La geopolitica muove i mercati anche in agosto. È bastato un nuovo spiraglio di pace tra Stati Uniti e Iran per restituire benzina alle borse europee e americane. Donald Trump ha deciso di concedere ancora un'opportunità ai negoziati dopo la chiamata del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, preoccupato dalle possibili rappresaglie di Teheran nel Golfo. Apertura che però gli ayatollah non sembrano voler cogliere. «Al momento non sono in corso negoziati», è la doccia fredda arrivata dal ministero degli Esteri iraniano. Pura tattica o ennesima chiusura? I mercati hanno preferito guardare al bicchiere mezzo pieno. Anche perché il petrolio, complice l'aumento della produzione approvato dall'Opec+ nel weekend, è indietreggiato prepotentemente verso gli 80 dollari al barile.
Prezzi del greggio più bassi significano meno inflazione e banche centrali più morbide sui tassi. Scenario che a sua volta implica maggiore liquidità, costi di finanziamento più bassi e quindi crescita più sostenuta. «La dinamica del petrolio rimane ribassista, inutile parlare di rialzi quando la tendenza lunga è quella di massimi e minimi decrescenti», spiega David Pascucci, market analyst di Xtb. «Per il momento la pressione inflazionistica del greggio dovrebbe essere bassa, i prezzi stanno scendendo fortemente rispetto a marzo e di conseguenza la paura di un'inflazione persistente al rialzo dovrebbe risultare infondata».
Si spiega così la partenza sprint delle borse europee ad agosto. La maglia rosa è andata al Dax (+1,5%) tallonato dal Ftse Mib (+1,3%), che attende ora le trimestrali di Mps (piatta) e Bpm (+2,1%) dopo lo stop alla fusione arrivato venerdì. La spinta questa volta l'hanno data titoli del lusso come Brunello Cucinelli (+5%) e della diagnostica come Diasorin (+4,6%), finiti in testa grazie ai rialzi del target price degli analisti. Stessa storia per Azimut (+2,7%), salito dopo che Intesa Sanpaolo ha aumentato il giudizio sul titolo da neutral a buy post semestrale e acquisizione di una società di gestione da 23 miliardi in Turchia. A soffrire più di tutti sono stati invece i petroliferi come Eni (-1,1%).
Anche Wall Street ha affrontato una seduta intonata con rialzi sopra l'1%. E non era scontato dopo l'ennesimo tonfo in mattinata dell'indice coreano Kospi (-5,1%) a causa di una nuova svendita sui chip legata al solito tema, i dubbi sulla sostenibilità del rally dell'AI dopo i maxi investimenti degli ultimi anni. Settimana scorsa le trimestrali delle big tech si sono chiuse con vincitori (Microsoft) e vinti (Meta), e ad agosto il primo elenco si è arricchito con Amazon (+5%) che ha sfondato i 3 mila miliardi di capitalizzazione.
Le borse americane attendono con ansia i dati sul mercato del lavoro che saranno diffusi in questi giorni. Altro elemento utile per la Fed dopo i numeri ancora in calo sull'inflazione di giugno (+3,7%) e quelli sotto le attese sul pil (+1,5%) del secondo trimestre. Anche per questo motivo gli investitori si aspettano ora un solo rialzo dei tassi nel 2026 - già a settembre - dalla banca centrale americana, non più due come una settimana fa. Visione rafforzata dal nuovo calo del prezzo del petrolio.
Certe asset class ne hanno beneficiato altre no. Ieri i rendimenti dei titoli di Stato sono scesi soprattutto negli Usa, dove quello del Treasury decennale si è ridotto al 4,68% e quello del trentennale al 5,24%. Livelli sempre ai massimi dal 2007 nell'ultimo caso, ma comunque in calo. Tra i vinti invece c'è il biglietto verde, indebolito dalle aspettative più morbide sulla Fed, tanto da far salire il cambio euro-dollaro sopra quota 1,15. Nell'ultima riunione «la banca centrale americana non ha alzato i tassi e il presidente Kevin Warsh ha adottato toni decisamente accomodanti», spiegano gli analisti di Ebury. «Questo atteggiamento ha provocato un netto deprezzamento del dollaro, che ha chiuso in calo rispetto a tutte le principali valute mondiali e sembra essere entrato in una nuova fase ribassista contro le monete europee». (riproduzione riservata)