L'investimento su piattaforme digitali ha reso i mercati più accessibili, ma anche aumentato gli obblighi fiscali a carico dei risparmiatori. Fabrizio Cavallaro, Studio Legale e Tributario Russo De Rosa Associati, racconta a CF le sezioni da attenzionare per evitare errori nella dichiarazione dei redditi.
Domanda. Piattaforme digitali e intermediari esteri. Quali sono gli errori più frequenti che riscontra in fase di dichiarazione dei redditi?
Risposta. In effetti, il contribuente medio ritiene -sbagliando- che quanto abbia a che fare con il web e/o l'estero non rientri tra gli obblighi dichiarativi italiani o, comunque, sfugga ai controlli dell'Agenzia delle Entrate. I principali errori che si commettono sono, quindi, legati: alla mancata dichiarazione dei redditi da fonte e-commerce o sharing economy (tipicamente la vendita continuativa di prodotti/servizi su piattaforme digitali o le locazioni/affitti brevi effettuate tramite portali esteri); e alla mancata compilazione del Quadro RW, con il quale si fotografa al Fisco natura ed entità del patrimonio detenuto all'estero e su cui è dovuta anche l'IVAFE.
D. Molti investitori non sanno che, utilizzando broker esteri, passano dal regime amministrato a quello dichiarativo. Quali obblighi fiscali devono conoscere e quali sono gli adempimenti da non sottovalutare?
R. Spesso quando si utilizza un broker estero (anche avvalendosi di piattaforme disponibili su internet) si pensa che -fatto salvo il differente Stato di residenza- lo stesso sia parificato all'intermediario bancario italiano. Si dimentica, però, che l'intermediario estero non è sostituto di imposta. Questo significa che l'investitore passa al regime dichiarativo, cioè dovrà esser lui a calcolare i redditi conseguiti, le imposte dovute e compilare correttamente la dichiarazione.
D. Conti esteri, strumenti finanziari detenuti all'estero e criptovalute. Quali sono oggi le principali aree di attenzione per evitare errori nel monitoraggio fiscale e nella compilazione della dichiarazione?
R. Come ogni anno diventa sempre più efficace lo scambio e l'incrocio automatico dei dati tra Autorità fiscali dei diversi Paesi rendendo queste situazioni molto più facili da intercettare. Particolare attenzione va posta: ai conti correnti esteri che vanno dichiarati in Italia se superano -anche solo per un giorno- 15 mila euro di giacenza o se la giacenza media annua supera i cinque mila euro. Attenzione ai conti correnti dedicati al trading finanziario, i quali vanno sempre dichiarati nel Quadro RW, indipendentemente dal valore del conto; ai prodotti finanziari esteri che se non “armonizzati” (es. ETF quotati su mercati extra-UE) non beneficiano della tassazione sostitutiva del 26% sui guadagni che andranno quindi tassati ad aliquota marginale (scaglioni dal 23% al 43%); e ai guadagni derivanti dalla cessione di crypto-attività che generano sempre reddito.
D. L'offerta di investimento online è sempre più accessibile e immediata. Quanto diventano centrali l'educazione finanziaria e il supporto di professionisti qualificati per tutelare il risparmiatore?
R. L'accessibilità immediata alle piattaforme di investimento on-line ha eliminato le barriere d'ingresso, ma ha trasferito sul risparmiatore l'intero rischio operativo e fiscale. Infatti, l'app o il broker estero forniscono solo lo strumento tecnico per operare; tuttavia, la tutela del risparmiatore passa da due diversi fronti: il supporto di un consulente finanziario qualificato che analizza la situazione patrimoniale complessiva, definendo obiettivi e orizzonti temporali (che nessuna piattaforma automatizzata può valutare) e il commercialista che traduce i report finanziari dei broker in dichiarazioni dei redditi conformi alla normativa italiana. (riproduzione riservata)