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In viaggio veritas

Esplorare significa incontrare, conoscere, accogliere il lontano e il diverso, immergersi nelle realtà locali per imparare a guardare il mondo con occhi nuovi. Esistono viaggi che esaltano l’autenticità dell’esperienza e trasformano nel profondo. Eccone alcuni esempi

01/07/2024 10:33

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In viaggio veritas

«Chi viaggia senza incontrare l’altro non viaggia, si sposta». È forse questa la lezione più significativa che la scrittrice e intrepida esploratrice Alexandra David-Néel, prima occidentale a raggiungere il Tibet quando agli inizi del XX secolo era un paese proibito agli stranieri, ci ha lasciato in eredità: ogni viaggio è un incontro, e ogni incontro è un viaggio, un muoversi dentro e verso un altrove. Se di tanto in tanto, attraverso le imprese di uomini e donne eccezionali, la storia ci regala un promemoria dell’insopprimibile desiderio di vivere esperienze che siano trasformative, che lascino un segno nell’anima e nella memoria, Turisanda, che da un secolo promuove questo paradigma di viaggio, in occasione del suo centenario, ha voluto celebrarlo con gli itinerari della collezione Signature | Once in a lifetime: vere e proprie spedizioni in edizione limitata, con un’unica data di partenza, da vivere sulle rotte dei grandi esploratori, in connessione profonda con ogni destinazione, i suoi luoghi, la sua cultura, la sua gente. Parola d’ordine, autenticità dell’esperienza, grazie alla proposta di affondi verticali nelle realtà autoctone e momenti di coinvolgimento emotivo, ma anche fattivo, con le comunità locali, perché ogni tappa restituisca il gusto della scoperta, dell’incontro con il lontano, il diverso, lo sconosciuto. Ecco qualche esempio.

La vita secondo gli Emberà

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Non solo bianchissime spiagge caraibiche orlate da palme, o il centro storico della capitale, dichiarato patrimonio dell’UNESCO. Non solo storia, arte, natura e mondanità nell’atmosfera calda e accogliente di Panama, la città adagiata sul famoso canale che collega l’Atlantico e il Pacifico. Fra le chicche del tour “Da San Salvador a Panama City (partenza il 2 ottobre) è una full immersion nella selva tropicale del Darién, un affondo etnografico nella cultura delle tribù indigene, che ancora oggi difendono con fierezza le loro tradizioni. Risalendo a bordo di una piroga il fiume Chagres, nell’omonimo parco nazionale, a una cinquantina di chilometri dalla città, si raggiunge la comunità nativa degli Emberà. Ad accogliere gli ospiti, bambini che danzano, che suonano flauti e tamburi in segno di benvenuto, uomini e donne in costumi tradizionali, con il corpo dipinto dal succo di tagua, e il capo villaggio pronto a raccontare la storia del suo popolo. Respirare la vita pacifica degli indios, fra capanne dal tetto di paglia, animali da cortile e coltivazioni di mais, immergersi nel folklore dei canti e delle usanze tribali, assaporando un pranzo di pesce o rimirando i coloratissimi manufatti di artigianato locale, sono esperienze impagabili: attimi di pura bellezza, prima delle tradizionali danze di commiato, da rivivere con la memoria come ricordo indelebile di un incontro straordinario.

Chef per un giorno

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Sapori intensi, abiti sgargianti, musiche e danze travolgenti. Siamo a Bali, patria di templi e di risaie, un’isola che è un tributo di madre natura agli dei per la bellezza dei suoi scenari e la spiritualità millenaria, nonché tappa obbligata nell’itinerario “Da Yogyakarta a Singapore” [CP1] (partenza il 14 ottobre). Qui, poco distante dal vibrante centro culturale di Ubud, il delizioso villaggio di Marga offre uno spaccato fedele delle usanze e dello stile di vita tradizionale. Il mercato locale ti risucchierà in un festoso tripudio di colori e sapori, invitandoti a scegliere i migliori prodotti locali che di lì a breve imparerai a cucinare con le tue stesse mani. Recuperate le materie prime, infatti, potrai cimentarti ai fornelli nella preparazione di un autentico piatto balinese, guidato in ogni passaggio da uno chef esperto, pronto a condividere antiche ricette e tecniche culinarie della tradizione. Un incontro ravvicinato con la cultura dell’isola attraverso i segreti della sua terra e dei suoi piatti, ça va sans dire da gustare per pranzo, prima di ripartire per un breve trekking verso una piantagione di caffè. Facendosi strada fra la rigogliosa vegetazione tropicale, oltre un ponte di bambù sospeso su una sorgente, si aprono alla vista distese di campi, da cui fanno capolino i contadini locali intenti a lavorare e irrigare la terra con tecniche ingegnose, tipiche della cultura agricola balinese. Dopo il gusto del prodotto nel piatto, la scoperta del prodotto nel campo: un viaggio a ritroso nelle tradizioni di un territorio, dei suoi frutti, dei suoi mestieri.

