Dati «la limitazione dell'organico, la rigidità delle procedure di reclutamento e il previsto turnover del personale di livello senior dell'Ivass, una piena integrazione dell'istituto nella Banca d'Italia contribuirebbe a risolvere le criticità dell'autorità di vigilanza delle assicurazioni legate alle risorse umane». A consigliare l'intervento, che rappresenterebbe un passaggio ulteriore rispetto all'attuale organizzazione, in base alla quale il presidente dell'istituto Paolo Angelini è anche direttore generale di Via Nazionale (con un direttorio integrato), sono stati i rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale che nei giorni scorsi hanno concluso la valutazione periodica sull'Italia.
Dal rapporto finale del Fmi emerge un sistema finanziario italiano solido e resiliente che ha dimostrato negli ultimi anni di saper affrontare efficacemente un contesto macrofinanziario e geopolitico particolarmente complesso. Il Fondo chiede però all'Italia riforme, conti pubblici più solidi e crescita economica, oltre a legami meno stringenti tra banche e debito sovrano.
Poi c'è un focus sul settore assicurativo, nel quale si evidenziano «solide posizioni patrimoniali e di solvibilità delle compagnie» anche se la loro esposizione al debito sovrano nazionale rimane relativamente elevata, al 29% delle attività. «Le condizioni di liquidità sono ampie e i tassi di riscatto nel comparto vita continuano a diminuire dopo il picco registrato nel 2023», osservano dal Fmi, mentre «le compagnie del ramo danni fronteggiano un aumento dei sinistri legati a eventi climatici sebbene l'impatto sui bilanci sia stato contenuto grazie ad adeguamenti delle politiche di prezzo e di assunzione dei rischi».
Non solo; nel rapporto il Fondo si occupa della regolamentazione del settore e del trattamento del rischio sovrano. Il tema centrale, come anticipato da MF-Milano Finanza nei giorni scorsi, è quello della valutazione del rischio dei Btp. Il Fmi chiede di considerarlo per tutte le grandi compagnie che utilizzano il modello interno Solvency II, mentre oggi per i gruppi nazionali Unipol, Reale e Sace Bt la ponderazione è pari a zero (a differenza di Generali, Axa o Allianz). In campo è già sceso anche l'Ivass, che ha avviato uno stress test tra le compagnie per valutare gli effetti della ponderazione (al lavoro sul modello interno ci sono tra l'altro anche Intesa Sanpaolo Assicurazioni e Poste Vita).
Intanto il Fmi nel rapportoha lanciato un'altra proposta: «Ivass, in collaborazione con Eiopa, dovrebbe valutare l'introduzione di una soglia minima, un floor, per il calcolo del capitale basato sui modelli interni, in linea con le riforme di Basilea 3 per il settore bancario», scrivono dal Fondo. In altri termini, secondo il Fmi sarebbe utile fissare uno «sconto massimo» sui requisiti di capitale tra le compagnie più grandi che utilizzano il modello interno di Solvency e le più piccole che, per ragioni di costo e organizzazione, devono scegliere la formula standard, uguale per tutti. E, come detto, andrebbe rafforzata Ivass con una maggiore integrazione nell'istituto guidato dal governatore Fabio Panetta mentre nel frattempo «l'organico dovrebbe essere portato al limite statutario di 400 unità». (riproduzione riservata)