«Puntiamo all’Aim come possibile uscita dagli investimenti, abbiamo oggi quattro, cinque opportunità di possibili quotazioni in vista», ha annunciato Davide Turco, ceo di Indaco Venture Partners, ex manager di Intesa Sanpaolo. Sebbene neonata, la sgr mira a imporsi come leader in Italia nel settore del venture capital, facendo leva su genitori illustri: il 49 % è in portafoglio a Futura Invest (i cui principali azionisti sono Fondazione Cariplo e Fondazione Enasarco) e Intesa Sanpaolo, che detengono pari quota, mentre il 51% è controllato da cinque manager.
Si tratta di Davide Turco, Elizabeth Robinson (vicepresidente esecutivo), Antonella Beltrame, Alvise Bonivento e Valentina Bocca (direttore investimenti). Il fondo Indaco Ventures I ha un obiettivo di raccolta superiore a 200 milioni di euro, di cui i primi 130 milioni sono già stati sottoscritti. Le quotazioni sull’Aim «non sono previste per quest’anno ma a partire dal 2019, di cui una potrebbe anche collocarsi nelle migliori ipotesi fra 50 e 100 milioni di euro di raccolta di capitali. Miriamo a quotare direttamente le società, valutiamo opportunità attraverso i veicoli speciali, le spac, qualora ci venissero proposte», racconta Turco.
Il manager ha spiegato che «nel nostro lavoro ci vogliono capitali pazienti, bisogna far crescere i progetti che sosteniamo. Ma non è vero che il venture capital è un investimento adatto a soggetti istituzionali che possono permettersi di perdere parte dei capitali. Nei migliori dei casi abbiamo moltiplicato per cinque quanto avevamo investito e ci aspettiamo di ottenere in exit in media due volte rispetto agli investimenti fatti».
Il progetto Indaco ha alle spalle l’esperienza di lungo corso dei suoi manager, che hanno portato a termine exit importanti, tra cui quello della pisana Yogitech, venduta agli americani di Intel, della bolognese Silicon Biosystems, acquisita dal gruppo Menarini dopo essere stata premiata per i traguardi raggiunti in campo biomedico e oncologico.
Ci sono anche le quotazioni Directa Plus a Londra e, per quanto riguarda il segmento Aim di Piazza Affari, quelle di tre società del comparto tecnologico e dell’incubazione di idee Expert System, Digital Magics e H-Farm. E poi le exit positive da Igea, Mosaicoon, Timbuktu e Compass.
«I Pir, Piani individuali di risparmio, hanno apportato sicuramente liquidità al segmento Aim, c’è però ancora da lavorare, perché mancano investitori istituzionali specializzati nell’ambito tecnologico, in grado di capire appieno le potenzialità di startup e piccole società tech o con forti potenziali di crescita legati alla trasformazione digitale».
Il fondo Indaco ha in programma di investire in 20-30 società, principalmente startup late stage, attive nei settori digitale, elettronica e robotica, medtech e nuovi materiali. «Indaco I ha già all’attivo due promettenti investimenti nel medicale e in elettronica», conclude Turco, «e dispone già di una pipeline di startup».