e alla più giovane sorella Matilde, che hanno poi in comunione la quota restante.

La scissione totale, non proporzionale e asimmetrica di Gm va a favore delle preesistenti Rising Sun, Mach3 Holding e Mimad Holding che fanno capo rispettivamente a Giacomo, Anna e Michele. L'operazione, si legge nei documenti, «costituisce la naturale evoluzione di un processo di riorganizzazione, che trova fondamento nelle diverse scelte imprenditoriali e di vita a suo tempo intraprese dai discendenti di Cecilia Danieli, anche in ragione e in prospettiva di un ulteriore passaggio generazionale dalla seconda alla terza generazione delle famiglie discendenti dalla stessa Danieli». Con la scissione, insomma, «ciascun ramo familiare potrà avere a disposizione una holding nella quale, impiegando i dividendi distribuiti da Danieli tramite Sind International, realizzare gli investimenti imprenditoriali preferibili, senza interferenze sulle scelte degli altri rami». I tre Danieli infatti, hanno scelto business diversi: Anna ha puntato sul biomedicale e startup innovative, Michele sulla ristorazione e Giacomo, amministratore delegato della quotata, sul settore agricolo.

L'operazione avviene in regime di continuità dei valori contabili di funzionamento e quindi non darà luogo al realizzo né alla distribuzione di plus o minusvalenze della scissa, in base al principio della neutralità fiscale. Nel dettaglio a ciascuna delle tre società dei Danieli andrà da Gm un attivo di 6,74 milioni di euro a fronte di un passivo di 225 mila euro, per un netto patrimoniale di 6,51 milioni. L'attivo è costituito per larga parte dal pro-quota di Sind International pari a 5,78 milioni cui si aggiungono fra l'altro liquidità per 940 mila euro: il netto del compendio aziendale espunto da Gm è quindi di 19,5 milioni. Ciascuna delle tre beneficiarie imputerà a capitale 192 mila euro e i restanti 6,32 milioni ad avanzo di scissione e post-scissione i tre Danieli deterranno il 99,82% delle loro tre holding e Marfi lo 0,18% di ciascuna di esse, mentre Gm si estinguerà.

L'ultimo bilancio di Sind International chiuso a giugno 2025 ha visto i soci mandare interamente a riserva l'utile ordinario di 7,4 milioni (in calo dagli 8,8 milioni del 2024), facendo così salire il patrimonio netto a oltre 150 milioni. L'attivo di Sind International è di circa 157 milioni dove la parte del leone la fa la partecipazione nella quotata, iscritta per circa 130 milioni. Questo significa un valore di carico di 4,6 euro per ciascuno dei 27,8 milioni di titoli evidenziando quindi una potenziale plusvalenza di oltre 1,6 miliardi, visto che attualmente l'azione Danieli viaggia attorno a 63 euro.

Oltre al controllo di Danieli dentro Sind International c'è anche un vero e proprio «tesoretto» di altri investimenti finanziari il cui controvalore nel periodo d'esercizio, contrassegnato da tensioni geo-politiche sui mercati, è sceso lievemente anno su anno da 19,1 a 18,3 milioni. Di questi 5,7 milioni sono investiti in azioni (invariati sull'esercizio precedente), quasi esclusivamente blue chips estere, mentre la componente meno rischiosa del giardinetto, costituita da obbligazioni e quote di fondi è rimasta invariata a circa 13 milioni. La liquidità, in lieve calo da 2,4 milioni a 1,9 milioni, è invece investita per circa 1,6 milioni in euro e per il rimanente in un basket di valute, dal dollaro Usa alla sterlina fino ai dollari australiano, canadese e neozelandese. (riproduzione riservata)



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