Uno studio legale internazionale con un forte focus sul mercato locale che possa divenire punto di riferimento nelle practice in cui opera. L’idea di cosa è e di cosa deve essere A&O Shearman è molto chiara non solo per Stefano Sennhauser, managing partner che guida lo studio in Italia ormai da otto anni, ma anche per il suo successore Paolo Nastasi che dal prossimo 1° maggio ne prenderà le redini.
Un passaggio di consegne all’insegna della continuità oltre che segnale effettivo di quanto lo studio abbia probabilmente già lavorato sui passaggi generazionali. «Quando abbiamo definito il nuovo piano strategico in Italia ho chiesto che fossero i soci giovani a discuterlo e affrontarlo», spiega a MF-Milano Finanza Sennhauser. «Molto di quello che avevamo definito, lo abbiamo già realizzato. Adesso bisogna finire di implementare la strategia e portarla avanti», aggiunge.
Il cambio di passo dello studio negli ultimi otto anni è evidente e non si limita solo alla fusione dello scorso anno. La law firm è passata da un periodo di quiete, dove ha siglato solo un paio di lateral hire di peso in poco più di dieci anni, ad aprire le porte a quattro partner negli ultimi tre anni. Anche in termini di crescita interna, in cinque anni sono stati nominati cinque soci, circa uno all’anno, una media molto più alta che in passato. «Abbiamo nominato diversi partner, più interni che esterni perché è nel nostro dna», aggiunge Sennhauser. È così che lo studio ha rafforzato le aree del private equity, equity capital markets, real estate del restructuring, oltre che del litigation.
Non solo nomine e lateral. A&O Shearman ha lavorato in questi anni anche alla pianificazione, in tempo utile, della transizione dei soci, dei passaggi generazionali e sul posizionamento sul mercato italiano: non una branch ma un’articolazione territoriale di una law firm globale. «Per studi come il nostro, è fondamentale sviluppare un equilibrio tra il mercato locale e internazionale per non diventare solo un’appendice della rete globale», spiega Nastasi.
A fronte di quanto fatto finora, con 90 avvocati, due uffici tra Roma e Milano e una presenza in Italia di oltre 25 anni, per Nastasi è adesso il momento di consolidare e probabilmente accelerare. «Per anni, come succede in molti studi internazionali, siamo stati fermi e restii a fare qualsiasi forma di investimento. Un po’ perché il mercato italiano ha le sue peculiarità un po’ perché andava al momento bene così», conclude il futuro managing partner, aggiungendo: «Questo adesso è cambiato e vogliamo puntare sulle aree in cui vediamo delle opportunità. L’obiettivo è accelerare ma non diventando dei puri aggregatori di fatturato. Vogliamo crescere in modo sostenibile, spingendo, prima di tutto, sulla crescita interna e, dove ne vediamo la necessità, con lateral mirati e che si sposino bene con la realtà che abbiamo creato fin qui, godendo ora anche di più credibilità e supporto dal management centrale».