Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Dalle mail che vi inviate intuisco che c'è un argomento legato al vostro portafoglio che vi sta molto a cuore: quale parte degli investimenti destinare alle scommesse attive? E quali scommesse scegliere?
Lo so, parliamoci chiaro: la costruzione del nucleo del portafoglio, il famoso pac sull'Msci World e simili, è utile, funzionale, ma anche poco intrigante. D'altronde, come ho spiegato anche in un episodio del podcast in compagnia del capo italiano di Scalable Capital, Alessandro Saldutti, c'è un motivo per cui il primo investimento deve essere quanto più possibile «noioso».
Però, e questa è la parte divertente, attorno al nocciolo duro possiamo lasciarci un margine di manovra per fare singole scommesse mirate e direzionali. È un argomento che abbiamo già toccato in passato, ma ora andiamo ad approfondirlo per bene: ecco come costruire una strategia di portafoglio core-satellite.
Pur nella sua assoluta semplicità, la strategia core-satellite fu a suo modo rivoluzionaria. Venne elaborata per la prima volta nel 1973 dagli economisti americani Fischer Black e Jack Treynor, che a sua volta avevano preso spunto dalla teoria sull'efficienza dei mercati di Eugene Fama. Appena tre anni prima Fama aveva infatti stabilito che i prezzi di mercato riflettono pienamente e immediatamente tutte le informazione disponibili. L'implicazione della teoria è immensa: battere sistematicamente e costantemente i mercati con la gestione attiva è, secondo Fama, praticamente impossibile.
Il 1973 è peraltro un anno molto importante per il mondo degli investimenti, perché è anche quello in cui Burton Malkiel, con il suo bestseller A spasso per Wall Street, rese noto al grande pubblico per la prima volta l'uso dei fondi indicizzati (gli antenati degli Etf) come componente essenziale e imprescindibile di ogni portafoglio.
In questo contesto di grandi rivoluzioni, Black e Treynor aggiunsero un tassello: in base ai loro studi, i due economisti rilevarono che nel mercato ci sono delle sacche di inefficienza, in particolare titoli sottovalutati rispetto al loro valore intrinseco, che possono essere individuati con l'analisi fondamentale (cioè lo studio dei bilanci e delle metriche di valutazione) e inseriti in portafoglio per cercare di catturare un extra-rendimento, a corredo di un nucleo duro che rispetti il più fedelmente possibile la composizione del mercato.
Che significa in soldoni? Che ha senso, secondo questa teoria, lasciarsi un margine di manovra oltre la colonna portante del portafoglio (il core) per costruire una parte accessoria (il satellite), più dinamica e tattica - tra poco vedremo cosa significa nel dettaglio - per cercare di dare un boost alla performance. E per mettere (sempre usando la testa) un pizzico di pepe nel portafoglio complessivo.
Il nocciolo duro, quella che Alessandro Saldutti nell'episodio del podcast chiama la parte «noiosa ma imprescindibile» dei nostri investimenti, è il core, che secondo l'attuale lettura della strategia core-satellite data da consulenti ed esperti di mercato dovrebbe costituire tra il 70% e il 90% del portafoglio complessivo.
La metodologia è quella che abbiamo visto varie volte: stabilire in base agli obiettivi e al profilo di rischio la quota azionaria e quella obbligazionaria, e poi selezionare gli strumenti finanziari in proporzione alla quota stabilita.
Per la parte azionaria, per esempio, in genere possiamo optare tra questi Etf:
Qualche consulente/analista inserisce anche un investimento in azioni europee (Msci Europe o simili) per costruire il core, in quanto per un investitore europeo si riduce l'effetto di cambio (salvo una componente in sterlina britannica e altre valute come la corona danese). Ma lo scostamento dagli indici generalisti è così ampio che sarebbe più corretto inserire un investimento di questo tipo nella parte satellite, vista la sua direzionalità rispetto al mercato.
Il resto del portafoglio (quindi tra il 10% e il 30%) possiamo destinarlo alla parte satellite, quindi a tutte le scelte attive - anche se fatte tramite Etf formalmente passivi, come dicevamo in questo approfondimento - che servono a cercare di ottenere un extra-rendimento rispetto al mercato.
Il gioco, per funzionare, deve essere fatto in modo più possibile rigoroso: prendiamo il satellite come un laboratorio di esperimenti che possono andare bene o male. Ma anche se andassero male, il nostro portafoglio nel suo complesso rimarrà in piedi e sarà solido, grazie alla parte core che si espone al mercato nel suo complesso.
Nella parte satellite possiamo mettere:
Ovviamente, anche nella parte satellite cerchiamo di tenere un po' di disciplina: battezziamo due, massimo tre scommesse e investiamoci con una certa convinzione, anziché comprare dieci strumenti finanziari, inefficienti a livello di commissioni e poco funzionali dal punto di vista dell'interesse composto.
Facciamo un esempio numerico: se il mio portafoglio totale si compone di 10.000 euro e il mio satellite è di 2.000 potrei dividerli tra
A questo punto cerchiamo di capire come gestire, una volta acquistata, la parte core e quella satellite.
Il core è la nostra strategia di lungo periodo: l'ideale è metterla in moto (in un'unica rata, con un piano di accumulo o con una formula mista) e poi farla lavorare, premurandosi solo di fare un ribilanciamento periodico. Il che significa:
Il satellite invece è la nostra parte tattica e dinamica: come ho detto poco fa, è il nostro laboratorio di sperimentazione. Qui possiamo provare a vendere un Etf settoriale che ha corso tanto (es: le banche quest'anno) e con il capitale maggiorato della plusvalenza andare a riposizionarsi verso nuovi ambiti in cui abbiamo una certa convinzione.
Con un'accortezza: non stiamo facendo trading, ma allocazione tattica. Questo significa che ogni operazione che facciamo si inserisce comunque in un ambito di portafoglio di lungo periodo, e quindi deve essere funzionale all'obiettivo di fondo (esempio: ho una plusvalenza importante, la incasso e poi la reinvesto). Non conta la frequenza delle operazioni, ma la coerenza con il profilo di rendimento aggiustato per il rischio.
Per ragioni di spazio, non sono riuscito a toccare un ultimo punto: meglio attuare una strategia di questo tipo con un piano di accumulo, con un investimento in unica soluzione o con una formula mista? Fatemi sapere alla mail mcapponi@class.it se volete una puntata due sulla strategia core-satellite. E fatemi sapere anche se la state attuando e come vi state trovando.
Noi ci sentiamo la prossima settimana!