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Forse lo avevate già visto da qualche parte, ma a me la notizia che ho letto nell'approfondimento della scorsa settimana della collega Sara Bichicchi ha colpito come un fulmine a ciel sereno: la gente non beve più alcolici.
Ovviamente, di per sé questa cosa non è negativa: d'altronde, anche sa a tutti noi piace un buon bicchiere di qualità, stiamo parlando di un prodotto il cui eccesso fa molto male alla salute. E questo è un dato di fatto.
Ma il tema non è solo legato alla salute. Come spiega Gabriel Debach, market analyst di eToro, negli Stati Uniti «il consumatore medio taglia il superfluo e l'alcol diventa un lusso di cui si può fare a meno».
Ma cosa c'entra tutto questo con il nostro portafoglio? All'apparenza niente, se non abbiamo investito nei titoli del settore. Ma forse, il significato di questa semplice notizia è un po' più profondo.
Debach di eToro (e poi Sara nel suo articolo) ha messo a confronto il total return - compresi i dividendi - a uno, tre e cinque anni di due portafogli in euro, ribilanciati annualmente. Nel primo sono inclusi solo produttori di bevande alcoliche (come Campari, Heineken, Carlsberg), nel secondo solo produttori di analcolici (Coca-Cola, Pepsi, Monster).
«Il divario resta marcato anche nel breve e medio periodo, suggerendo che il cambiamento nelle abitudini di consumo sta diventando un trend strutturale», dice Debach.
Se avete un po' unito i puntini, avrete notato che tutti questi numeri portano verso quello che, nell'analisi di portafoglio, si può configurare come un megatrend: una tendenza di portata globale, in grado di trasformare in modo significativo la società, e che sia in atto da almeno dieci anni.
Forse l'unico punto che manca all'equazione è proprio la durata temporale: l'analisi di Debach prende in considerazione infatti un arco temporale quinquennale. Se i dati fossero verificati anche su orizzonti più lunghi, o se queste performance divergenti continuassero, potremmo includere la predilezione per le bevande analcoliche tra i trend di portafoglio di lungo periodo. E quindi investire di conseguenza. A quel punto potremmo aspettarci:
Quali sono quindi le implicazioni per il nostro portafoglio?
Il primo, importante tema riguarda la diversificazione. Se abbiamo investito seguendo in modo rigoroso i principi guida della strategia di portafoglio core-satellite, il fatto che la gente beva sempre meno alcolici e il settore sia sotto pressione ci importerà poco o nulla.
E questo vale per l'alcol ma anche per qualsiasi altro cambiamento strutturale che possa avvenire nel mondo o nella società. Seguite il ragionamento:
La diversificazione fa sì che il nostro Etf continui a fotografare il più fedelmente possibile la composizione della borsa che, con tutti le precisazioni del caso, dovrebbe anche riflettere la composizione dell'economia.
È questa la ragione per cui oggi nell'Msci World la tecnologia pesa per quasi un terzo del totale, mentre alla fine dell'Ottocento quasi il 70% della capitalizzazione di mercato degli Stati Uniti era rappresentata dai titoli delle ferrovie.
Se gli Etf fossero esistiti già allora (ovviamente è un periodo ipotetico dell'irrealtà) il fatto che ora il settore ferroviario sia praticamente irrilevante in qualsiasi indice generalista non avrebbe alcun impatto sul portafoglio di chi avesse investito nell'indice di mercato più di cento anni fa. Per il semplice potere della diversificazione.
Questo vale per i grandi indici generalisti, ma anche per chi avesse deciso di esporsi al tema dei produttori di alcoli utilizzando un indice settoriale.
Tecnicamente, in questo caso preso ad esempio ci troviamo di fronte al settore dei beni di consumo: anche se può sembrare un paradosso, i produttori di alcolici vengono classificati - insieme al cibo - tra i beni di prima necessità, mentre tra i beni non necessari (o voluttuari) rientrano il lusso, la moda, le auto.
Gli investitori europei hanno oggi a disposizione 18 Etf (fonte: JustEtf) sui beni di prima necessità, di cui il migliore per performance nell'ultimo anno (un prodotto di State Street che replica l'indice Msci Europe Consumer Staples) ha guadagnato - compresi i dividendi reinvestiti - il 9,1%, contro il 21% dell'Msci Europe.
Tecnicamente i beni di prima necessità si considerano investimenti difensivi, perché dovrebbero essere in grado di resistere anche in fasi di recessione o indebolimento economico. Il concetto è molto semplice: se c'è la crisi economica possiamo fare tranquillamente a meno di un orologio, ma non di fare la spesa al supermercato.
Se volete fare la prova, andate a vedere graficamente su JustEtf il comportamento dell'Msci Consumer Staples a confronto con l'Msci Europe nel corso dell'ultimo anno. Vedrete chiaramente che, a fronte di un rendimento più basso, il Consumer Staples è riuscito a tenere botta molto meglio durante le settimane nere dei dazi di Donald Trump, lo scorso aprile, mostrando una volatilità ben più bassa del suo omologo generalista.
Qual è il messaggio? Che quando si decide di investire una parte - marginale e tattica, nell'ambito del portafoglio satellite - in un indice settoriale, più che la storia dei singoli sotto-settori che lo compongono (l'alcol, il cibo e via dicendo) dobbiamo individuare le caratteristiche di quell'indice in portafoglio.
Come esercizio (che magari possiamo fare in un approfondimento specifico) provate sempre ad andare oltre l'immagine grafica del rendimento degli indici settoriali, e guardate invece ad altre caratteristiche come: 1) la volatilità; 2) la resistenza alle fasi di stress di mercato; 3) la correlazione con i grandi indici generalisti e con gli altri indici settoriali; 4) la composizione geografica e il peso dei primi 10 titoli nell'indice.
Ma quindi, a questo punto, ha senso mettere i produttori di alcolici in portafoglio oppure no?
Posto che l'articolo di Sara vi saprà rispondere molto più nel dettaglio, è evidente che il settore sia sotto stress. Non sappiamo ancora se il calo dei consumi diverrà davvero un trend strutturale (possiamo solo ipotizzarlo), ma possiamo fare un esercizio di selezione dei titoli ad alta convinzione.
Gli analisti, ad esempio, nella fase attuale mostrano di apprezzare quei brand che rispondono alla crisi con tagli dei costi e revisione del portafoglio prodotti, puntando sui brand premium e dismettendo gli altri. Oppure, quelle che si spostano sempre più lungo la frontiera degli analcolici. Che sia davvero il megatrend da cavalcare?
E voi: avete investito in indici o titoli di settori che stanno mostrando grandi difficoltà strutturali? Come vi approcciate agli investimenti settoriali? Fatemi sapere alla mail mcapponi@class.it anche se volete un approfondimento sui settori ciclici, anticiclici, offensivi e difensivi, e come usarli in portafoglio.
Alla prossima settimana!