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Donald Trump, presidente Usa
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Il colpevole silenzio degli industriali americani contro la follia dei dazi di Trump

di Beniamino Andrea Piccone*
08 aprile 2025, 18:49 Ultimo aggiornamento: 18:53

I magnati del tech e del capitalismo della sorveglianza tacciono. Sono tutti sotto il ricatto di Trump? Hanno paura che il presidente li colpisca nei loro oligopoli? Il mondo ha bisogno dell’america che abbiamo conosciuto, dove lo scambio di idee è prodromico allo sviluppo economico. Ma forse qualcosa si sta muovendo. Il video di Milton Friedman postato da Elon Musk è un segnale

Nell’agosto 1924 Luigi Einaudi - a pochi mesi dall’assassinio di Giacomo Matteotti - spronò gli industriali italiani a farsi sentire. L’economista piemontese credeva che la compiacenza portasse al disastro, che l’omologazione del pensiero fosse il vero nemico di una sana civile convivenza. A 101 anni di distanza le parole di Einaudi sono quanto mai utili per cercare di capire il disastro che sta combinando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel silenzio assordante degli industriali americani, in particolare i magnati oligopolisti, re del capitalismo della sorveglianza, delle (ex) Magnifiche 7: Amazon, Amazon, Apple, Facebook, Microsoft, Nvidia, Tesla, i colossi high tech americani.

Un sistema mercatocentrico

Il sistema finanziario americano - al contrario di quello europeo – è mercatocentrico, è basato sui mercati finanziari, che sono fondamentali in tutti i sensi. Per lo sviluppo delle start-up tecnologiche, che vengono finanziate dai fondi di venture capital; affinché le imprese non quotate trovino le risorse (date dai private equity) per internazionalizzarsi, per espandersi e poi quotarsi; per favorire la crescita delle società quotate tramite aumenti di capitale o il collocamento di obbligazioni; per finanziare il capitale circolante, attraverso i commercial paper.

Disinteressarsi dell’andamento dei mercati finanziari è un atteggiamento suicida e contrario agli interessi degli americani, i quali non hanno l’Inps che garantisce le loro pensioni ma detengono i fondi pensione investiti per lo più in azioni. Il loro benessere dipende dai mercati azionari. Il forte calo dei mercati dell’ultimo mese non è da sottovalutare in alcun modo. Trump sta scherzando col fuoco. E sarà difficile tornare indietro sui dazi poiché ha già detto che gli incassi dei dazi serviranno per abbassare le imposte per i più abbienti e le corporation.

I mercati sfuggono a Trump

I mercati mobiliari svolgono svolgono una funzione informativa – «price signalling» – e devono consentire a chi vuole comprare e vendere di poterlo fare. La scoperta del prezzo, continua, ogni secondo, definita «price discovery», gioca un ruolo importantissimo nell’allocazione dei capitali. Lasciamo che i mercati facciano il loro lavoro, prezzare il rischio.

Se Trump è convinto di avere il potere di manipolare e suggestionare il suo elettorato, i mercati non sono sensibili alle sue panzane, ai suoi calcoli farlocchi sui dazi - andando contro le regole stabilite dal Wto - frutto di un’ideologia protezionista che ha già mostrato i suoi frutti nefasti negli anni Trenta. I mercati parlano il linguaggio della verità e votano con i piedi, ossia, grazie alla forte liquidabilità dei titoli quotati, consentono di uscire in un nanosecondo. Ecco spiegato anche il motivo della debolezza del dollaro, impattato dalla volontà di molti investitori di uscire dal mercato americano.

Le imprese tacciono

Ciò che sorprende è il silenzio del mondo delle imprese, delle big corporation che stanno in silenzio per compiacere Trump. Qualsiasi democrazia si basa sulla separazione dei poteri e sull’opinione pubblica, sul Quarto Potere – accanto a quelli tradizionali, legislativo, esecutivo e giudiziario. Nel caso di Trump siamo in presenza di un nazionalismo autoritario basato sull’idea che chi è stato eletto non può essere sottoposto al rispetto dello stato di diritto ma sul fatto che, avendo vinto le elezioni, ha il diritto di fare ciò che vuole.

Perché gli industriali tacciono? Sono tutti sotto il ricatto di Trump? Hanno paura che Trump punisca le situazioni di oligopolio conclamato? Negli Stati Uniti hanno dimenticato cosa disse il fondatore di Apple, Steve Jobs agli studenti di Stanford: «Stay hungry, stay foolish», «pensate fuori dal coro». Chi ha il coraggio di contraddire Donald Trump? Elon Musk che posta su X un video di Milton Friedman sulla forza del libero mercato è forse il segno che le cose dentro l’Amministrazione Trump stanno cambiando?

Gli industriali americani – e anche i banchieri – si facciano sentire. Il mondo intero ha bisogno di una America – quella che abbiamo conosciuto - dove lo scambio di idee è prodromico allo sviluppo economico. (riproduzione riservata)

*Wealth Advisor, Professore di Sistema Finanziario Carlo Cattaneo Liuc di Castellanza



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