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Pmi il governo non ha ancora richiesto alla ue il via libera agli incentivi fiscali

Il grande bluff sui fondi Eltif

di Luisa Leone
MF - Numero 219 pag. 2 del 06/11/2019

Manca anche il decreto attuativo per concretizzare la detassazione. Intanto Gualtieri apre alle modifiche sui Pir

Gli sconti fiscali per gli Eltif restano fermi al palo. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, dopo che nel decreto Crescita di giugno sono state previste importanti agevolazioni per questi strumenti dedicati agli investimenti in economia reale, poco si è mosso per portare i vantaggi dalla carta alla realtà. Per concretizzare la defiscalizzazione prevista (azzeramento della tassa sul capital gain al 26%) sono infatti necessarie due condizioni: il via libera dell’Unione Europea e un decreto ministeriale per definire i contorni dell’agevolazione. Al momento, però, la richiesta di autorizzazione, necessaria perché lo sconto sulle tasse si applichi solo a Eltif (European long term investment fund) che investono in pmi italiane non sarebbe ancora stata inviata a Bruxelles.


Eppure la norma che prevede le agevolazioni per questi fondi, pensati per incoraggiare l’investimento in infrastrutture, società non quotate e pmi, è stata approvata ormai quasi sei mesi fa e a questo punto sarà davvero difficile che il quadro sia completo per inizio 2020, quando, secondo il dl Crescita, si potrebbero effettuare gli investimenti avendo diritto allo sconto fiscale. I paletti per avere diritto alla defiscalizzazione sono che l’Eltif investa solo in pmi italiane, non quotate o con una capitalizzazione massima di 500 milioni, che abbia un patrimonio non superiore a 200 milioni l’anno (massimo 600 milioni complessivi) e che l’investimento sia detenuto in portafoglio per almeno cinque anni, come previsto per i Pir. Diversamente dai Pir però, che sono strumenti liquidi, gli Eltif invece sono fondi chiusi con un orizzonte di medio termine e prevedono taglie di investimento più robuste.
Come accennato, per concretizzare le agevolazioni per gli Eltif sarà necessario comunque anche un decreto attuativo, che non è al momento pervenuto, anche se per la sua emanazione, volendo recuperare, i tempi potrebbero non essere troppo lunghi.


Intanto però qualcosa si muove almeno sul fronte dei Pir, gli strumenti pensati invece in Italia proprio per i piccoli risparmiatori, sempre con l’obiettivo di canalizzare risorse sull’economia reale. Con l’introduzione dei paletti del 3,5% di investimenti in Aim e in venture capital introdotti dalla legge di Bilancio 2019,il mercato si è bloccato e adesso la politica sembra pronta a intervenire, come anticipato da MF-Milano Finanza nei giorni scorsi.
I ministeri dello Sviluppo e dell’Economia sono al lavoro sulle modifiche alla normativa attuale e anche in Parlamento si è già formato un consenso trasversale sulla necessità di intervenire con emendamenti al dl fiscale, in conversione alla Camera, o al ddl di Bilancio, in approvazione al Senato.
Iri sul tema si è espresso anche il titolare dell’Economia, Roberto Gualtieri, che rispondendo a una domanda sulla necessità di un ritorno alla vecchia disciplina dei Pir, ha spiegato di essere favorevole a una revisione, che potrebbe andare anche oltre la mera cancellazione di quanto previsto lo scorso anno. Il ministro ha sostanzialmente sottolineato la necessità di «ragionare su come rivitalizzare i Pir, riflettendo sulla migliore calibrazione di questo strumento, che ha l’obiettivo di canalizzare l’abbondante risparmio privato verso gli insufficienti investimenti, soprattutto nelle piccole imprese».
Ma il tema, secondo il responsabile del Tesoro, è complesso: «non so se si esaurisce nel semplice tornare a come era prima o se l’occasione ci consentirà di fare qualche approfondimento». Intanto alla Camera è appena stata avviata la discussione su una proposta di legge, a firma di Sestino Giacomoni (Fi), che prevede, tra le altre cose, proprio la cancellazione dei vincoli d’investimento per i Piani individuali di risparmio. (riproduzione riservata)



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