Andare in borsa spendendo solo 300 mila euro per raccogliere 7 milioni? Si potrà, se l’ultima bozza del governo sulla legge di Bilancio 2018 sarà approvata entro fine anno dal Parlamento. Il testo favorisce le società che si quotano, accordando un credito d’imposta per il 50% dei costi di consulenza e collocamento legati all’ipo sul segmento Aim Italia, focalizzato nelle aziende più piccole. L’ufficio studi di Ir Top Consulting, specializzata nella quotazione delle pmi, ha calcolato che in media, per un’ipo sull’Aim, invece di spendere l’11% sulla raccolta, si può abbassare il costo dell’operazione tra il 5 e il 6%.
E pagando quindi i consulenti fra un minimo di 327.500 e un massimo di 415.000 euro, come spiega la tabella in pagina.
Il governo si è mosso quest’anno con due progetti molto importanti per le pmi italiane. Il primo sono i Pir, i Piani Individuali di Risparmio, partiti lo scorso gennaio, che permettono di investire sui titoli dell’Aim con uno sconto fiscale (a patto di mantenere l’investimento almeno cinque anni in portafoglio). Il Tesoro stima che entro la fine del 2017 confluiranno su Piazza Affari 10 miliardi di euro grazie ai Pir, e l’effetto molto positivo sui titoli si è visto già da tempo. Il secondo è la legge Industria 4.0 che ha permesso alle aziende di ammodernare gli impianti e investire in personale specializzato.
Secondo Anna Lambiase, ad di Ir top Consulting, «la manovra potrebbe contribuire a raddoppiare le attuali dimensioni dell’Aim Italia, generando un importante aumento del numero di quotazioni». Per Lambiase, un incentivo alle imprese «che taglia del 50% i costi del’ipo attraverso il credito d’imposta potrà stimolare molto le nuove quotazioni di pmi nei prossimi anni, dando importante impulso alla crescita della capitalizzazione e, di conseguenza, del reddito prodotto, colmando l’enorme distanza che allontana Piazza Affari dalle medie dei mercati europei, soprattutto Germania e Francia». A Francoforte il rapporto capitalizzazione/pil si avvicina al 50%, mentre a Parigi supera addirittura l’85%. Lo stesso indice in Italia negli ultimi anni ha solo sfiorato il 30%. Tutto ciò dovrà però avvenire «a nostro parere stimolando una crescita di qualità, che veda l’ingresso in borsa di pmi eccellenti nel loro contesto competitivo, con buoni fondamentali e una crescita sana e sostenibile», aggiunge Lambiase.
Se la proposta del governo sarà convertita in legge, le pmi italiane di punta potranno ottenere un vantaggio competitivo anche a livello internazionale e attrarre in questo modo nuovi investitori istituzionali. Per aumentare la cultura del mercato dei capitali e la conoscenza delle logiche di investimento legate alla quotazione, Ir Top Consulting ha creato un portale: www.pmicapital.it.
In un’indagine condotta nel settembre 2016, emergeva da parte di imprese e investitori la richiesta di manovre correttive alla scarsa liquidità e alla mancanza di investitori istituzionali specializzati sulle small cap. «Oggi, a distanza di un anno, il contesto dell’Aim è completamente cambiato, grazie alla Legge di Bilancio 2017 che ha introdotto i Pir». L’avvento dei Pir ha iniettato nuova fiducia in questo segmento del mercato azionario, il che a sua volta ha portato a una significativa crescita della liquidità. Quest’ultima ha superato 1,6 miliardi di euro in dieci mesi, quintuplicando il valore di riferimento del 2016. «E nel frattempo sono nati più di 50 nuovi fondi Pir dedicati alle small cap», conclude Lambiase. (riproduzione riservata)