L’apertura di una terza sede, nuovi ingressi e promozioni interne. Lexia sta attraversando una fase di crescita e punta adesso a un fatturato di circa 20 milioni nel 2025. Lo scorso anno lo studio ha aperto le porte a Massimo Gentili, integrando la storica boutique Gentili & Partners e creando uno dei più grandi team d’Italia in financial services regulatory & fintech. A fine gennaio lo studio ha poi avviato una nuova sede a Roma, che si aggiunge a quelle di Milano e Palermo, segnando un tassello strategico per la presenza geografica della law firm.
«L’obiettivo è di posizionarci come leader nel centro Italia, mentre in Sicilia, dove siamo già forti, vogliamo ulteriormente rafforzare la nostra presenza sul territorio», spiega a MF-Milano Finanza il co-fondatore e managing partner Alessandro Dagnino, il quale sottolinea: «punteremo sullo sviluppo delle practice di tax advisory, energy e crisi d’impresa». Office partner della nuova sede romana sarà Marco Martinelli, precedentemente in Gianni & Origoni, e ora socio di Lexia e responsabile del dipartimento di diritto pubblico dell’economia. Ma il percorso di espansione di crescita non è ancora terminato.
Secondo quanto questo giornale può anticipare, nello studio Lexia entra anche Silvia Cossu che assume i ruoli di partner e responsabile del team contenzioso & arbitrati. In arrivo dallo studio legale Lipani, dove da due anni e mezzo ha guidato il dipartimento di diritto civile, Cossu ha avviato la sua carriera di litigator d’affari in Allen & Overy, per poi spostarsi in Legance unitamente ad altri due professionisti e costituire il relativo team di litigation, contribuendo a consolidarne la reputazione per oltre 15 anni.
«Vogliamo aprire le porte a soci giovani e tecnicamente preparati anche se non dispongono di un portafoglio clienti proprio. Crediamo in un approccio organizzativo orizzontale e innovativo». Con 11 partner, lo studio è una full services che intende continuare con i lateral hire per completare l’offerta nelle aree soprattutto del debito e del real estate.
«Per il futuro non escludiamo la possibilità di crescere ancora attraverso una quotazione o l’inserimento in una realtà più grande come quella di un private equity. Credo che per come si sta evolvendo il mercato questa sia una delle strade migliori», conclude l’altro co-fondatore e managing partner Francesco Dagnino. (riproduzione riservata)