Aurora Growth Capital punta a raccogliere 150 milioni di euro da investitori istituzionali, che porteranno le masse gestite dal fondo di expansion capital specializzato in pmi italiane a quota 650 milioni. L’obiettivo è raggiungere il target di aumento di capitale al massimo entro un orizzonte di 18 mesi per poi investire il denaro in una serie di aziende target.
Nel corso di un evento tenutosi a Milano oggi, giovedì 23 aprile, il managing partner Giacinto D’Onofrio ha alzato il sipario sulle operazioni in rampa di lancio. Una in particolare, nel settore food, è in stato avanzato, «e puntiamo a chiuderla già entro l’estate».
Sono stati inoltre avviate negoziazioni per altre quattro aziende target, che operano nei settori real estate, gestione dei rifiuti, sviluppo di applicazioni ed efficientamento e gestione di servizi energetici. «Puntiamo a investimenti in equity tra 20 e 60 milioni di euro», ha precisato D’Onofrio, «scommettendo su pmi con prospettive di crescita organica o tramite m&a e fondamentali già solidi».
Dal 2019 a oggi il fondo Aurora Growth Captal ha restituito agli investitori un apprezzamento complessivo (nav più dividendi) dell’80%: le distribuzioni cedolari hanno superato quota 100 milioni. A livello di ritorno medio ponderato sul capitale investito, in operazioni con exit realizzata, questo è stato pari a 2,4 volte, con una crescita media dell’ebitda delle aziende in portafoglio pari a 1,72 volte.
«Cerchiamo società resilienti anche di fronte alle crisi: a titolo di esempio, durante la crisi del Covid le nostre aziende in portafoglio sono cresciute del 13%», ha commentato D’Onofrio, parlando del periodo di incertezza attuale provocato da guerra in Medio Oriente e crisi energetica provocata dall’impennata dei prezzi del greggio.
Attualmente il portafoglio di Aurora Growth Capital è composto da 12 società, che fatturano in aggregato circa 2,9 miliardi di euro (anche se 1,8 provengono solo dalla più grande, cioè Engineering).
Nel frattempo, dopo 20 exit effettuate ora il fondo sta per archiviare la prima del 2026. Verosimilmente sarà Phse, società di logistica per il pharma che fattura 109 milioni di euro.
Quanto alla visione di mercato, la founder e managing partner di Aurora Growth Capital, Patrizia Micucci, è ottimista: «L’Italia è un Paese per private capital, visto il suo peculiare tessuto imprenditoriale. La borsa rimane marginale». La vera sfida sarà quella di convincere gli investitori istituzionali a credere nelle pmi, a cominciare da fondi pensione e casse di previdenza. «Peraltro questi investimenti sono Pir compliant: stiamo anche strizzando l’occhio ad alcune primarie private bank, con la speranza che includano il nostro fondo in veicoli Eltif da offrire anche al retail», ha concluso Micucci. (riproduzione riservata)