Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Vi ricordate l'ultima cosa che vi ho detto la scorsa settimana? Che Warren Buffett non ha mai investito in Google perché non capiva come un motore di ricerca potesse fare utili? Ecco, probabilmente Buffett ha letto 4 Soldi da Investire (magari!) e ha pensato bene di svelare la grande notizia con cui è iniziata questa settimana di mercato: la holding dell'Oracolo di Omaha, Berkshire Hathaway, ha acquistato 17,8 milioni di azioni di classe A di Alphabet - la casa madre del motore di ricerca più usato al mondo -, che attualmente valgono circa 5 miliardi di dollari.
Il titolo Alphabet, probabilmente spinto dalla notizia, è cresciuto del 3,1% in una sola seduta, toccando i massimi storici e raggiungendo il valore di 285 dollari per azione.
Ma come, vi chiederete voi: Buffett non era il paladino dell'investimento value, che cerca di trovare azioni sottovalutate in base al loro valore intrinseco e che possono crescere in modo costante e regolare nel corso del tempo? E Google non è il prototipo di società tecnologica growth, l'esatto opposto dello stile del supergestore?
In realtà, come spesso accade in questi casi l'investimento di Buffett ha una logica molto chiara, che cercheremo di analizzare oggi, usando Google come un esempio (non un consiglio di investimento, badate bene) per capire insieme come si analizza una società che si vuole mettere in portafoglio.
Come prima cosa, cerchiamo di capire cosa possa aver spinto Buffett a investire in Alphabet. Facendo una piccola precisazione di partenza. La posizione in Google è stata aperta da Berkshire Hathaway: non è noto se la decisione venga direttamente da Buffett o dai due gestori interni Ted Weschler e Todd Combs, i due fidati specialisti dell'Oracolo per quanto riguarda la tecnologia.
Rimane il fatto che Buffett, in un modo o nell'altro, il suo placet lo ha dato. Quindi, riprendiamo il ragionamento della scorsa settimana:
Nel terzo trimestre Alphabet ha superato, per la prima volta nella storia, la soglia dei 100 miliardi di dollari di ricavi. Ma la cosa che più ha convinto il mercato è stato il dato della divisione Cloud, che ha accelerato del 34% a quota 15,2 miliardi. Che significa in soldoni? Il cloud è il contenitore per le enormi quantità di dati che servono all'intelligenza artificiale per lavorare.
Di fronte a questo dato, il mercato interpreta la crescita del cloud come un segnale che la domanda legata all’AI sta iniziando a tradursi in ricavi significativi.
Alphabet ha detto al mercato che le spese in conto capitale (capex) nell'anno 2025 saranno tra i 91 e i 93 miliardi di dollari (da 85 comunicati al mercato in precedenza). Di per sé questo non è un dato molto gradito agli investitori, ma la reazione della borsa è stata positiva: l'idea è che queste spese siano giustificate da una domanda reale, e non da scommesse azzardate sul futuro dell'intelligenza artificiale.
Nell'ultimo anno il titolo ha registrato una performance del 60%, con una forte impennata a partire dallo scorso mese di luglio. Ma dalla quotazione, avvenuta nel 2004, a oggi le azioni della società si sono apprezzate di oltre l'11.000%: un esempio da manuale di investimento growth!
Attualmente, di 66 analisti che coprono il titolo Alphabet (fonte: Investing) 56 suggeriscono di comprare, 10 di mantenere (hold) e nessuno di vendere. Tecnicamente, il titolo è strong buy (che si può tradurre con «da comprare subito»).
Inoltre, sulle azioni di classe A (quelle dotate di diritti di voto, comprate da Buffett) il consenso degli analisti indica un prezzo obiettivo medio di 318 dollari per azione, il che implica un potenziale di rialzo del 13%. Tradotto: Google ha ancora margini per crescere.
In valore assoluto, il titolo è più caro rispetto alle azioni globali: tratta a circa 27 volte gli utili attesi, contro le 24 dell'Msci World. Ma tra le Magnifiche 7 della tecnologia è, tolto Meta, il titolo più economico in assoluto. Cosa significa questo? Che il suo valore di mercato potrebbe non essere ancora troppo gonfiato rispetto ad altre società simili.
Google storicamente non è una società da dividendi, e lo conferma anche oggi. Il suo rendimento da dividendo attuale è dello 0,29%: per capire il metro di paragone, in questo articolo ho raccolto le 40 società italiane che hanno un rendimento da dividendo atteso almeno del 4%.
Quali considerazioni possiamo trarre da tutti questi numeri? Proviamo (per gioco, ovviamente) a metterci nella testa di Warren Buffett e a ragionare come potrebbe aver fatto lui:
Avete visto? Proviamo ad astrarci dal singolo caso di Google e a elaborare un metodo di ragionamento e di analisi che possa essere valido per qualsiasi titolo vogliamo mettere in portafoglio. Sia esso una società tecnologica sulla cresta dell'onda (Alphabet è il decimo titolo più presente nei portafogli retail italiani, come rivela uno studio di eToro), una banca, una società che offre servizi di pubblica utilità o un'azienda chimica.
Il nostro lavoro da investitori è individuare, a partire da una serie di numeri, che altro non sono se non indicatori sintetici, quale potrà essere l'effetto sul titolo in questione e, di riflesso, sul nostro portafoglio. Ecco perché il lavoro di ricerca dei titoli (in termini tecnici, lo stock picking) è così complesso. Ma, se riesce, è anche molto appagante.
Posto che questo è il metodo generale, un investimento di questo tipo può essere applicato a qualsiasi strategia di investimento. Purché si tenga sempre presente un aspetto: investire ad alta convinzione significa avere sempre ben presente tutto il quadro d'insieme, e non solo gli indicatori che supportano la nostra tesi.
Un esempio può far capire meglio quello che voglio dire: mettiamo che io voglia costruire un portafoglio ad alta convinzione di titoli di Piazza Affari ad alto dividendo (l'esperimento che ho fatto nell'ultimo numero di Milano Finanza). Andrò a vedere solo il rendimento da dividendo atteso? Ovviamente no.
Certo, questo dato sarà il primo a cui guarderò, per costruire quello che tecnicamente si chiama il mio universo investibile (l'insieme delle società tra le quali scegliere). Ma poi rapporterò quel dato a tutti gli altri: ultimi bilanci, guidance, stime degli analisti e così via. Solo a quel punto selezionerò i titoli che, fermo restando il mio obiettivo di partenza (avere dividendi elevati e costanti), possano portare anche all'apprezzamento del capitale nel lungo periodo.
E voi: avete mai investito ad alta convinzione? Fatemi sapere alla mail mcapponi@class.it a) se volete un approfondimento sui tool pratici (siti, comparatori, eccetera) per studiare gli indicatori delle società quotate e b) se vi interessa un episodio in cui andiamo a scoprire il metodo per costruire portafogli specifici. Come, per l'appunto, quelli ad alto dividendo, oppure quelli growth o perfino contrarian.
Alla prossima settimana!