Intermonte Partners sim ha presentato, come da protocollo, la comunicazione di pre-ammissione a Borsa italiana, per potersi accedere al mercato Aim Italia, dedicato alle piccole e medie imprese ad alto potenziale di crescita.
"L’ipo (l’offerta pubblica iniziale) è un passo importante nell'evoluzione del nostro modello di partnership che ci consente di rafforzare il posizionamento come operatore di riferimento leader nel segmento delle pmi, e accelerare lo sviluppo del business, in particolare nei servizi digitali e nell'Investment Banking, anche per linee esterne" ha commentato l’amministratore delegato di Intermonte, Guglielmo Manetti. Inoltre la struttura del capitale più flessibile che ne deriva, "aumenterà il commitment dei partner e favorirà l'attrazione di nuove competenze e talenti indispensabili per continuare il nostro percorso di crescita" ha aggiunto Manetti.
La holding di controllo di Intermonte sim ha quindi anche dovuto definire la struttura dell’offerta delle proprie azioni e il range indicativo di prezzo delle stesse. Il progetto di quotazione prevede il collocamento istituzionale di un massimo complessivo di 13,7 milioni di azioni ordinarie, offerte da oltre 60 azionisti di Intermonte. Le azioni poste in vendita rappresentano quasi il 43% di quelle in circolazione e il 38% dell’intero capitale sociale. Tra queste, circa il 5,3% sono oggetto dell’opzione greenshoe, scelta da alcuni azionisti in favore del global coordinator.
Il prezzo indicativo scelto per le azioni Intermonte va da un minimo di 2,60 euro e un massimo di 2,90 euro per azione. Ne deriva una capitalizzazione complessiva di mercato, al netto delle azioni proprie della società, tra gli 83,6 milioni e 93,2 milioni. Il periodo di book building si aprirà domani, mercoledì 6 ottobre.
L'ingresso sul mercato Aim implica però necessariamente anche il vincolo lock-up per le nuove società quotate. Nello specifico, gli azionisti venditori e il top management (Guglielmo Manetti, Fabio Pigorini, Andrea Lago, Guido Pardini e Dario Grillo) di Intermonte non potranno cedere le azioni detenute per 12 mesi. Inoltre, ciascun azionista detentore di azioni ordinarie per più dell’1% del capitale sociale votante dovrà assumere un ulteriore impegno di lock-up sul 50% delle azioni possedute, sempre per l’anno successivo. E ancora il top management e i soci fondatori (Alessandro Valeri e Gian Luca Bolengo) dovranno sottoscrivere un patto parasociale che li obblighi a un lock-up questa volta di 36 mesi, in relazione a 7,7 milioni di azioni, il 24% del totale in circolazione.
Durante tutto il processo, la divisione Imi Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo opererà in qualità di Global Coordinator, Bookrunner e Specialist; l’Intermonte Sim in qualità di Co-Lead Manager e la Bper Banca in qualità di Nominated Advisor (Nomad). Consulenza legale dello studio Gatti Pavesi Bianchi Ludovici ed expertise per la comunicazione di Bc Communication. (riproduzione riservata)