Un tuffo nel passato dei Misak

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Il martedì, arrivano in massa dalle valli circostanti, a bordo dei tipici chivas (autobus colombiani), per fare acquisti e vendere i loro prodotti al mercato. Indossano gli abiti tradizionali, intessuti a mano dalle donne, che filano persino mentre camminano: gonne blu bordate di rosso-viola e poncho neri per gli uomini, gonne nere e poncho indaco con orlo rosso-viola indossato su camice bianche per le donne. In testa le tipiche bombette o cappellini di paglia. Ogni colore ha un significato: il bianco in segno di purezza, il blu è un tributo al cielo e all’acqua, il nero rappresenta la Madre Terra, mentre il rosso è un omaggio al sacrificio degli antenati che si sono battuti per la libertà del loro popolo. Parliamo degli indigeni Guambiano, noti come Misak, discendenti di un’antica civiltà precolombiana che né i conquistadores spagnoli né la cultura occidentale sono mai riusciti a colonizzare. A poco più di un’ora da Popayan, nella regione del Cauca, il villaggio di Silvia è il cuore pulsante di questa comunità, che rivendica con orgoglio le sue ancestrali radici identitarie. In questo luogo, lontano dai circuiti turistici più battuti, l’orologio si ferma e scandisce il ritmo di epoche passate. In tour “Da Bogotà a Cartagena (partenza il 22 ottobre), quello che ti aspetta è un vero e proprio viaggio nel tempo, nella storia e nelle tradizioni dei Misak, frutto di un incredibile sincretismo tra spiritualità millenaria e religione cattolica.

Fra i guardiani della Terra

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Prima dei movimenti ecologisti, prima degli ambientalisti e della filosofia green, c’erano i Bishnoi. Nel cuore del Rajasthan, non lontano da Jodhpur, tra la polvere del deserto del Thar e le antilopi Black Buck, capita di imbattersi nei “guardiani della Terra”, come è stata ribattezzata questa comunità, organizzata sul principio - declinato in 29 precetti - di una piena e naturale coesistenza con tutte le specie animali e vegetali, e che da oltre 500 anni lotta per la tutela dell’ambiente e di specie rare in estinzione. Anche a costo di rimetterci la vita, come vuole la leggenda conosciuta come “Saga di Khejarli”, che narra il sacrificio di 363 membri della tribù per difendere un bosco di alberi Khejiri dai taglialegna del Maharaja di Jodhpur. Nel tour “Da Delhi alle dune di Khimsar” (partenza il 16 novembre 2024), l’escursione a un villaggio Bishnoi ti catapulterà in un mondo parallelo, fatto di rispetto e connessione profonda con la natura, tanto che le donne della comunità arrivano ad adottare e, perfino, ad allattare al seno i cuccioli di antilope rimasti orfani. Un contatto ravvicinato con una storia antica, per conoscere le usanze e la cultura del popolo-guardiano, seguito dall’incontro con le tradizioni dei pastori, i Raikas, nei loro splendidi costumi, con i Paliwals e i Meghawals, agricoltori e tessitori bramini: nell’autenticità dell’esperienza, il lontano si fa più vicino, il diverso più prossimo. Anche grazie agli scatti dei fotografi ed esploratori Davide Anzimanni e Rebecca Paviola, che accompagneranno il tour fermando nel tempo attimi di pura bellezza e istanti di verità.

Renne, joik e popoli dei ghiacci

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Antichi canti popolari, joik, sopravvissuti nei secoli e considerati ancora oggi la lingua del cuore, un dono ricevuto, secondo la tradizione orale, da fate ed elfi delle terre artiche per tramandare racconti e conoscenze; forme di artigianato tradizionali, duodji, meticolosamente conservate, che producono pezzi artistici pregiati, collezionati in tutto il mondo; ma soprattutto una cultura da sempre basata sulla renna, fonte di cibo con la caccia, di sostentamento con l’allevamento e, per secoli, il solo mezzo di trasporto. Parliamo dei Sami, unico popolo indigeno ufficialmente riconosciuto nell’Unione europea, nonché il più antico del Nord Europa, dove vivono da oltre 5mila anni. Non sarebbe Turisanda se, nel tour “Le tre Lapponie  (partenza il 14 febbraio 2025), non avesse previsto un incontro diretto e immersivo con questa cultura millenaria. Dare da mangiare alle renne e osservarle nelle loro attività quotidiane, imparando le tecniche di lancio del lazo, prima di preparare le slitte per un suggestivo safari nella tundra artica; raccogliersi all’interno di un lavvu, i tradizionali accampamenti tendati, per ascoltare i loro racconti, degustando le tipiche zuppe locali: a Camp Tamok, raggiungibile da Tromsø, in Norvegia, l’avventura Sami prende forma in una sequela di esperienze coinvolgenti, immersi nella natura e lontani dalla civiltà. Merito dei dettagli, che Turisanda sa confezionare con cura sartoriale. Merito anche di due accompagnatori d’eccezione, la coppia di blogger Elisa e Luca di Miprendoenriportovia, che attraverso parole e immagini sapranno dare corpo all’emozione.

Esempi di esperienze che trasformano nel profondo e fanno della spedizione secondo Turisanda una finestra sul mondo, un grande libro di geografie topografiche e umane, da sfogliare pagina per pagina, incontro dopo incontro, un viaggio alla volta. 




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