«Per molti anni abbiamo classificato le professioni per appartenenza settoriale; oggi dovremmo classificarle anche per funzione economica». Per Antonio Buonfiglio, direttore generale di Enasarco, il Primo Rapporto Enasarco dimostra che l'intermediazione è un fenomeno unitario che genera beneficio socio economico al Paese e propone l'istituzione di un Osservatorio permanente per accompagnare le scelte di politica economica.
Domanda. Perché dotare il Paese di un indice nazionale e di un osservatorio permanente sull'economia dell'intermediazione?
Risposta. Il Primo Rapporto Enasarco ha dimostrato che l'intermediazione non è un settore, è una funzione economica del Paese. Agenti di commercio, consulenti finanziari e tutte le professioni dell'intermediazione mettono ogni giorno in relazione produzione, mercati, risparmio e consumatori. Eppure questa funzione, pur movimentando fino a 500 miliardi di euro l'anno, non è mai stata osservata come fenomeno unitario. L'indice misura annualmente il contributo dell'intermediazione alla crescita, alla competitività e all'occupazione. L'Osservatorio, invece, auspichiamo diventi il luogo in cui università, CNEL, istituzioni e professionisti costruiscono una base conoscitiva stabile per orientare le politiche pubbliche.
D. Esistono oggi le condizioni per una vera economia dell'intermediazione?
R. Agenti di commercio, consulenti finanziari, mediatori creditizi, broker assicurativi e molte altre professioni svolgono una funzione comune: riducono i costi di transazione, costruiscono fiducia, accompagnano le imprese verso nuovi mercati e facilitano l'incontro tra domanda e offerta. Immagino un'economia dell'intermediazione in cui professioni diverse collaborano su formazione, innovazione digitale, intelligenza artificiale e internazionalizzazione. Enasarco, per storia e dimensione, può diventarne il punto di riferimento istituzionale. Per decenni abbiamo considerato l'intermediazione un costo della filiera; oggi sappiamo che è un'infrastruttura della competitività nazionale. È questa la vera novità del Primo Rapporto Enasarco.
D. Quanto sono state importanti per l'Ente Enasarco la valorizzazione del patrimonio immobiliare e il rafforzamento della gestione finanziaria?
R. Le Casse di previdenza non amministrano semplicemente patrimoni: amministrano il tempo. Ogni investimento va valutato non solo per il rendimento di oggi, ma per la sicurezza delle prestazioni tra venti o trent'anni. Abbiamo dunque lavorato per la valorizzazione del patrimonio immobiliare, trasformato da bene da amministrare in una risorsa capace di generare valore economico e sociale; e per il rafforzamento della gestione finanziaria, con una maggiore integrazione tra asset allocation, controllo dei rischi e analisi attuariale. Il patrimonio è oggi uno strumento al servizio della missione previdenziale, non una voce indipendente.
D. Quanto hanno inciso il nuovo modello di governance degli investimenti e le strategie di capitalizzazione?
R. Molto. La vera innovazione non è stata soltanto investire meglio, ma distinguere con chiarezza indirizzo strategico, gestione operativa e controllo. La capitalizzazione ha aumentato la capacità della Fondazione di investire nell'economia reale senza perdere di vista la sostenibilità previdenziale per le generazioni future. (riproduzione riservata)