Dopo il recente bagno di sangue sui mercati finanziari ci sono occasioni d’oro tra le società europee di media capitalizzazione. Anche tra quelle che hanno una forte esposizione dei ricavi negli Stati Uniti, ma con attività di produzione al di fuori del suolo americano.
Tra le azioni dei settori capital goods e dei beni di consumo, Berenberg ha individuato otto aziende (si veda la tabella sotto) che offrono margini lordi elevati, superiori al 60% (indica che hanno un buon pricing power), solidi bilanci e marchi eccellenti, che potrebbero facilitare il successo di una strategia di mitigazione delle tariffe. «Il calo medio del 20% da inizio anno di questi titoli potrebbe offrire un'opportunità interessante per acquistare queste aziende di qualità», afferma Berenberg.
1) Belimo (buy e target price a 730 franchi): l’azienda svizzera che produce attuatori per sistemi di riscaldamento, ventilazione e condizionamento ha mantenuto un margine lordo medio di quasi il 60% negli ultimi 10 anni. Anche nei periodi di recessione economica, l'azienda ha mantenuto margini simili, riflettendo il suo forte potere di determinazione dei prezzi (pricing power) e la sua minore profondità produttiva. Berenberg ritiene che i costi più elevati possano essere quasi interamente trasferiti ai clienti. Il titolo è sceso del 35% rispetto al suo massimo storico a 721 franchi svizzeri registrato a gennaio, «cosa che riteniamo ingiustificata», dice il broker.
2) Fluidra (buy e target price a 28 euro): l’azienda spagnola, che produce attrezzature per piscine, genera il 45% delle vendite in Nord America. Qui, ha un margine lordo superiore al 60%. I prodotti per il mercato statunitense sono principalmente fabbricati da produttori a contratto, con il 50% proveniente dal Messico, il 30% prodotto internamente negli Stati Uniti e circa il 10-15% dalla Cina. Il management ha espresso fiducia nel fatto che può compensare completamente l'impatto delle tariffe attraverso azioni sui prezzi e altre iniziative. Anche se una minor spesa dei consumatori rappresenta un rischio indiretto, Berenberg nota che la maggior parte delle vendite di Fluidra è nel mercato aftermarket, che è resiliente. Nel frattempo, il business più ciclico delle nuove costruzioni parte già da una base bassa dopo i cali consecutivi degli ultimi tre anni.
3) Interparfums (buy e target price a 52 euro): gli Stati Uniti rappresentano il 38% delle vendite della società francese specializzata nella produzione di fragranze di lusso. I margini lordi sono pari al 65%. Anche se quasi tutta la produzione dell’azienda è basata in Europa, i dazi Usa richiederebbero un aumento dei prezzi di soli 2 euro per prodotto negli Stati Uniti (senza il quale, l’impatto negativo sull’ebit sarebbe del 9% nel 2025), con molti concorrenti in una posizione simile. «Con una posizione di cassa netta positiva, ci aspettiamo che l’azienda esca rafforzata da un rallentamento», prevede Berenberg.
4) Interroll (holde target price a 2.500 franchi svizzeri): dopo il recente sell-off, il titolo del produttore svizzero di prodotti e servizi per la logistica interna ora è scambiata a un multiplo p/e 2026 di 20 rispetto alla media di 28 degli ultimi 10 anni. I margini lordi al 60% dimostrano un alto livello di potere nella determinazione dei prezzi. Gli Stati Uniti rappresentano il 25% dei ricavi di Interroll, con l’azienda che mantiene una presenza produttiva locale nel Paese, cosa che dovrebbe fornire una certa protezione dai dazi.
5) Rational (hold e target price a 770 euro): gli Stati Uniti rappresentano il 24% delle vendite del gruppo tedesco che fornisce prodotti tecnologici per la preparazione termica degli alimenti per cucine industriali e commerciali. Con tutti i suoi prodotti forniti dall’Europa, l’azienda sarà colpita dalle tariffe. Senza misure di mitigazione, Berenberg ha stimato che l’impatto sull’ebit nel 2025 sarà del 6% a causa delle tariffe. «Il gruppo ha margini lordi vicini al 60% e, anche se ci aspettiamo che le azioni restino sotto pressione nel breve termine, crediamo nella forza del marchio e siamo ulteriormente rassicurati dall’opzionalità del bilancio di Rational che vanta una liquidità netta di 450 milioni di euro», precisa la banca d’affari.
6) Technogym (buy e target price a 13,60 euro): il titolo dell’azienda italiana che opera nel settore dei prodotti ricreativi è sceso del 14% la scorsa settimana a causa di notizie legate ai dazi. Anche se Technogym non produce negli Stati Uniti, l’intero settore delle attrezzature per le palestre affronta un'esposizione simile. È fondamentale il fatto che Technogym opera nel segmento premium, dove la sensibilità ai prezzi è bassa e la forza del marchio conta di più. «Anche se gli Stati Uniti, stimiamo circa il 10% delle vendite del gruppo, fossero colpiti da un dazio del 20%, l’impatto sull’ebitda sarebbe inferiore al 2% rispetto alla nostra stima di 197 milioni di euro per il 2025.
7) Tonies (buy e target price a 11 euro): l’azione della società che sviluppa e commercializza sistemi audio per bambini è scesa del 35% da inizio anno, ora scambia a meno di 5 volte l’ev/ebitda stimato per il 2026. Berenberg ha stimato che gli Stati Uniti rappresentino quasi il 50% dei ricavi di Tonies per il 2025, con i box e i prodotti principalmente importati da Cina, Vietnam e Tunisia. Tuttavia, il margine lordo superiore al 70% dovrebbe aiutare la società a limitare l’impatto delle tariffe sui margini al 3-5%, tutto il resto invariato. Una nuova generazione di Toniebox potrebbe anche essere introdotta a prezzi più alti nel 2025.
8) Yubico (buy e target price a 270 corone svedesi): ii prezzo del titolo Yubico, leader svedese nello sviluppo di chiavi di sicurezza per autenticazione hardware, è sceso del 30% da inizio anno, ora è scambiato a 16 volte l’ev/ebit stimato per il 2026. Yubico sembra un «perdente» con i dazi Usa dato che la regione delle Americhe rappresenta circa il 70% dei ricavi del gruppo e che l’hardware dello YubiKey (prodotto principale) è fabbricato in Svezia. Tuttavia, Yubico ha margini lordi superiori all’80% e lo YubiKey è programmato negli Stati Uniti, il che significa che la società importa solo il valore dei componenti. «Ci aspettiamo che l’impatto diretto delle tariffe su Yubico sia minimo», assicura Berenberg. (riproduzione riservata)