Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Ciao a tutte e ciao a tutti,
eccoci con un nuovo appuntamento settimanale di 4 Soldi da Investire.
Non mi metterò a fare il riassunto di tutti gli annunci, contro-annunci e colpi di scena su Donald Trump e dazi, anche perché finirei a usare tutto lo spazio di questa newsletter. Per un riassunto completo vi lascio il dossier che stiamo aggiornando giorno per giorno e ora per ora sul sito di Milano Finanza.
Per ora ricordiamoci questi due punti:
Ora, le incognite che noi investitori dobbiamo affrontare sono tantissime. E la prima, un dilemma sul quale potremmo scervellarci per ore, è questa: quanto possiamo fidarci del ruolo degli Stati Uniti (e dei loro indici azionari) nel mondo nel momento in cui il loro presidente è capace con una dichiarazione di far scendere le borse del 5% o con un post - molto controverso -, in cui consiglia di comprare azioni americane poche ore prima di annunciare la tregua sui dazi, di farle salire del 12%?
La verità è che la finanza mondiale, e quindi anche noi investitori con 4 soldi da investire, sta camminando sulle uova, come raccontiamo anche in questo forum tra i professionisti degli investimenti che abbiamo scritto con la collega Paola Valentini.
Mentre scrivo questo episodio sembra (sembra!) che le cose stiano provando a tornare alla normalità, tanto che l'indice della volatilità Vix è tornato in quota 30 punti: valore altissimo, ma comunque l'ultimo limite che separa calma e paura sui mercati.
Se come me c'è stato qualche ardito che all'inizio di questa settimana ha osato riaprire l'app del suo broker (se non lo avete fatto tranquilli, ognuno ha i suoi tempi per digerire la botta) è possibile che abbiate assistito alla prima giornata di calma da giorni: magari anche con un timido segno più.
Poi, quando andate a vedere la performance dell'ultimo mese, ecco tornare il profondo rosso! Un rosso così scuro che, a forza di timidi segni più giornalieri, per ridiventare verde potrebbe impiegare mesi se non anni.
Lo abbiamo detto la scorsa settimana: se aveste investito 1.000 euro nell'Msci World nel 2000, il primo verde nel vostro portafoglio lo avreste visto dopo il 2010. Da quel momento in poi sarebbe iniziata poi la gran festa, che continuerebbe ancora oggi (scherzi di Trump a parte).
A questo punto inizia la fase dei rimpianti. Vi faccio alcuni esempi di frasi che ho sentito negli ultimi giorni:
Tutti questi dubbi sono più che leciti, e infatti il ragionamento che vorrei fare con voi oggi è il seguente: qual è il momento giusto per comprare azioni?
Mi viene in aiuto un'analisi di Gabriel Debach, market analyst del broker regolamentato eToro, che ha scritto forse il più bel commento in assoluto che ho letto la scorsa settimana. Nella sua analisi Debach ha messo a confronto due portafogli: uno di tipo Buy & Hold (compra e tieni), il più classico approccio di lungo periodo. L'altro, che l'esperto ha chiamato Fuga dalla Paura: una strategia che esce dal mercato ogni volta che il valore del sondaggio AAII (unità di misura del sentiment degli investitori) scende sotto lo zero, il che significa che gli investitori ribassisti sono più di quelli rialzisti.
In pratica, ogni volta che la paura arriva sul mercato questa strategia esce, e poi rientra la settimana successiva.
Volete sapere il risultato? «Chi ha seguito questa logica, negli ultimi 38 anni circa, ha guadagnato meno della metà rispetto al semplice Buy & Hold», scrive Debach. In teoria, aggiunge, «scappare dalla paura riduce il rischio. In pratica, taglia le gambe al rendimento».
E questo per un semplice motivo: a meno che non abbiamo la sfera di cristallo (e ormai, lo sappiamo, in finanza non esistono oggetti magici di questo tipo) indovinare il giusto tempismo è un'impresa assai complessa. Anche perché, pensateci bene: di solito siamo ottimisti quando le cose vanno bene e pessimisti quando vanno male. «Ma il problema è noto», continua ancora Debach nella sua analisi. «I mercati rimbalzano prima che l’umore cambi».
Sbagliare tempismo è facile, probabile e sopratutto molto umano. Non c'è niente di giusto o sbagliato in questo giudizio: siamo umani, e questo non ci rende né mai ci renderà cattivi investitori.
Quindi, che fare? Lo faccio dire a Gabriel Debach e poi lo dico anche io. Debach dice così: «I mercati non premiano la prudenza. Premiano la presenza. Chi è fuori, resta indietro».
E ora do la mia risposta: se aspettiamo il momento giusto per investire, aspetteremo invano come nella famosa attesa di Godot. Il momento giusto per investire non esiste, banalmente perché non possiamo sapere se domani sarà un giorno migliore o peggiore di oggi.
Se abbiamo un orizzonte di lungo periodo (e facciamo un investimento coerente con il nostro profilo di rischio) il fatto di aver perso oggi un +3% delle borse o esserci presi in pieno il -4% di ieri non è un problema, perché storicamente alla lunga - anche se la pazienza viene messa alla prova - essere investiti ci premierà.
Non conta il quando, ma il se. Se siamo investiti, stiamo sfruttando le potenzialità che il mercato ci offre. Se non lo siamo...beh, restiamo semplicemente fuori dal gioco! Non corriamo rischi, vero, ma ci perdiamo anche tutto il divertimento.
Alla prossima settimana, e non dimenticatevi di seguire il podcast, che torna venerdì con un episodio molto speciale!