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Alla fine dello scorso webinar di Milano Finanza sugli investimenti tematici (qui per rivederlo) ci siamo lasciati con una domanda aperta: come si fa in concreto a selezionare i temi da mettere in portafoglio se è vero, come abbiamo detto anche in questo approfondimento di qualche settimana fa, che gli investimenti tematici sono un terreno estremamente fertile per mascherare scelte di investimento attive dietro una presunta gestione passiva?
In altre parole: come schivare le etichette di marketing - che possono chiamarsi difesa, intelligenza artificiale, uranio, quantum computing - ed esporsi davvero a tendenze secolari di lungo periodo che possono davvero mettere il turbo al nostro portafoglio?
Caso ha voluto che, nel corso dei miei incontri di lavoro, ho conosciuto Pierre Debru, head of research di WisdomTree: un professionista che costruisce concretamente Etf tematici. E io, proprio per rispondere alla nostra domanda aperta, ho provato a fare l'avvocato del diavolo e gli ho chiesto senza mezzi termini: come evitare di farsi fregare dall'hype del tema di turno? Ecco cosa ne è uscito fuori.
Mini-riassunto delle puntate precedenti. Qual è il problema principale degli Etf tematici? La dispersione dei rendimenti.
Vi avevo fatto l'esempio dell'intelligenza artificiale: su 18 Etf disponibili per investitori europei, il migliore nell'ultimo anno ha reso il 28%, mentre il peggiore ha perso il 29%. Da qui la domanda: in che modo ci stiamo esponendo davvero al trend dell'intelligenza artificiale? Con un prodotto che rende il 28%, con uno che perde il 29%, o con una qualsiasi delle varie vie di mezzo?
Non esiste una risposta univoca. Debru mi ha risposto così: «Il problema principale è che, a differenza di asset class tradizionali come l'azionario Usa o le small cap, nei temi non esiste una definizione condivisa né un benchmark di riferimento. Dire intelligenza artificiale, in buona sostanza, non significa nulla se non si spiega come effettivamente viene costruito il portafoglio».
Nel corso del webinar ho fatto anche un altro esempio: quello del metaverso. Vi ricordate l'avveniristico mondo virtuale creato da Mark Zuckerberg (che ha cambiato il nome di Facebook in Meta proprio per questo motivo) e che fin qui si è rivelato un fiasco totale?
Sul metaverso esistono due Etf:
Quale dei due è più coerente con il tema metaverso? A mio avviso ci sono pochi dubbi: quello che ha perso il 3%! E infatti, nell'ultimo anno il metaverso è stato un fiasco colossale. Se il mio obiettivo è esporsi al trend del metaverso, è corretto che il mio portafoglio sia in perdita.
Ed è proprio su questo punto che Debru mi ha aiutato a fare mente locale e a capire una volta per tutte come riconoscere il vero Etf tematico da quello che segue l'hype del momento.
Un aspetto fondamentale è che il nostro portafoglio nel breve periodo potrebbe essere penalizzato, come abbiamo appena visto con l'esempio del metaverso. Ma ricordatevi sempre che l'obiettivo dell'investimento tematico - posto che rimanga sempre una scommessa marginale nel portafoglio core-satellite complessivo - è quello di premiare chi avesse deciso di farlo nel lungo e lunghissimo periodo.
Il primo punto è quindi l'allineamento al tema: «Se il tema cresce, il fondo o Etf tematico deve beneficiarne: se il tema attraversa una fase negativa, è normale che il fondo ne risenta. L'obiettivo non è battere il mercato in ogni momento, ma essere coerenti con la storia di lungo periodo che si vuole raccontare». Tradotto con un esempio: se nell'ultimo mese la difesa ha perso il 20% ma il mio portafoglio sulla difesa sta guadagnando il 10%, qualcosa non va.
Da qui discende il pilastro successivo: la purezza dei temi, un argomento che ho già affrontato una volta quando ho analizzato il modo in cui etica e rendimenti possono andare d'accordo in portafoglio.
«Idealmente», mi ha detto Debru, in un Etf tematico puro andrebbero messe aziende «che generino una parte significativa dei ricavi, almeno un 50%, dal tema in questione. Non è sempre possibile, soprattutto nei settori emergenti, ma l'obiettivo è massimizzare l'esposizione reale e ridurre il rumore».
Questo significa, per noi investitori, verificare sempre i bilanci dei primi 10 titoli in portafoglio. O quanto meno, fare un giro veloce sul sito delle società per capire di cosa si occupano. Se vogliamo investire nell'uranio e in portafoglio c'è una grande azienda petrolifera che lo scorso anno ha aperto una divisione per la ricerca e sviluppo in campo nucleare, la purezza del tema non è affatto rispettata.
Il punto successivo riguarda quella che Debru definisce «differenziazione: gli investimenti tematici nascono come parte satellite a fianco a un portafoglio core. Se compro un Etf tematico che replica, di fatto, il Nasdaq, non sto aggiungendo nulla a ciò che probabilmente ho già in portafoglio». Per questo, specifica Debru, bisogna «misurare attentamente l'overlap, cioè la sovrapposizione, con indici come Msci World o S&P 500».
Questo argomento è particolarmente forte per quanto riguarda il tema della sostenibilità ambientale e sociale. Se prendiamo il più grande Etf di questa categoria da JustEtf, un comparto che replica l'indice Msci World filtrato in base a parametri di responsabilità sociale, vedremo tra i primi titoli in portafoglio - anche se con pesi un po' diversi rispetto agli indici generalisti - società come Tesla, Microsoft, Nvidia.
Il rischio di una sovrapposizione con l'Msci World tradizionale è altissimo. Risultato: ci ritroveremo con un doppione dell'Msci World, ma saremo convinti di avere in portafoglio un investimento tematico.
E questo ci porta all'ultimo, indispensabile pilastro: la disciplina. Risponde Debru: «Nei tematici il gestore ha una libertà enorme e il rischio di inseguire i titoli caldi che corrono in una determinata fase di mercato è elevato. Per questo è fondamentale avere regole chiare e seguirle nel tempo, anche quando penalizzano la performance nel breve. È il prezzo da pagare per avere coerenza».
Cosa significa questo? In realtà, ci mette davanti a un argomento nuovo, che abbiamo sempre toccato tangenzialmente ma mai approfondito a fondo: se vogliamo esporci in modo passivo e indicizzato al mercato o a una sua parte (come un tema, ma anche un settore o un fattore) dobbiamo sempre conoscere a fondo la metodologia dell'indice. Più questa metodologia è blindata da regole oggettive, più il rischio di falsi attivi sarà scongiurato.
Mi piace sempre fare l'esempio del fattore value, che per sua natura cerca titoli sottovalutati, e quindi potrebbe prestarsi a enormi margini di discrezionalità. Ma un indice generalista come l'Msci World Value va a individuare titoli potenzialmente a sconto sulla base di tre indicatori oggettivi ed equiponderati: rapporto tra prezzo e utili attesi, rapporto tra prezzo e valore contabile e rapporto tra valore d'impresa e flusso di cassa operativo.
Quindi, riassumendo. Prima di comprare un Etf tematico chiedetevi sempre:
E voi: quali analisi fate quando andate a selezionare un investimento tematico? Vi è capitato di scegliere sulla base dell'hype del momento ma di ritrovarvi con Etf non coerenti con il tema scelto? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it.
Ci sentiamo la prossima settimana!