I prezzi del petrolio sono saliti per la terza seduta consecutiva, con la possibilità di porre fine alla guerra in Medio Oriente sempre più lontana in seguito alla segnalazione di un nuovo attacco a una nave nello Stretto di Hormuz. L'Iran ha annunciato un approccio al conflitto più offensivo, mentre gli Stati Uniti hanno escluso la proroga del cessate il fuoco, alimentando i timori di interruzioni più prolungate delle forniture energetiche. Anche perché Teheran sta negoziando separatamente con l'Oman un accordo sulla gestione dello Stretto di Hormuz ma il presidente statunitense, Donald Trump, ha minacciato di bombardare lo Stato del Golfo, partner di lunga data degli Usa in materia di sicurezza. Così il future sul Brent ha toccato ieri un massimo intraday a 92 dollari al barile, il livello più alto dal 30 luglio, mentre quello sul Wti a 85,01, il livello più elevato dal 31 luglio. I trader sono particolarmente attenti ai nuovi dati sulle scorte petrolifere statunitensi, dopo che le indicazioni della scorsa settimana hanno mostrato un aumento inatteso, portando le scorte al livello più alto degli ultimi circa due mesi.
«È probabile che i recenti aumenti delle scorte si invertano nelle prossime settimane, quando il rallentamento dei flussi energetici provenienti dalla regione inizierà a riflettersi sulle scorte a terra», ha previsto Amarpreet Singh, esperto di Barclays. «Il nostro indicatore settimanale delle scorte globali complessive di petrolio mostra che, al netto della stagionalità, sono aumentate di 120 milioni di barili nelle ultime quattro settimane. Escludendo la Cina, di 110 milioni di barili». Le esportazioni nette di greggio che transitano attraverso lo Stretto hanno avuto una media di 3,9 milioni di barili al giorno durante i primi 34 giorni della nuova fase di escalation (fino al 10 agosto). Nello stesso periodo, le esportazioni nette di prodotti raffinati che transitano attraverso lo Stretto hanno avuto una media di 1.100 barili al giorno. Singh mantiene la sua previsione di un prezzo del Brent a 96 dollari al barile nel 2026 e a 85 dollari nel 2027 (a 90 e a 82 dollari per il Wti, rispettivamente) e dal punto di vista operativo ha ribadito la raccomandazione di puntare su un rialzo del Brent, utilizzando un call spread con strike a 90 e 100 dollari al barile, sulle scadenze a dicembre 2026. (riproduzione riservata)