Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Buongiorno a tutte e tutti,
bentornati a questo nuovo appuntamento con 4 Soldi da Investire.
Vi siete mai chiesti quale sia il costo più alto che si paga quando si investe? In realtà non è un costo tangibile o una commissione esplicita, ma quello che paghiamo per stare fuori dal mercato. Potremmo chiamarlo costo della paura o in alternativa costo delle scelte sbagliate.
Come funziona il costo della paura (o delle scelte sbagliate)? Prendiamo come esempio una simulazione della società di gestione Pictet Asset Management che ho approfondito in un articolo sul sito di Milano Finanza: quanto avrei guadagnato oggi se avessi investito 10.000 dollari^ nel 1994 sull'indice S&P 500 americano?
Se non fossi MAI uscito dal mio investimento, considerando l'interesse composto, oggi avrei la bellezza di 208.222 dollari (circa 180.000 euro al cambio attuale). Niente male, no?
Adesso proviamo a immaginare che durante i periodi più neri della borse americana fossimo usciti e poi avessimo cercato (molto probabilmente invano) di azzeccare il momento giusto per rientrare. Ipotizziamo che con questo "entra ed esci" abbiamo perso:
Avete capito bene? Su circa 7.500 di giorni di borsa, sarebbe bastato perderne 30 (lo 0,004% del totale!) per perdere l'83% del rendimento potenziale.
Pensate che il trader americano Laszlo Birinyi, nel suo libro Master Trader*, ha calcolato che un dollaro investito nell'indice Dow Jones nel 1900 sarebbe cresciuto fino a 290 dollari nel 2013. Ma se l'investitore avesse perso ogni anno i cinque giorni migliori, quel dollaro del 1900 a distanza di 113 anni sarebbe valso...meno di un centesimo!
Qual è la morale di questa storia? Un po' lo avevamo detto anche nelle puntate precedenti, ma facciamo un breve riassunto:
Facile a dirsi, difficile a farsi. Anche perché noi non siamo né robot né supermilionari: il fatto che i nostri 5.000 euro investiti siano diventati 4.000 in poche settimane non ci deve lasciare indifferenti, così come il fatto che Donald Trump ha dimostrato di essere in grado, con una qualsiasi delle sue sparate, di far scendere le borse anche del 5% o 6% in poche ore.
La cattiva notizia è che quello che dice Trump e come reagiranno i mercati noi non possiamo saperlo. Quella buona è che abbiamo un alleato formidabile per abbattere il più possibile il costo della paura (o delle scelte sbagliate): il piano di accumulo.
Di piano di accumulo ho parlato nel dettaglio in questo articolo, e come avrete visto (e sentito) è un po' il mio tormentone preferito sia in questa newsletter sia nel podcast 4 Soldi da Investire.
Definizione di piano di accumulo per chi se la fosse persa: Un piano di accumulo, o pac, è meccanismo che può essere applicato a fondi comuni, Etf o singole azioni e che con una data periodicità (ad esempio, una volta al mese) investe nel dato strumento finanziario una data somma di denaro (esempio: 100 euro al mese).
Quali sono i suoi vantaggi? Il pac ci permette di investire:
C'è anche un quarto vantaggio, che forse è il più importante di tutti: con un pac potete investire di più senza dover fare nulla in più di quello che state già facendo. Basta che l'automatismo sia attivo e il pac sia libero di lavorare come sa fare.
Mi spiego meglio!
Nell'articolo di Milano Finanza ho simulato un piano di accumulo da 100 euro al mese su un Etf che replica un indice diversificato di azioni globali.
Quando i mercati scendono il pac, che investe sempre lo stesso importo, compra una quota maggiore dell’Etf: a febbraio 2025 con 100 euro si compravano 0,928 quote (del valore di 107,72 euro l’una), mentre il mese successivo, a parità di importo, si potevano acquistare 1,024 quote (il prezzo era sceso a 97,64 euro l’una). Il 10% in più!
In pratica io sono più investito nel mercato, e ho fatto esattamente quello che i consulenti suggeriscono nelle fasi di ribasso: accumulare di più per poter partecipare poi in misura maggiore ai rialzi che, statistiche passate alla mano (la sfera di cristallo non ce l'abbiamo, ricordatevi sempre), dovrebbero avvenire in futuro.
Un'avvertenza è necessaria: il piano di accumulo di solito ha rendimenti più bassi rispetto agli investimenti in un'unica soluzione.
E questo per un semplice motivo: se io avessi potuto investire 10.000 dollari subito (torno all'esempio dell'inizio) nel 1994, quel denaro sarebbe stato subito TUTTO al lavoro sui mercati. Se invece ci entro gradualmente con un pac invece anche il rendimento è proporzionale, il primo mese saranno 100 euro, il secondo 100+100+il rendimento del primo mese, e così via.
Anche se, ovviamente, per investire subito 10.000 dollari (o meglio 10.000 euro, perché noi investiamo in euro)...beh, banalmente dobbiamo averli già pronti da investire. Che non è proprio una cosa scontata.
Alla prossima settimana!
PS: se avete commenti, dubbi, spunti, curiosità o argomenti che volete approfondire in futuro scrivetemi alla mail mcapponi@class.it mettendo "Newsletter" nell'oggetto del messaggio, o in alternativa alla mail podcast@class.it
^Sì lo so, l'esempio in dollari non è il massimo: ma per fare il corrispettivo in euro dovrei fare una faticaccia con le conversioni e rischierei di fare un gran casino!
*Citato da Burton Malkiel nel suo bestseller A spasso per Wall Street, considerato il pilastro accademico degli Etf passivi