Il mercato premia la scelta degli Stati Uniti e del segretario del Tesoro Scott Bessent (lo stesso che la scorsa settimana ha ridato fiato ai Treasury con l'annuncio di un maxi-buyback obbligazionario) di cambiare approccio verso l'Iran: dalla guerra con missili e droni al logoramento economico.
Il piano di sanzioni rivolte a Teheran annunciato nella serata di lunedì e presentato come «il D-day economico» contro l'Iran ha sortito da subito i suoi effetti sule quotazioni delle materie prime. Il petrolio è sceso di circa il 3% nei principali indici di riferimento, con i future sul Brent scivolati sotto i 90 dollari al barile. La speranza del mercato è che la scelta di stringere l'Iran alle corde dal punto di vista economico possa spingere Teheran a più miti consigli circa il traffico sullo stretto di Hormuz, scongiurando il prolungarsi di un conflitto che potrebbe presto avere il suo effetto domino sull'inflazione e sulla tenuta dell'economia globale.
La reazione alle sanzioni non è stata accolta in modo ugualmente pacifico: la Cina, ad esempio, potrebbe avere ripercussioni se continuasse ad acquistare petrolio iraniano (la pressione economica di Washington colpirà anche i Paesi con cui Teheran intrattiene relazioni commerciali). Tanto che il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha dichiarato che Pechino «farà tutto il necessario per salvaguardare con fermezza i propri diritti e interessi».
Nel frattempo non si placa la tensione economica tra gli Stati Uniti e il vicino Canada, che ha portato il governo di Ottawa ad annunciare tariffe tra il 15% e il 50% sui prodotti Usa.
I mercati però, in questa prima fase, guardano al futuro con ottimismo. Ieri - almeno fino a metà seduta - i principali listini statunitensi procedevano ampiamente sopra la parità. A cominciare dal Nasdaq, forte anche dell'1,5% del Philadelphia Semiconductor (Sox), il principale indice di riferimento per il mercato azionario dei chip. Il tutto alla vigilia della trimestrale di Nvidia (si veda articolo in basso), che arriverà lo stesso giorno della pubblicazione dei dati sull'indice dei prezzi per le spese personali (pce) di luglio, uno degli indicatori preferiti dalla Fed per prendere le sue decisioni in merito ai tassi di interesse. Il consenso di mercato si aspetta un pce core stabile al 3,3% annuo e 0,2% mensile.
In attesa di queste indicazioni macroeconomiche previste per oggi anche la pressione sui Treasury - complice il forte ribasso del petrolio - si è ulteriormente allentata, con il trentennale sceso sotto il 5,2% e il decennale intorno al 4,6%.
Un discreto ottimismo ha pervaso ieri anche le borse europee, a cominciare dal Ftse Mib che ha chiuso le negoziazioni al rialzo dello 0,3% a 52.720 punti. Titoli industriali protagonisti del martedì di mercato: da Tenaris (maglia rosa con un rialzo del 3,7%) a Prysmian (+2,9%, positivamente impattata anche dalla crescita globale dei chip), passando per Buzzi (+2,1%) e Stellantis (+1,4%, in recupero dopo la flessione di inizio settimana).
Dall'altra parte della barricata debole il lusso: Moncler ha perso il 2,2%, Brunello Cucinelli l'1,9%. Male anche Campari (-1,2%) ed Eni (-1,2%).
Segno più nella maggior parte delle altre principali piazze europee: Francoforte ha guadagnato lo 0,6%, Londra lo 0,3%, lo Stoxx 600 lo 0,4%. Leggermente sotto la parità solo Parigi e Madrid. (riproduzione riservata)